Dopo poco più di 120 anni finisce la storia della Fiat e inizia l’era Stellantis. Ai nostalgici è forse bastata la scomparsa della bandiera con l’iconica ‘F’ di Fca da Mirafiori. Ma oggi la realtà nata dalla sintesi dello storico gruppo torinese e dei francesi di Peugeot spicca ufficialmente il volo. Ed è stata la terza quotazione, quella a Wall Street che segue lo sbarco a Milano e Parigi, a sancirne l’inizio. Non è solo un cambio di nome in Borsa. E’ un cambio di prospettiva che passa per un manager portoghese di 62 anni che – come Sergio Marchionne – si presenta agli investitori con il maglioncino. Carlos Tavares spiega a tutti che “Stellantis non è la somma di due aziende”. E la storia di Stellantis ha inizio.

Il cambio di passo del nuovo manager si avverte fin dalle prime parole rivolte alla stampa. Tavares spiega che l’obiettivo “non è quello di essere grandi, ma eccellenti”. Un piano da mettere a frutto attraverso i 5 miliardi di euro di sinergie previste entro il 2024 che genereranno 25 miliardi di valore. “E’ l’inizio di un viaggio entusiasmante”, afferma Tavares per poi sottolineare come la fusione non è “è una mossa difensiva”, ma “anche offensiva: questo nuovo gruppo prende il via con uno spirito aperto e con la consapevolezza di ciò che ci aspetta sul mercato” forte della certezza “che questo gruppo unico saprà essere più competitivo, saprà cogliere le opportunità nell’ambito della mobilità”.

E proprio le sinergie attese dall’unione tra Fca e Psa garantiranno la sostenibilità, nel tempo, di Stellantis. Oltre che – un tema molto caro all’Italia – garanzie dal punto di vista dell’occupazione. Il matrimonio, assicura Tavares, non porterà infatti a conseguenze su posti di lavoro e stabilimenti. Anzi, la nascita di Stellantis è una protezione, uno “scudo” protettivo per marchi e occupazione. “Ci saranno più modelli, più attività degli stabilimenti e il personale sarà più tutelato dappertutto e in particolare in Italia”, sottolinea il ceo per poi ribadire: “Non saranno le sinergie a far perdere i posti di lavoro”. Sinergie che possono contare sull’effetto ‘scala’ determinato dalla fusione tra Fca e Psa e che consentiranno – sempre a detta del ceo – di non far chiudere nessuno stabilimento.

Restano per il momento garantiti i 14 iconici marchi del gruppo presente in più di 130 Paesi. Non è ancora stata presa nessuna decisone definitiva per il lancio di Peugeot negli Stati Uniti, chiarisce Tavares, ricordando che “Dobbiamo focalizzarci su una crescita redditizia dei marchi già esistenti prima di ipotizzare la nascita di nuovi”. E a proposito, la neonata Stellantis vuole anche sostenere il rilancio di Alfa Romeo e Maserati, dal valore “altissimo”, un patrimonio e una ricchezza per il nuovo gruppo. Pronta poi una revisione della strategia sulla Cina, dove il gruppo ha registrato risultati “deludenti”. Nulla è escluso a priori, garantisce il ceo, aprendo anche alla possibilità di nuove partnership – non solo in Oriente – con società tecnologiche del calibro di Apple.

Confermata, infine, la svolta ‘green’ del nuovo gruppo. Entro la fine del 2021 Stellantis è pronta a offrire al mercato ben 39 veicoli elettrificati. “Un terzo delle vetture vendute in Europa sarà elettrico”, assicura Tavares, ribadendo come la neutralità delle emissioni sarà uno dei pilastri del futuro business plan.

In attesa del primo confronto con i sindacati atteso per mercoledì, il presidente John Elkann si rivolge ai dipendenti per celebrare la nascita del gruppo. “Il nostro passato – spiega -, fatto di sfide e risultati prestigiosi, è una parte fondamentale dell’identità che ora ci riunisce tutti sotto il nome di Stellantis. Ed è su questa base che da oggi iniziamo a costruire un nuovo ed entusiasmante futuro insieme”. Per il presidente Stellantis ha “tutte le carte in regola per avere successo in questo XXI secolo”. Un augurio che, in Borsa, si concretizza fin da subito: il titolo di Stellantis debutta con un rialzo di oltre il 12%.

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