Martedì 02 Agosto 2016 - 15:15

'Le Rivoltelle': Non ci fanno cantare, dicono che siamo lesbiche

Il gruppo rock cosentino, tutto al femminile, racconta la sua disavventura

'Le Rivoltelle': Non ci fanno cantare, dicono che siamo lesbiche

"Dovevamo esibirci in un concerto in una località in provincia di Cosenza. Alla stipula del contratto, l'ultima formalità burocratica, hanno deciso di annullare il concerto, perché hanno dedotto e presunto che siamo un gruppo di quattro lesbiche e, quindi, la nostra presunta omosessualità avrebbe offeso la morale cattolica del paese e degli abitanti".

Così Elena Palermo, frontman del gruppo rock cosentino tutto al femminile 'Le Rivoltelle', racconta la disavventura capitata nei giorni scorsi a lei e alle altre ragazze. Oltre a Elena (voce, violino e sax chitarre), ci sono Alessandra Turano (basso, chitarre, voce e cori), Paola Aiello (batteria, percussioni e cori) e Angela Massafra (chitarre e cori).

Rossano, 20 agosto, festa di San Pio. Il concerto di questa band calabrese, praticamente già fissato in agenda, salta perché ''Le Rivoltelle' sono lesbiche e questa è una festa religiosa e quindi potrebbero offendere la morale cattolica di ogni singolo cristiano facente parte di questa comunità'. 'Le Rivoltelle', età media 35 anni, hanno scritto la canzone 'Io non m'inchino' per dire 'no' alle riverenze delle statue davanti alle case dei boss durante le processioni. E hanno le idee chiare: "Non abbassare la testa a qualsiasi tipo di discriminazione e di ingiustizia. Ed è quello che facciamo con le nostre vite, mettendoci la faccia sempre".

Chi ha disdetto il concerto dicendo che siete 'quattro lesbiche'?
"All'interno del comitato c'è stata una voce di una signora in particolare che ha dato il suo 'no' alla realizzazione di questo concerto e, quindi, è stata disdetta la manifestazione che ci riguardava".

Ma qual è l'elemento che vi fa arrabbiare di più?
"Ci tengo a sottolineare il fatto che noi siamo un gruppo di quattro musiciste, di quattro donne che suonano e dovrebbero essere apprezzate solo per quello. Il motivo che ci fa incazzare è proprio la discriminazione sessista. Innanzitutto, una discriminazione che avviene in un momento storico particolare in cui, comunque, il tabù sull'omosessualità sembrava essere sdoganato o dovrebbe essere sdoganato. È una discriminazione che noi combattiamo a prescindere. Sempre. Come facciamo con tutte le nostre battaglie".

Secondo te può essere una colpa nel 2016 l'omosessualità?
"Assolutamente no. Io e 'Le Rivoltelle', le mie amiche e compagne di viaggio, siamo state sempre a favore della libertà a 360 gradi. Soprattutto nell'amore e soprattutto nella musica. Se parli di musica, ha poca importanza che a farla sia una persona eterosessuale o omosessuale. Mi sembra assurdo anche solo parlarne nel 2016".

Perché, secondo voi, il comitato della festa di San Pio a Rossano vi ha contattato e poi è tornato sui propri passi?
"In realtà, ci tengo a dire che noi abbiamo già suonato in questa cittadina, che ci ha sempre accolto benissimo e, quindi, credo che noi fossimo già una realtà non solo all'interno di questo comitato, ma anche all'interno del paese. Credo che siamo un gruppo ben voluto e apprezzato per le nostre qualità artistica. Probabilmente questa voce, che mi auguro sia una voce fuori dal coro, si è opposta a prescindere, insomma. Per lei la motivazione era quella e quella andava combattuta. Non il fatto che noi fossimo quattro brave musiciste, tra l'altro, ben accette dall'intera comunità".

Puoi fare il nome di questa signora?
"L'abbiamo fatto: c'è sulla nostra pagina Facebook, anche nella mia nota iniziale (Maria Antonietta, ndr). Ma la mia rabbia non è contro questa signora in particolare. La mia rabbia è contro chiunque abbia questo tipo di pregiudizi, che sia la signora 'x' o la signora 'y'. Noi lottiamo contro il pregiudizio".

È la prima volta che succede una cosa del genere o vi è già capitato in altre occasioni?
"È la prima volta che succede il fatto, che c'è il 'reato', ma purtroppo siamo state vittime di questi pregiudizi anche in passato e, probabilmente, lo siamo tuttora proprio perché esiste questo pregiudizio".

 

Avete scritto la canzone 'Io non m'inchino' dedicata al magistrato calabrese Nicola Gratteri. Perché?
"Perché ci sembrava fosse arrivato il momento di dire: 'Io non m'inchino'. E si lega anche alla nostra rabbia, è stata forse una motivazione in più a denunciare questo fatto che è successo. Perché sentivamo la necessità di parlare di noi e della nostra terra, che è un po' croce e delizia delle nostre vite. E poi perché siamo stanche di abbassare la testa. E, quindi, 'Io non m'inchino' non solo alla criminalità organizzata. La canzone comincia con la scena delle processioni religiose in cui il santo viene fatto inchinare davanti alle case dei boss. E questo inchino è, ovviamente, un inchino metaforico al quale noi diciamo di 'no'. Non abbassare la testa a qualsiasi tipo di discriminazione e di ingiustizia".

Vi aspettavate solidarietà da qualcuno in particolare? Il parroco o il vescovo, per esempio?
"Abbiamo avuto tantissima solidarietà. Veramente, una risposta commovente da parte di tutti i nostri fan e anche da parte di chi non ci conosceva. Anche il sindaco della cittadina in questione (Rossano, ndr) ha espresso la sua solidarietà nei nostri confronti. Questo ci basta. Anzi, ci inorgoglisce e ci dà la misura che quello che abbiamo fatto è stato giusto".

Ma, secondo voi, c'è la possibilità che la situazione si risolva entro il 20 agosto, il giorno della festa. Voi andreste a Rossano a suonare?
"Certo che andremmo e il problema non è stato la cancellazione del concerto. Quello che ci ha ferito tantissimo è stata la motivazione. Perché se ci avessero detto: 'Non potete suonare perché la vostra musica non ci piace', l'avremmo accettato con un sorriso. Anzi, probabilmente, sarebbe stato un modo per spronarci a fare meglio e ad andare avanti. Ma questa motivazione nel 2016 non si può accettare".

Torniamo un po' indietro: chi sono 'Le Rivoltelle'?
"'Le Rivoltelle' sono quattro amiche, quattro donne e quattro musiciste. Siamo tutte e quattro di Cosenza e provincia, quindi, siamo tutte e quattro calabresi. Ci siamo conosciute dieci anni fa e abbiamo da subito condiviso questo progetto. Siamo state fortunate ad incontrare una produzione che è la Cristiani Music nella persona di Mimmo Cristiani, che ha creduto fortemente in noi".

Non è un paradosso definire 'immorale' un orientamento sessuale quando proprio in Calabria sono state sospese delle processioni davanti alle case dei boss?
"Assolutamente sì. A parte il fatto che ci sarebbe da discutere su ciò che è immorale o morale, io credo che ognuno abbia una coscienza e abbia dei valori etici, a prescindere dalla religione alla quale appartiene o al Dio in cui crede. Ci sono dei diritti civili che non devono essere dimenticati e ci sono delle battaglie che devono essere combattute proprio affinché questi diritti vengano riconosciuti".

Hai scritto che 'l'orientamento sessuale è una questione di coscienza personale'. Nel caso in cui foste omosessuali, il coming out vi potrebbe aiutare o non vi interessa?
"No, non ci interessa assolutamente. Soprattutto non ci interessa parlare della nostra omosessualità presunta o effettiva. Non ci interessa parlare delle nostre preferenze, dei nostri gusti, dei nostri amori. Mi piace parlare del fatto che i nostri amori fanno parte della nostra vita privata e non c'entrano niente con la musica".

Ti senti di fare un appello agli organizzatori del concerto a nome anche delle altre ragazze?
"Più che un appello vorrei credere e sperare che queste cose non accadano più, perché veramente terribile pensare che nel 2016 ci siano ancora persone che hanno questo tipo di pregiudizi. Il mio appello al comitato festa del paese 'x' è quello di scegliere solo ed esclusivamente la buona musica".

Scritto da 
  • Luca Rossi
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