Sub italiani morti alle Maldive, la GoPro recuperata potrebbe svelare le cause

Sub italiani morti alle Maldive, la GoPro recuperata potrebbe svelare le cause
Un subacqueo finlandese, a sinistra, si prepara a tentare il recupero dei corpi di due dei quattro italiani deceduti nelle profondità di una grotta sottomarina in un atollo all’inizio di questo mese, sull’isola di Alimathaa, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, martedì 19 maggio 2026. (Divisione Media della Presidenza delle Maldive via AP)

Tutte le salme individuate in una grotta a quasi 60 metri di profondità sono state recuperate

Le indagini sui sub italiani morti alle Maldive si concentrano sulle cause dell’incidente costato la vita alla professoressa Monica Montefalcone, alla figlia Giorgia Sommacal, alla ricercatrice Muriel Oddenino, al 30enne Federico Gualtieri e all’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti. Gli ultimi due corpi rimasti bloccati in una grotta a quasi 60 metri di profondità sono stati recuperati oggi, mercoledì 20 maggio.

I quattro cadaveri erano stati individuati nella giornata di lunedì mentre il 15 maggio era stato subito recuperato il cadavere del padovano Gianluca Benedetti. Gli esperti finlandesi dell’organizzazione Dan Europe, che si occupa della missione in collaborazione con le forze armate maldiviane e in stretto contatto con le autorità italiane presenti a Malé, hanno recuperato ieri le salme della biologa marina e docente dell’università di Genova e del 30enne originario di Omegna, in Piemonte. Questa mattina invece sono stati riportati in superficie gli ultimi due cadaveri ritrovati in una grotta a quasi 60 metri di profondità: quelli della figlia della professoressa e della ricercatrice Oddenino.

Recuperate videocamere Go Pro dei sub italiani

Il team finlandese che ha effettuato il recupero delle salme ha recuperato anche le videocamere GoPro e diversi articoli di attrezzatura subacquea trovati all’interno delle grotte e le ha consegnate alle autorità. Le immagini registrate dai sub potrebbero aiutare gli inquirenti a capire quali siano state le cause della strage. Nel frattempo le autorità locali proseguono la loro indagine volta a stabilire se fossero presenti tutti i permessi necessari per poter effettuare l’immersione. “E’ per questo abbiamo alle imbarcazioni di fermare tutte queste operazioni, per poter portare avanti l’inchiesta”, ha spiegato Mohammed Hussain Shareef, portavoce del governo delle Maldive aggiungendo che le autorità “non sapevano” che si sarebbe trattato di un’immersione all’interno di una grotta.

Quella stessa grotta, ha riferito oggi Shareef all’Associated Press, era stata esplorata in passato da esperti locali e subacquei stranieri. Sebbene i subacquei italiani fossero in possesso di un permesso, le autorità non conoscevano, dalla loro proposta, l’esatta ubicazione della grotta che stavano esplorando, e almeno due delle vittime non figuravano nell’elenco dei ricercatori che era stato presentato, “quindi non sapevamo che facessero parte della spedizione”, ha precisato Shareef, descrivendo le condizioni nelle profondità della grotta come “impegnative”, con un terreno difficile, forti correnti e scarsa visibilità.

La procura di Roma, dal canto suo, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e gli inquirenti stanno organizzando l’esecuzione delle autopsie sui corpi che verranno effettuate non appena le salme rientreranno in Italia. Nel frattempo i magistrati intendono delegare, alle rispettive procure italiane di residenza, l’ascolto dei testimoni presenti a bordo della Duke of York, l’imbarcazione utilizzata dal gruppo per l’escursione.

Shareef ha aggiunto che le salme degli italiani appena recuperate saranno trasportati all’obitorio per essere identificati. “Successivamente ci coordineremo con il governo italiano e avvieremo la procedura per il rimpatrio delle salme”, ha detto ancora il portavoce ringraziando infine i subacquei finlandesi, elogiati per la loro professionalità e leadership.

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