Fratelli d'Italia risulta anche in aumento rispetto alle Europee. Ma crescono astensionismo e incerti
La bufera politica derivante dal caso dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, che si è dimesso dopo la vicenda della nomina a consulente, poi smentita, dell’imprenditrice e influencer Maria Rosaria Boccia, non sembra aver avuto conseguenze rilevanti sull’elettorato: né il governo né Fratelli d’Italia, partito della premier Giorgia Meloni, hanno riportato cali rilevanti nei sondaggi rispetto ai dati precedenti all’estate. “A leggere i dati degli istituti demoscopici, le vicende di questa estate non hanno avuto impatto sul consenso. Tutti registrano FdI addirittura in aumento rispetto alle Europee. Ma questo potrebbe aver avuto un impatto sulla reputazione: quando un elettore vota un partito non è soddisfatto sempre al 100%, spesso sceglie il partito verso cui ‘l’insoddisfazione’ è minore. Questo perché consenso e reputazione non sono dati sovrapponibili, e non si cambia voto come si cambia canale in tv, è un processo complesso e non avviene dall’oggi al domani. Bisogna capire quindi se c’è stato un impatto sul livello di fiducia, ma non ci sono dati al momento”, è l’analisi del sondaggista Antonio Noto. Dello stesso avviso il presidente di ‘Tecnè’ Carlo Buttaroni, che sottolinea che “negli ultimi dati, pubblicati lunedì, l’impatto sui partiti non c’è, con FdI che resta primo al 29%. Abbiamo misurato però un aumento di un punto e mezzo tra astensionismo ed incerti, che aumentano al 49,5%”. Per Nicola Piepoli, poi, “il governo è esattamente come prima, non ha perso, anzi ha guadagnato un punto in termini di gradimento. Meloni è rimasta alla pari, al 43%“
L’impatto sulle elezioni regionali
Antonio Noto esclude quindi che le ultime vicende possano incidere sul voto nelle elezioni regionali previste in autunno. “A livello locale – spiega a LaPresse – non c’è alcuna correlazione“. Ma, aggiunge, questi fatti “iniziano a diventare un caso politico quando non parliamo più di casi isolati”. In altre parole, “il caso Sangiuliano non incide sul cambiamento di voto, ma se a questo dovessero aggiungersi altre problematiche, su altri ministri, un elettore comincia a fare una riflessione. Finché un fenomeno rimane isolato, è percepito come una vicenda personale e non politica, e questo è stato anche il messaggio che hanno veicolato a livello di comunicazione politica”. A questo proposito, alla domanda su come Fratelli d’Italia abbia gestito il caso, Noto evidenzia che “è mancata una strategia nel momento di crisi, e si vede anche dal fatto che la storia è durata molto. Non sono state adottate le strategie di comunicazione che si adottano durante le crisi, anche se poi è passato il messaggio che si è trattato di una vicenda personale e non politica”.
“Aumenta la percentuale dell’astensionismo e incerti”
“A caldo non c’è stata nessuna reazione significativa. Non è impattante sul consenso nei partiti, ma è possibile che impatti sulla visione della politica. Aumenta infatti un po’ la percentuale dell’astensionismo e incerti – aggiunge Buttaroni -. Come è stata gestita a livello comunicativo? Qualche errore c’è stato senza addossare colpe, se è stata l’informazione che l’ha tirata o la politica che ci si è buttata. Come se il rotocalco fosse improvvisamente entrato nelle questioni politiche. La politica si è tinta di rosa, come un fogliettone estivo”. Piepoli, comunque, non ha dubbi sui futuri sviluppi: “È il governo che conta, non il singolo ministro. Dal punto di vista dell’opinione pubblica la vicenda è privata, non esiste. Come finirà? Per naturale sfinimento, quando saranno sfiniti la smettono. Ma le informazioni su Sangiuliano non incidono sul governo e sull’attività di Meloni. È Andreotti che lo conferma: il potere logora chi non ce l’ha. Chi va avanti su questo non pensa ai veri problemi che un governo deve risolvere”.
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