Mercoledì 09 Maggio 2018 - 14:30

"Stalkerato perché gay". La storia di Luca Paladini e dell’Italia vittima dei leoni da tastiera

Un omosessuale su quattro subisce di violenza omofoba. Le città più intolleranti sono Roma, Milano e Napoli. Il 19 maggio una manifestazione a Milano per dire no a discriminazioni e odio in rete

MIlano pride 2017

“Frocio”, “pederasta”, “la pagherai”, “stiamo arrivando”: sono solo alcune delle offese e aggressioni verbali che Luca Paladini, fondatore del movimento per i diritti civili I Sentinelli di Milano, sta subendo da qualche mese. Paladini è solo uno delle migliaia di omosessuali vittime, in Italia, di hate speech, il linguaggio dell’odio veicolato da chi si nasconde dietro lo schermo di un computer e pensa, per via di un presunto anonimato, di essere forte e impunibile. All’interno della comunità LGBT italiana (che conta circa un milione di persone secondo l’Istat, ma è una cifra probabilmente sottostimata) 3 persone su 4 dichiarano di aver subito discriminazioni e pregiudizi. E in un anno più di 35mila tweet violenti sono stati rivolti contro gay, lesbiche, bisessuali e trans: un fenomeno diffuso nel nostro Paese e che riguarda però anche altre categorie, in primo luogo donne e musulmani, ma anche migranti, disabili ed ebrei.

La storia di Luca: “Offeso perché gay, ma avrò giustizia, per tutti”

L’incubo di Paladini è iniziato a febbraio, quando i Sentinelli di Milano hanno denunciato l’esistenza di un macabro fotomontaggio che ritraeva la testa dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini tra due lame e un parallelismo con il delitto di Pamela Mastropietro, la 18enne uccisa a Macerata e poi fatta a pezzi. La condivisione sui profili social de I Sentinelli ha permesso alla polizia postale di rintracciare il responsabile del post e da allora Luca Paladini e il suo compagno Luca Caputa hanno cominciato ad essere oggetto di minacce, insulti omofobi, fotomontaggi violenti (come quello che li ritrae in un campo di concentramento, o quello in cui compaiono senza denti) e pagine in cui si arriva ad augurare loro la morte. “Tutto questo accanimento ossessivo influisce negativamente sulla nostra vita – racconta Caputa a LaPresse – . Abbiamo modificato le nostre abitudini e la sera quando rientriamo a casa ci guardiamo attorno con sospetto”. “Non è tanto paura di un’aggressione fisica – aggiunge Paladini – ma di veder soffrire le persone a cui voglio bene, ad esempio mia madre, che è su Facebook e vede tutto ciò che scrivono su di me”. Paladini ha un sospetto: ci sarebbe un solo responsabile che si nasconde dietro diversi profili falsi. Le forze dell’ordine hanno aperto un'indagine. Quando il colpevole (o i colpevoli) sarà individuato “non mi accontenterò che questa persona smetta di minacciarmi – ci spiega Paladini – . Voglio che paghi penalmente, perché si possano fermare tanti altri stalker che attaccano persone magari più fragili di me e che rischiano una fine peggiore”.

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Più di 400mila tweet violenti in un anno: la Mappa dell’intolleranza mostra l’Italia che odia

L’associazione Vox Diritti ha fotografato la diffusione dell’hate speech in Italia con uno strumento chiamato “Mappa dell’Intolleranza”: tra il 2015 e il 2016 ha monitorato i tweet riguardanti alcuni temi “caldi” (donne, migranti, gay, musulmani, ebrei e disabili), ha individuato quelli offensivi e poi, grazie al software Open StreetMap, li ha geolocalizzati. Il risultato è un’immagine simile alle termografie, dove quanto più il colore si avvicina al rosso tanto più è forte il fenomeno della violenza in rete. Su un totale di 2.659.879 tweet monitorati, la maggior parte riguardava donne e musulmani. Ma su tutti i tweet negativi e violenti (412.716) la stragrande maggioranza, quasi il 70%, riguardava le donne (quasi 285 mila hashtag misogini). I tweet omofobici sono stati invece 35.207 (su un totale di 67.950 riguardanti la comunità LGBT). Le città più omofobe, come mostra la mappa che segue, sono (nell’ordine) Roma, Milano, Napoli e Bologna (curiosamente sono anche le città dove si registrano più unioni civili). Il Nord e Centro Italia risultano più omofobi del Sud. La rete sembra scatenarsi in occasione di particolari fatti di attualità: nel 2016 si sono avuti picchi di tweet d’odio, ad esempio, in seguito alle offese di Sarri contro Mancini durante la partita di Coppa Italia, dopo la partecipazione di Valerio Scanu al Festival di Sanremo con la bandiera arcobaleno e durante la discussione in Senato del ddl Cirinnà sulle unioni civili e la successiva approvazione della legge.

L’odio in rete rispecchia l’omofobia di parte della società italiana

La violenza omofoba di alcuni tweet italiani non sorprende, se consideriamo che secondo l’Ilga (The International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), l’Italia è il paese più omofobo dell’Europa occidentale (sia dal punto di vista della fragilità nella tutela legale che da quello delle discriminazioni nella vita quotidiana). Nel nostro paese 3 omosessuali su 4 dichiarano di essere stati vittima di discriminazioni e uno su 4 sostiene di aver subito violenze. Nel 2016 sono stati denunciati 104 episodi violenti di omotransfobia. Per quanto riguarda l’opinione pubblica un italiano su quattro pensa ancora che l’omosessualità sia una malattia (il 25%), che si tratti di un comportamento immorale (il 27%) e minaccioso per la famiglia (il 26%). Se è vero che il 63% degli italiani è favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, solo un intervistato su 5 darebbe un bambino in adozione a una coppia omosessuale. Il 41,6% degli italiani non vede di buon occhio un insegnante omosessuale, il 28,1% avrebbe problemi con un medico gay e il 24,8% ha perplessità sul fatto che le persone LGBT rivestano una carica politica. Un collega, un superiore o persino un amico omosessuale non sarebbero ben accettati dal 20% degli intervistati.

Il 19 maggio a Milano una grande manifestazione contro hate speech e cyber bullismo

Abbiamo visto quanto il fenomeno dell’odio in rete sia trasversale: Luca Paladini ne è ben consapevole e vuole fare della sua lotta personale una battaglia di tutti. Per questo I Sentinelli di Milano stanno organizzando, per il 19 maggio, una grande manifestazione che partirà da Piazza della Scala e che darà voce a tutti coloro che si sono ribellati contro le violenze e le discriminazioni, dagli omosessuali ai migranti, dalle donne alle vittime di bullismo e tanti altri. Obiettivo degli organizzatori è anche quello di chiedere alle istituzioni l’approvazione della legge contro l’omofobia, ferma al Senato da più di quattro anni, dopo l’approvazione alla Camera. “I leoni da tastiera ora pensano di essere onnipotenti e che la loro violenza possa rimanere impunita – osserva Paladini – Per questo il Parlamento italiano si deve dotare di leggi più severe sul tema dell’odio in rete”. Ma il web non determina i contenuti, ne è solo veicolo. E non solo di messaggi di odio: dall’inizio delle minacce Luca ha ricevuto anche il sostegno di tante persone (tra cui le onorevoli Laura Boldrini e Monica Cirinnà, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessore di Milano Pierfrancesco Majorino). “C’è chi si offre per farmi da scorta, chi ci invita a casa sua per poter dormire tranquilli… uno dei messaggi più belli l’ho ricevuto da un volontario dell’Aned (Associazione nazionale ex deportati nei campi di sterminio): mi dice che è in pellegrinaggio in un lager con 250 studenti. E che noi siamo lì con loro”.

Fonti:

Vox Diritti (con Università ‘La Sapienza’ di Roma, Università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ e Università Statale di Milano), Mappa dell’intolleranza 2016

Arcigay, Report Omofobia, 2017

Ilga, Homophobia report, 2016

Camera dei Deputati, Commissione ‘Jo Cox’ su fenomeni di odio, intolleranza, xenofobia e razzismo, La piramide dell’odio in Italia, 2017

Istat, La popolazione omosessuale nella società italiana, 2011

Scritto da 
  • Ilaria Liberatore
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