Ebola emergenza di sanità pubblica internazionale, che cosa vuol dire

Ebola emergenza di sanità pubblica internazionale, che cosa vuol dire
(AP Photo/Al-hadji Kudra Maliro, File)

La dichiarazione dell’Oms e l’emergenza Ebola tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda vista dall’epidemiologo

Non c’è pace sul fronte della salute internazionale: dopo il focolaio di hantavirus è il momento di Ebola. Nei giorni scorsi il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms),  Tedros Adhanom Ghebreyesus, dopo aver consultato gli Stati colpiti, ha definito la malattia da Ebola causata dal virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda “un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” (PHEIC). Una situazione preoccupante, che però secondo l’Agenzia di Ginevra “non soddisfa i criteri di emergenza pandemica”. Ma che cosa significa? “Non siamo a livello di una pandemia. Ma Ebola è un virus contagioso che ha una mortalità altissima”, sottolinea a LaSalute di LaPresse l’epidemiolgo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.

Il virus Ebola causa una grave malattia, conosciuta come febbre emorragica. La febbre emorragica è spesso mortale se non curata rapidamente. Il virus, identificato nel 1976 nella Repubblica Democratica del Congo e nel Sudan, si trasmette “attraverso il contatto diretto con sangue, fluidi corporei e tessuti di persone o di animali infetti. Il tempo di incubazione della malattia varia tra i 2 e i 21 giorni. La mortalità, se la malattia non viene curata immediatamente, è molto alta, con una percentuale che supera il 60%”, spiega Ciccozzi.

Se diverse gravi epidemie di Ebola si sono verificate ripetutamente in Congo, a moltiplicare le insidie è la globalizzazione. “Penso al precedente dell’84, quando un liberiano con Ebola è andato a Dallas in aereo e poi lì è morto. Bastano poche ore di volo e un virus può arrivare da qualunque parte. Ecco perché in questo caso è fondamentale il tracciamento dei contatti e la quarantena di tutti quelli che potrebbero essere stati contagiati, altrimenti il virus diventa complesso da fermare”, raccomanda l’esperto.

Che cosa sta succedendo in Africa

Al 16 maggio nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, sono stati segnalati otto casi confermati in laboratorio, 246 casi sospetti e 80 decessi sospetti in almeno tre zone, tra cui Bunia, Rwampara e Mongbwalu. Inoltre due casi confermati di Ebola (incluso un decesso), senza apparente collegamento tra loro, sono stati segnalati a Kampala, in Uganda, a distanza di 24 ore l’uno dall’altro, il 15 e il 16 maggio, in due individui provenienti dalla Repubblica Democratica del Congo.

L’evento costituisce un rischio per la salute pubblica degli altri Stati a causa della diffusione internazionale della malattia. Una diffusione già documentata, con due casi confermati segnalati a Kampala, in Uganda. Entrambi i pazienti sono stati ricoverati in terapia intensiva a Kampala. I Paesi confinanti con la Repubblica Democratica del Congo sono considerati “ad alto rischio di ulteriore diffusione a causa della mobilità della popolazione, dei collegamenti commerciali e di viaggio e della persistente incertezza epidemiologica”, dicono dall’Oms.

Le priorità

Contro Ebola esistono diversi vaccini: nel novembre 2019 l’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) ha autorizzato il primo a soddisfare i requisiti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per qualità, sicurezza ed efficacia. “Come tutti i virus estremamente letali, difficilmente sfuggono dal focolaio iniziale perché i pazienti muoiono. Ma l’episodio dell’84 è indicativo: un paziente con sintomi si è imbarcato e in poche ore di aereo è arrivato dall’altra parte del mondo. Insomma, bene ha fatto l’Oms ad accendere un faro su questa epidemia. Occorre circoscrivere la zona immediatamente e intercettare casi e contatti, però non dimentichiamoci che c’è una guerra e che le guerre sono tremende nel diffondere le infezioni”, conclude Ciccozzi.

© Riproduzione Riservata