Giovedì 22 Dicembre 2016 - 16:45

Dieci imprese italiane tra le migliori europee ad alta crescita hi-tech

La lista delle 500 startup che ce l'hanno fatta premia il BelPaese

Dieci imprese italiane tra le migliori europee ad alta crescita hi-tech

 Non una classifica per startup, ma per startup che ce l'hanno fatta. Per accedere alla 'Technology Fast 500 Emea' curata da Deloitte, giunta alla 16ma edizione, le imprese del settore tecnologico di Europa, Medio Oriente e Africa devono infatti presentare i propri tassi di crescita degli ultimi quattro anni, l'ultimo dei quali deve essersi concluso con ricavi operativi per almeno 800 mila euro. La pubblicazione annuale dei risultati permette non solo di individuare i nuovi player più interessanti, ma anche di valutare gli ecosistemi migliori nei quali una impresa hi-tech può svilupparsi. Per l'Italia, il risultato non è brillante: con 10 imprese, è la 12ma nazione sulle 28 di una classifica dominata da Francia, con 94 società, e Regno Unito, con 70. Anche se i primi tre posti sono occupati da una realtà svedese, Fingerprint Cards, una turca, BilgiKent Bilisim, e una polacca, Codewise.

"E' un dato che voglio leggere positivamente, perché stiamo salendo, piano piano, dopo anni bui", commenta Alberto Donato, partner Deloitte e responsabile italiano Technology Media & Telecommunication, ricordando la totale assenza del tricolore dalla graduatoria tra il 2005 e il 2009. Una performance che sconta in particolare la difficoltà che le stesse aziende incontrano nel reperire capitale. "I fondi di investimento continuano a essere distanti", spiega ancora Donato, sottolineando come a rappresentare un freno siano la burocrazia, la complessità fiscale e i tempi lunghi della giustizia. "Il sistema bancario inizia a mostrare una maggiore propensione - aggiunge - dovuta però non a una visione, ma obbligata dalla Bce".

In un ranking in cui per numero primeggiano le aziende di software (271 su 500) e dove il tasso di crescita cumulativo più alto è quello fatto segnare da chi si occupa di hardware (962%), tra le italiane in classifica - Beintoo, Marketing Arena, Caffeina, Afinna One, FiloBlu, MotorK Italia, Sardek, EiS, 01s e Crestopics - prevale la presenza  nell'area digitale, indice anche di un approccio di tipo creativo. Su un modello "sartoriale", ad esempio, ha costruito la propria identità la veneta Marketing Arena, nata dieci anni fa e arrivata a fatturare più di 1,3  milioni di euro, con una crescita che la vede seconda tra le italiane e 90ma nella classifica complessiva. "Ci piace dire che Rovigo, la città in cui viviamo, non  è una scusa. Allo stesso modo, l'Italia non è una scusa. Non è l'ecosistema più facile dove operare, ma possibilità di fare bene ci sono", racconta Alberto Casna, direttore commerciale del gruppo specializzato in digital marketing.

"L'Italia sconta dei ritardi dal punto di vista della modalità con cui gli investimenti possono essere erogati. Ma non è vero che non ci siano, questo forse è uno dei momenti in cui c'è più capitale per le startup in Italia", ragiona invece Tiziano Tassi, ceo della digital creative agency Caffeina, terza tra le italiane e 92ma in totale. Secondo Tassi, "c'è un mondo di semplificazioni e di attività che possono essere fatte a livello di pubblica amministrazione e burocrazia che sicuramente aiuterebbero a slegare un grandissimo potenziale".

A ricevere il premio per la miglior performance a livello nazionale, consegnato oggi a Milano nella sede di Deloitte, è stata Beintoo, 45ma nella graduatoria Emea, non a caso uscita dalla propria fase di startup grazie anche al finanziamento fornito da due fondi.
Una società con quartier generale a Milano, ma già proiettata a livello globale, grazie agli uffici commerciali di Londra, New York e Shanghai.

"C'è stata una classica accelerazione dei ricavi da startup tra il 2012 e il 2015. Poi l'obiettivo è stato produrre profitto e rendere la società sostenibile da un punto di vista finanziario, ma siamo comunque cresciuti del 45% anche nel 2016", riassume il ceo della mobile data company, Andrea Campana, presentando quello che, in vista delle prossime edizioni del ranking, potrebbe essere adottato come un utile caso di studio per le realtà italiane in cerca di affermazione.
 

Scritto da 
  • Marco Valsecchi
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