Nessuna decisione dal vertice dei leader della Difesa di Usa e Alleati sull'invio dei carri armati americani e tedeschi, Zelensky chiede di "agire in fretta"

Non c’è una decisione sull’invio dei tank di produzione tedesca Leopold 2 all’Ucraina. Gli occhi erano puntati sul vertice dei leader della Difesa di Usa e Alleati nella base aerea di Ramstein, in Germania, che però non è stato risolutivo sui tank. A smorzare le speranze di una svolta è stato il capo del Pentagono Lloyd Austin: “Non ho annunci da fare sugli Abrams e avete sentito il ministro della Difesa tedesco, che ha detto che non hanno preso una decisione sui Leopard”, ha dichiarato il capo del Pentagono in conferenza stampa al termine del vertice. Gli Usa hanno però formalizzato l’annuncio di un nuovo pacchetto di aiuti da 2,5 miliardi di dollari, che per la prima volta includerà corazzati Stryker e veicoli da combattimento Bradley. Aiuti importanti vista la situazione sul campo. “La Russia si sta preparando per nuove offensive, quindi è urgente intensificare il sostegno per consentire all’Ucraina di vincere e riconquistare il territorio occupato”, ha dichiarato il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg. “Da un punto di vista militare, continuo a sostenere che per quest’anno sarebbe molto, molto difficile espellere militarmente le forze russe da ogni centimetro dell’Ucraina occupata dai russi”, è stata la valutazione del capo di Stato maggiore Usa Mark Milley. Questo non significa che non possa accadere e non significa che non accadrà, ha specificato, “ma sarà molto, molto difficile”, per quanto “se Putin volesse potrebbe porre fine alla guerra adesso”.

 

La riunione di Ramstein, alla quale per l’Italia ha partecipato il ministro della Difesa Guido Crosetto, si era aperta con l’appello accorato di Volodymyr Zelensky, intervenuto da remoto. “Posso ringraziarvi centinaia di volte e sarà assolutamente giusto ed equo, visto tutto quello che abbiamo già fatto, ma centinaia di grazie non sono centinaia di carri armati“, ha detto il presidente ucraino, chiedendo di “agire in fretta” per l’invio di tank. Sono stati messi sul piatto nuovi aiuti militari: il nuovo ministro della Germania, Boris Pistorius, ha annunciato un pacchetto di assistenza del valore di oltre 1 miliardo di euro per la primavera, che includerà 40 veicoli da combattimento di fanteria Marder, 7 supporti di artiglieria antiaerea semoventi Gepard, missili guidati aggiuntivi per il sistema di difesa aerea Iris-T e un altro sistema missilistico antiaereo Iris-T. Ma i leader della Difesa del Gruppo di contatto non sono riusciti a risolvere il nodo delle divisioni sull’eventuale fornitura di carri armati. Cionondimeno, Pistorius ha lasciato intravedere uno spiraglio dicendo che “prenderemo la nostra decisione al più presto”.

 

La Germania non sta esitando. Sta agendo con la giusta cautela. Sono nuove misure da decidere, e vanno prese con cautela. Vanno monitorate con attenzione le conseguenze per tutte le parti coinvolte”, ha detto Pistorius, aggiungendo che “non c’è ancora un’opinione unanime tra gli alleati”. Berlino deve decidere se consentire l’invio all’Ucraina (che non è membro Nato) dei Leopold 2 di produzione tedesca non solo da parte della Germania, ma anche di altri Paesi che li possiedono, come la Polonia. Kiev ha criticato la Germania per quello che ritiene sia un freno posto ad aiuti cruciali, ma il capo del Pentagono ha difeso l’alleato. Alla domanda se la Germania stia facendo abbastanza, Austin ha risposto “sì, ma tutti possiamo fare di più”, sottolineando che i tedeschi “sono un alleato affidabile e lo sono da moltissimo tempo. Credo davvero che continueranno a essere un alleato affidabile anche in futuro”, ha chiosato, sminuendo l’importanza immediata dei tank e sottolineando che i veicoli da combattimento Stryker e i blindati Bradley daranno a Kiev nuove capacità di guerra. Gli Stati Uniti si sono rifiutati, almeno finora, di fornire i carri armati M1 Abrams, adducendo problemi logistici e di manutenzione estesi e complessi per questi veicoli ad alta tecnologia. Ritengono che sarebbe più produttivo inviare i Leopard tedeschi, dal momento che molti Alleati li possiedono e le truppe ucraine avrebbero bisogno di un addestramento minore rispetto ai più difficili Abrams. “È difficile per me immaginare un cancelliere tedesco che detta condizioni o richieste a un presidente americano”, ha detto il portavoce del governo tedesco smentendo che la consegna dei carri armati Leopard 2 di fabbricazione tedesca all’Ucraina sia legata alla consegna a Kiev dei carri armati M1 Abrams da parte degli Stati Uniti. L’incontro odierno di Ramstein “rafforzerà la nostra resilienza. I partner hanno un atteggiamento di principio: sosterranno l’Ucraina quanto necessario per la nostra vittoria“, il commento di Zelensky post vertice, “dovremo ancora lottare per la fornitura di carri armati moderni, ma ogni giorno rendiamo più evidente che non c’è alternativa al fatto che debba essere presa una decisione a riguardo”. I carri armati inviati a Kiev “non cambieranno sostanzialmente nulla, ma aggiungeranno problemi all’Ucraina e al popolo ucraino”, è l’avvertimento del Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov ha parlato di “un’illusione da parte dell’Occidente sulla possibilità che l’Ucraina possa avere successo sul campo di battaglia. Concetto rilanciato dalla portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, secondo cui l’aumento della fornitura di armi all’Ucraina “alza la posta in gioco nel conflitto ed è un incitamento provocatorio che porterà inevitabilmente a un aumento delle vittime e a una pericolosa escalation“.

Mosca è anche tornata ad attaccare l’Italia. L’ambasciata a Roma ha scritto in un post su Facebook che un veicolo corazzato dell’esercito ucraino Iveco LMV 4×4 di fabbricazione italiana è stato distrutto, “la sorte dei mezzi militari trasferiti al regime di Kiev è prevedibile e poco invidiabile”. Questo non scoraggerà l’Italia, con il ministero della Difesa che parla di “fake news” e veicoli mai inviati a Kiev, mentre Crosetto a Ramstein si è impegnato con l’omologo ucraino Oleksii Reznikov e con il segretario generale Nato Jens Stoltenberg a continuare a fornire supporto, anche per la previsione nelle prossime settimane di “un aumento esponenziale degli attacchi via terra che andranno ad aggiungersi a quelli missilistici“.

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