Pd, M5S e LeU protestano contro la presidente Casellati. Lega e FdI: "La legge è contro la Costituzione"

Prima la bagarre in Aula per lo stop praticamente immediato imposto dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati per una nuova conferenza dei capigruppo richiesta dal leghista Andrea Ostellari “per valutare se c’è la disponibilità a continuare il dialogo” per giungere a un testo condiviso; poi il via libera al calendario per la discussione generale richiesto a gran voce da Pd, Leu e M5S. Il ddl Zan contro l’omotransfobia comincia il suo corso nell’Aula del Senato. Dopo oltre un’ora di riunione dei capigruppo la seduta riparte infatti senza stravolgimenti, col termine di martedì prossimo fissato per presentare gli emendamenti e col voto sulle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate da Lega e Fratelli d’Italia, entrambe respinte (136 contrari, 124 favorevoli e 4 astenuti). Secondo fonti del Carroccio, tuttavia, il voto confermerebbe che il testo così come è “rischia di non avere i numeri” per l’approvazione finale. Ecco perché Matteo Salvini, ma anche Matteo Renzi, lanciano a Palazzo Madama l’ennesimo appello per un’intesa il più ampia possibile.

“Chiedo di superare gli steccati ideologici, guardandoci in faccia – dichiara il leader leghista -. Noi abbiamo in carica parlamentari, sindaci, governatori omosessuali, ne avremo altri. Quando io da segretario della Lega firmo le liste non chiedo ‘sei omosessuale, sei eterosessuale’, io cerco di trovare uomini e donne in gamba, senza ghettizzare nessuno, senza etichettare nessuno”. Dai dieci articoli del ddl Zan, è quindi la proposta, “prendiamo la parte più importante, e togliamo dal campo quello che divide e che rischia di affossarlo”, ovvero gli art. 1, 4 e 7. “Ringrazio i promotori di questa legge, e spero che il tratto finale di questo percorso ci veda insieme perché sarebbe un bellissimo segnale. Poniamo da parte la bandiera, l’ideologia, i paraocchi, e chiudiamola qua. Approviamo tutti insieme in un mese una legge che questo paese si merita” aggiunge Salvini, lanciandosi in un pronostico temporale sulla falsariga di Matteo Renzi. “Siamo a un passo, a un centimetro” sottolinea il leader di Italia Viva, rivolgendosi all’emiciclo: “O voi fate di quest’aula un luogo dove gli ultrà si confrontano e non si porta a casa il risultato, perché tutti sappiamo che il passaggio a scrutinio segreto è un rischio per tutti, o ci si assume la responsabilità politica di trovare un accordo”.

Accordo che per Renzi non deve essere solo nel merito, ma anche nel metodo. E quindi “va chiesto a tutte le forze parlamentari non solo di andarsi incontro, ma di fare un patto politico perché alla Camera questa legge, se dovesse venire modificata dal Senato, possa essere approvata nel giro di due settimane”. Il mio è un appello, ed è semplice – conclude -: si faccia un accordo sui punti legati agli articoli 1, 4 e 7. E fatto l’accordo si chieda di portare la discussione alla Camera entro 15 giorni”. A respingere qualsiasi tipo di modifica è però il Pd che, attraverso la capogruppo Simona Malpezzi, parla di “giornata positiva”. “Il voto sulle pregiudiziali dimostra che anche al Senato c’è una maggioranza che può tranquillamente approvare il ddl Zan – scrive su Twitter -. Avanti per estendere tutele e diritti delle persone”. Martedì mattina, alla ripresa della seduta, l’Aula sarà chiamata ad esprimersi su una richiesta di sospensiva, poi la discussione entrerà nel merito. “Stiamo lavorando per provare a scongiurare lo slittamento a settembre, stiamo stringendo i tempi”, assicura il capogruppo M5s al Senato, Ettore Licheri, ma il rischio di finire con l’esame dopo la pausa estiva è alto. La discussione generale andrà avanti fino a martedì, quando scadrà il termine per gli emendamenti, poi una nuova capigruppo deciderà la road map.

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