“A chi in questi giorni ha parlato di casta, di lobby, di medici che non vorrebbero il cambiamento, ricordo che la rappresentanza è un diritto costituzionale, non un privilegio”. Si sfila qualche sassolino dalla scarpa il segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti, commentando la nuova strategia annunciata per coinvolgere i medici di famiglia nelle Case di comunità. Il Comitato di settore Regione-Sanità della Conferenza delle Regioni ha infatti approvato un atto di indirizzo per un accordo ponte, propedeutico al rinnovo della convenzione dei medici di medicina generale.
“L’atto di indirizzo non è un dettaglio”
“Il passaggio all’atto di indirizzo non è un dettaglio procedurale: è il ritorno alla sede in cui le condizioni di lavoro dei medici di medicina generale devono definirsi, cioè la contrattazione. Tutto ciò che riguarda il rapporto di convenzione si regola lì, nel negoziato, che non è una concessione – puntualizza Scotti – ma il metodo costituzionalmente corretto”. Occorre però fare presto, perché la scadenza del 30 giugno si avvicina.
Mentre i toni dello scontro sulle Case di comunità finalmente si stemperano, Scotti non ci sta ad essere additato come ‘signor no’. “La difesa dei medici e quella del Ssn non sono in contrapposizione: stanno insieme, o cadono insieme”. Se le Case di comunità restano strutture vuote, ragiona il segretario Fimmg, a fallire non è solo una parte, ma “la scommessa che l’Italia ha fatto con l’Europa attraverso il Pnrr, ed è la tenuta stessa dell’assistenza territoriale. Per questo affrontiamo l’atto di indirizzo nel merito, con responsabilità“.
Nelle Case di comunità prestazioni aggiuntive retribuite
C’è poi la questione economica. “Va detto con chiarezza, anche per sgombrare il campo da rappresentazioni false: non si tratta di un debito orario, ma di prestazioni aggiuntive riconosciute e retribuite, ancorate a funzioni definite e a risorse certe”, chiarisce Scotti.
C’è poi il capitolo della comunicazione, che più di un mal di testa ha causato in questi giorni ai dottori di famiglia. “La discussione social ha ormai educato anche eminenti commentatori a raccogliere più like comportandosi da hater che ad approfondire i temi. Ma se confondiamo i diritti con le pretese, vuol dire quantomeno che siamo un po’ confusi”, aggiunge il leader Fimmg, scettico di fronte a “un sistema comunicativo in cui siamo tutti allenatori della nazionale”.
In ogni caso, dopo l‘archiviazione della riforma la Federazione è pronta a lavorare fin da subito: prima per centrare l’obiettivo del 30 giugno, e subito dopo per la definizione dell’ACN 2025-27.
“Un negoziato che, per la prima volta, può portare la medicina generale ad avere retribuzioni coerenti con l’anno in corso di vigenza contrattuale. Non più adeguamenti che arrivano quando il contratto è già scaduto, ma un riconoscimento allineato al tempo reale del lavoro dei medici”, conclude Scotti. Un bel cambiamento rispetto al recente passato. Non resta che stare a vedere.

