La 30enne etiope, naturalizzata olandese, ha vinto la maratona nella City: "Quando ho iniziato la preparazione è iniziato il Ramadan, e senza mangiare e bere è difficile"

“Non è andata come credevo, ma è stato bellissimo”. Tre giorni dopo aver tagliato il traguardo sul The Mall vincendo la maratona di Londra dopo una gara incredibile che l’aveva vista vicina al ritiro prima del ventesimo chilometro per poi rincorrere le avversarie tutta la gara e sorpassarle nella volata finale del viale davanti Bukingham Palace, Sifan Hassan ha un sorriso entusiasta quando parla della vittoria al suo debutto in maratona. “Sono contentissima, non ci credevo, non credevo di poter vincere,mi sembrava un sogno – racconta in un’intervista a LaPresse – intorno al 10, 15simo chilometro la gamba sinistra ha iniziato a darmi fastidio, era un problema sorto in allenamento. Ho iniziato a pensare che se mi ritiravo presto, prima del 25simo chilometro, forse potevo tentare un’altra maratona in primavera, o magari una mezza”.

Chi ha seguito la gara in tv ha visto la 30enne etiope naturalizzata olandese fermarsi, fare stretching, massaggiarsi la gamba sinistra prima di ripartire all’inseguimento delle altre atlete. “Ma non pensavo nemmeno a riprenderle, figuriamoci a vincere. Pensavo solo a correre la distanza. Non sapevo se e dove fermarmi perché dopo tutta quella pressione, dopo tutto l’allenamento, quello che volevo era fare esperienza, vedere cosa si provava a correre 25, 30, 35 chilometri in gara”. Alla svolta davanti Buckingham Palace il cambio di passo con cui ha bruciato le avversarie: “ho pensato ‘mi sento bene, le gambe stanno bene’. Il nastro del traguardo l’ho visto praticamente all’ultimo, non ci potevo credere, ero così grata e felice”.

La Maratona di Londra

La Maratona di Londra

E dire che Hassan era molto nervosa per il debutto: “Lo sono ancora, in modo diverso: prima avevo paura della maratona, ora voglio conoscerla, voglio inseguirla. Le persone dicono che ogni maratona è diversa e credo proprio sia così, questa gara per esempio è stata completamente diversa da quello che credevo”. Particolare è stato anche l’allenamento per questo esordio: “Quando ho iniziato la preparazione è iniziato il Ramadan, e senza mangiare e bere è difficile fare tanti chilometri come bisognerebbe fare, gestire gli allenamenti lunghi, perché non puoi reintegrare. Quindi ecco, non è stata una grande preparazione, anzi ero parecchio preoccupata”. E’ andata bene anzi benissimo, tanto che ora bisognerà riflettere su Parigi 2024: agli ultimi giochi olimpici di Tokyo Hassan ha vinto tre medaglie, l’oro sui 5.000 e i 10.000 metri e il bronzo sui 1.500. Tentata dalla maratona olimpica? “Non lo so ora, devo decidere. Non mi sento mica esperta di maratona, ne ho fatta solo una, penso di doverne fare un paio per capire se fa per me e poi chiaramente vedere il mio stato di forma nel 2024. Ogni anno nella corsa è diverso, non si può mai dire. Deciderò l’anno prossimo, di certo sono molto curiosa”. In calendario per ora ci sono i campionati del mondo, quest’estate a Budapest, “torno in pista, ora mi devo rimettere sotto con la preparazione e recuperare la velocità che ho messo da parte per la maratona”, poi in autunno tornerà di nuovo sui 42km, “magari a Chicago o a New York ma vediamo, tra ottobre e novembre ci sono tante gare tra cui scegliere, ci penso dopo i campionati”.

Questa ragazza arrivata dall’Etiopia in Olanda a 15 anni come rifugiata – “è stata durissima, cultura diversa, clima diverso, all’inizio ero in un campo e non potevo uscire” – ormai chiama il suo nuovo Paese casa, perché “la sento così, è qui che ho vissuto metà della mia vita”, ma si sente cittadina del mondo. “E’ un viaggio bellissimo, ho ricordi stupendi dell’Etiopia e la amo ma la corsa mi porta a viaggiare, a vivere in America (si è allenata con il discusso coach Nike Alberto Salazar, squalificato per doping, ndr), a visitare il Regno Unito, l’Italia, il Giappone, è straordinario”. Insomma per ora nessuna scelta su ‘cosa fare da grande, lei che ha mollato gli studi da infermiera dopo due anni per diventare runner professonista non è pronta a scegliere tra pista e strada: “Non ho preferenze, sono curiosa di quello che posso fare, voglio fare entrambe”. Di certo, la maratona l’ha entusiasmata: “la cosa peggiore è la fatica, ed è stato il dolore in gara. E quando pensi ‘devo correre 42 chilometri, sono tantissimi!’. Ma quando finisci, wow, pensi ‘ce l’ho fatta, ho corso così a lungo, ci sono riuscita!”.

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