Venerdì 28 Ottobre 2016 - 19:15

Imprenditrice rapita a Nizza: il mandante sarebbe un torinese

L'uomo, che vive da anni in Costa Azzurra, avrebbe agito per vendetta

Imprenditrice rapita a Nizza: il mandante sarebbe un torinese

Sviluppi nell'inchiesta sul sequestro di Jacqueline Veyrac, 76 anni, l'imprenditrice di Nizza rapita lunedì e ritrovata due giorni dopo. Sarebbe infatti Giuseppe Serena, italiano che vive da anni in Costa Azzurra, il mandante del rapimento. A riportarlo il quotidiano francese Le Parisien spiegando che il movente potrebbe essere la vendetta.

Torinese di nascita, Giuseppe era l'ex gestore del ristorante La Rese'rve prima che finisse in liquidazione giudiziaria nel 2009. Da allora, scrive il quotidiano, nutriva un feroce rancore nei confronti di Jacquline Veyrac, che aveva ripreso la direzione del ristorante. Giuseppe, originario di Salassa, nel Canavese, di cui è stato anche assessore, sentiva di avere un debito da riscuotere e il sequestro gli è parso un modo per regolare i conti.

L'inchiesta della polizia di Nizza ruota tutta intorno al ruolo di quest'uomo che avrebbe formato la squadra dei rapitori. Non professionisti e quasi tutti incensurati, secondo quanto riporta le Parisien.

Al momento la polizia ha fermato nove persone tra cui il famoso fotografo di vip Tintin, che avrebbe pedinato la Veyrac per alcuni giorni. Dal giorno del suo arresto il paparazzo cerca di minimizzare il suo coinvolgimento. E il compito della polizia è ora cercare di scoprire di preciso le dinamiche del sequestro e i ruoli delle nove persone in custodia. Chi per esempio ha giocato il ruolo di esecutore materiale?  

Quello che si sa è che Jacqueline Veyrac, presidente del cda del Grand Hotel di Cannes, era stata rapita in circostanze misteriose lunedì scorso. Due giorni dopo è stata ritrovata dalla polizia, in buone condizioni, in una traversa vicino all'abitazione. Era stata portata via in pieno giorno a pochi passi da casa dopo essere stata prelevata dalla sua auto da due uomini col volto copertoe ha trascorso i suoi due giorni di prigionia nel retro di un furgone con la targa contraffatta. Dal racconto della famiglia Veyrac sarebbe riuscita a liberarsi da sola dalle corde che la imprigionavano. Ma per gli inquirenti, sarebbe invece stato un residente della zona, insospettito dal furgone con una targa strana, che si sarebbe avvicinato al veicolo e dai finestrini avrebbe visto la donna legata. Rompendo i vetri, sarebbe riuscito a liberarla.

Non è chiaro inoltre se sia stato pagato un riscatto. L'imprenditrice francese era già stata vittima di un tentato sequestro di persona tre anni fa.

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