La situazione legata all’epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo è in rapida evoluzione e il numero dei casi in Africa potrebbe essere sottostimato. Dopo la notizia del medico americano esposto al virus durante il suo lavoro di assistenza ai pazienti nel Paese africano e risultato positivo al virus Ebola Bundibugyo, i Centers for Disease Control and Presentino (Usa) hanno alzato il livello di attenzione, potenziando lo screening sanitario pubblico e il monitoraggio dei viaggiatori provenienti da aree colpite. E, soprattutto, imponendo restrizioni all’ingresso per i titolari di passaporto non statunitense che siano stati in Uganda, Repubblica Democratica del Congo o Sud Sudan nei 21 giorni precedenti.
“Una misura corretta”, dice a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi. “O smettono tutti di non curarsi di Ebola e lo affrontano seriamente, oppure ci troveremo di fronte a un problema. Perché dobbiamo ragionare in termini di global health: l’epidemia non è solo una minaccia per due Paesi africani”, scandisce lo scienziato. In effetti l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia un’emergenza di sanità pubblica di livello internazionale. Ma che costa sta succedendo?
I numeri dell’epidemia di Ebola
Stando ai Cdc al momento il bilancio è di 575 casi sospetti, 51 confermati e 148 decessi sospetti. Questi numeri includono 2 casi confermati, tra i quali 1 morto in Uganda: tutte persone che avevano viaggiato dalla Repubblica Democratica del Congo.
Il cittadino americano e la sua famiglia
Il 17 maggio un cittadino americano esposto al virus in Repubblica Democratica del Congo è risultato positivo al virus Ebola Bundibugyo. Il paziente è stato trasferito in Germania per cure e assistenza. Una scelta legata alla “minore durata del volo”, e al fatto che “la Germania vanta una precedente esperienza nella cura di pazienti affetti da Ebola. Anche i contatti ad alto rischio di questo paziente sono stati trasferiti in Germania e nella Repubblica Ceca”, precisano dai Cdc.
Si tratta della moglie e dei quattro figli del cittadino statunitense contagiato da Ebola. Tutti sono stati trasportati all’ospedale Charité di Berlino, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa tedesca Dpa. Su richiesta Usa i familiari del dottore sono stati ricoverati nel reparto speciale di isolamento dell’ospedale universitario, fa sapere il Ministero federale della Salute.
Il padre aveva contratto il virus nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Mamma e i bambini sono arrivati a Berlino con un volo speciale e trasportati alla Charité con un veicolo appositamente attrezzato.
La decisione dei Cdc e la situazione negli Stati Uniti
“Ormai sappiamo che i virus possono spostarsi rapidamente, insieme alle persone”, ricorda Ciccozzi. Ecco perché i Cdc hanno temporaneamente limitato l’ingresso a determinati viaggiatori che sono stati recentemente nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o nel Sud Sudan, rafforzando la sorveglianza negli aeroporti.
“Attualmente non ci sono casi sospetti, probabili o confermati di Ebola negli Stati Uniti e il rischio per la popolazione americana rimane basso”, dicono dalla struttura. “I cittadini statunitensi, i residenti permanenti legali e i cittadini di nazionalità statunitense possono ancora entrare nel Paese, ma saranno sottoposti a screening rafforzati. I viaggiatori devono monitorare la comparsa di sintomi di Ebola per 21 giorni dopo aver lasciato i Paesi colpiti. Chiunque sviluppi sintomi deve evitare di viaggiare e contattare immediatamente le autorità sanitarie pubbliche”.
I segnali da tenere d’occhio
Ma quali sono i sintomi spia di Ebola? Febbre, debolezza, vomito, diarrea o sanguinamento inspiegabile entro 21 giorni dall’uscita dei Paesi colpiti, ricordano gli esperti dei Cdc.

