Israele colpisce ancora il cuore dell’Iran e lo fa eliminando il leader “de facto” di Teheran, Ali Larijani. La notizia, confermata dal ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, è arrivata nella mattinata italiana. Il segretario del Consiglio di Sicurezza nazionale iraniano sarebbe rimasto ucciso in un attacco aereo che Tel Aviv ha sferrato nella notte. Ma chi era Ali Larijani e perché la sua scomparsa rappresenta un altro, duro colpo per il potere di Teheran?
Larijani, una vita al servizio del regime
Nato il 3 giugno 1958 in una delle famiglie politiche più famose dell’Iran, Ali Larijani ha coperto ruoli al vertice del potere del regime degli ayatollah. Ex presidente del Parlamento dal 2008 al 2020, era stato incaricato di consigliare il defunto Ali Khamenei sulla strategia nei negoziati sul nucleare con l’amministrazione Trump. Ha anche ricoperto la carica di segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, il massimo organo di sicurezza del Paese.

A gennaio scorso, Larijani era stato sanzionato dal Dipartimento del Tesoro statunitense a seguito della violenta repressione delle manifestazioni anti-regime. Washington lo ha identificato come “responsabile del coordinamento della risposta alle proteste per conto della Guida Suprema dell’Iran”. Secondo il Dipartimento del Tesoro americano, “Larijani è stato uno dei primi leader iraniani a invocare la violenza in risposta alle legittime richieste del popolo iraniano“.
Larijani è sempre stato una figura conservatrice all’interno della teocrazia iraniana. Tuttavia, con l’aumentare delle pressioni interne ed esterne, ha iniziato a lanciare minacce più intransigenti. Il fratello, Sadeq, è stato a capo del sistema giudiziario di Teheran. Ali Khamenei aveva impedito a Larijani di candidarsi alla presidenza nel 2021, visto che si era presentato come un candidato pragmatico favorevole al ritorno all’accordo sul nucleare iraniano del 2015 con le potenze mondiali. “Ho fatto il mio dovere davanti a Dio e alla mia amata nazione, e sono soddisfatto”, aveva scritto l’ex presidente del Parlamento su Twitter in quell’occasione. “Ringrazio tutti coloro che mi hanno espresso la loro gratitudine e spero che parteciperete alle elezioni per la promozione di un Iran islamico”.

Sui social, l’ultimo messaggio attribuito a Larijani è stato pubblicato nelle scorse ore sui suoi account ufficiali dopo la notizia della conferma della sua morte. Il post è dedicato a quelli che vengono definiti i “guerrieri della Marina“, rimasti uccisi negli attacchi israelo-statunitensi e di cui si sono tenuti i funerali. “Il loro ricordo rimarrà per sempre nei cuori della nazione iraniana e il loro martirio costituirà per molti anni il fondamento dell’Esercito della Repubblica Islamica nella struttura delle forze armate. Chiedo a Dio Onnipotente di concedere a questi cari martiri i più alti onori”, questa la traduzione del messaggio.
به مناسبت مراسم تشییع سلحشوران نیروی دریایی ارتش جمهوری اسلامی ایران: یاد آنان همواره در قلب ملت ایران خواهد بود و این شهادتها بنیان ارتش جمهوری اسلامی را برای سالها در ساختار نیروهای مسلح استوار مینماید. ازخداوند متعال علو درجات برای این شهدای عزیز خواستارم. pic.twitter.com/dvTdhyDYbY
— Ali Larijani | علی لاریجانی (@alilarijani_ir) March 17, 2026
Non solo Larijani: ucciso anche il generale Gholam Reza Soleimani
Secondo le notizie diffuse e confermate da Israele, nell’attacco della notte scorsa non sarebbe morto solo Larijani. Insieme a lui, i militari di Tel Aviv avrebbero eliminato anche il capo dei Basij, il generale Gholam Reza Soleimani. L’uomo era a capo delle milizie che l’esercito israeliano ha definito “l’apparato armato del regime terroristico iraniano”. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti indica Soleimani come nato nel 1965. È stato sanzionato da Washington, da Bruxelles e da altre nazioni per il suo ruolo nella repressione del dissenso per anni attraverso le Basij. L’uccisione di Soleimani metterebbe probabilmente ulteriormente a dura prova il comando e il controllo delle Basij, cruciali per reprimere qualsiasi rivolta contro la teocrazia. Le Basij e altre forze di sicurezza interne sono state finora bersaglio di attacchi sia da parte degli americani che degli israeliani. L’annuncio è giunto dopo che l’esercito israeliano aveva precedentemente dichiarato di aver condotto una “vasta ondata di attacchi” sulla capitale iraniana e di aver intensificato le operazioni contro i militanti di Hezbollah, sostenuti dall’Iran, in Libano.

In un solo colpo, quindi, Israele si sarebbe liberata di due obiettivi centrali di quel che resta della piramide del potere che ancora esercita il regime degli ayatollah. Una possibile svolta i cui esiti si capiranno solo con il passare dei giorni e delle settimane, in attesa di verificare se il duplice colpo messo a segno accelererà la fine della guerra come auspicato da Donald Trump e dai leader europei, contrari a un intervento militare nello Stretto di Hormuz.

