Iran, i leader europei dicono no al piano Trump sull’invio di navi nello Stretto di Hormuz

Iran, i leader europei dicono no al piano Trump sull’invio di navi nello Stretto di Hormuz
Petroliere al largo dello stretto di Hormuz. (AP Photo/Altaf Qadri)

Cresce l’opposizione al disegno americano di un intervento militare a ridosso delle coste iraniane

Non raccoglie adesioni e non suscita entusiasmo la richiesta inoltrata da Donald Trump a sette Paesi di inviare navi nello Stretto di Hormuz, la via attraverso cui passa una grande parte dello scambio mondiale di petrolio che arriva dall’Iran. Il presidente statunitense si è già scagliato contro il suo alleato principale, il Regno Unito, reo di non essere intervenuto al fianco dei militari americani quando la Casa Bianca lo ha chiesto.

Ce lo ricorderemo“, ha affermato Trump con fare minaccioso, sollecitato dalla stampa. Il tycoon si è rifiutato di specificare quali siano i Paesi a cui ha chiesto di inviare navi e si è limitato a spiegare le ragioni per cui si dovrebbe intervenire nello Stretto di Hormuz. “È il loro territorio, ma sarebbe bello se anche altri Stati collaborassero con noi per controllare la situazione, e noi daremo il nostro contributo. Lavoreremo con loro”.

Sono sempre di più i leader che si stanno sfilando. Solo nella giornata di oggi, 16 marzo, dalla Gran Bretagna il primo ministro Keir Starmer ha ribadito che il suo governo sta collaborando con gli alleati a un piano fattibile per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma che non si tratterà di una missione della Nato. “Ci difenderemo, ma non ci lasceremo trascinare in guerra”, ha sottolineato il premier britannico, specificando che la riapertura dell’area dovrà avvenire per “garantire la stabilità dei mercati”, anche se non si tratta di un compito semplice.

Sempre in Europa, la Germania ha negato che invierà navi e lo ha fatto attraverso il proprio ministro della Difesa, Boris Pistorius. “Non è la nostra guerra, non l’abbiamo iniziata noi. Vogliamo soluzioni diplomatiche e una rapida conclusione, ma un maggior numero di navi da guerra nella regione probabilmente non contribuirà a questo obiettivo”, ha dichiarato Pistoris da Berlino. Sul possibile intervento dell’Alleanza atlantica, invocato sempre da Donald Trump, si è espresso il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius: “Non è una guerra della Nato, che è un’alleanza per la difesa del territorio dell’Alleanza. Non vediamo un collegamento con la Nato”.

Tra le posizioni più nette contro la guerra in Iran e contro un intervento nello Stretto di Hormuz c’è la Spagna. La ministra della Difesa di Madrid, Margarita Robles, ha ribadito che il governo spagnolo “non sta prendendo in considerazione alcuna missione” nel Golfo Persico perché ritiene indispensabile che questa guerra “illegale” finisca. “La Spagna non accetterà mai soluzioni di ripiego”, ha aggiunto la ministra. Dichiarazioni che seguono la linea dettata dal premier Pedro Sanchez, che nei giorni scorsi si è scagliato contro Donald Trump con parole inequivocabili: “Rifiutiamo l’obbedienza servile” verso Washigton.

Ha parlato dell’importanza della diplomazia Antonio Tajani. Il ministro degli Esteri italiano, arrivato a Bruxelles per la riunione del Consiglio Affari esteri, ha sostenuto la necessità di “uno sforzo diplomatico aggiuntivo per garantire la libertà di navigazione a Hormuz, che interessa non soltanto i paesi occidentali, ma tutto il mondo, Cina compresa”. Per il vicepremier, si dovrebbero rinforzare “le missioni all’interno del Mar Rosso“, ma allo stesso tempo non crede che missioni come Aspides si possano allargare anche al Golfo Persico.

Iran, i leader europei dicono no al piano Trump sull’invio di navi nello Stretto di Hormuz
Uno scatto recente del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

Non solo l’Europa: Trump respinto anche da Australia e Giappone

Fuori dai confini europei, dei no senza possibilità di replica sono arrivati dall’Australia e dal Giappone. “Non invieremo una nave nello Stretto di Hormuz. Sappiamo quanto sia incredibilmente importante, ma non ci è stato chiesto di farlo né è qualcosa a cui stiamo contribuendo”, ha dichiarato alla tv pubblica la ministra dei Trasporti australiana Catherine King; da Tokyo, intanto, la premier Sanae Takaichi ha affermato che gli Stati Uniti non hanno ancora avanzato una richiesta esplicita, ma che il suo governo sta valutando le “risposte necessarie”, anche se per ora non c’è alcuna intenzione di inviare le Forze di Autodifesa giapponesi in Medio Oriente.

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