U2, la sorpresa di ‘Days Of Ash’: cinque canzoni come una bussola nel caos del mondo

U2, la sorpresa di ‘Days Of Ash’: cinque canzoni come una bussola nel caos del mondo

La band irlandese ha pubblicato a sorpresa un Ep: è la risposta in rock a guerre e autocrati

Scriveva negli anni ’80 nella prefazione al primo libro dedicato in Italia agli U2 Davide Sapienza, giornalista, scrittore e primo biografo italiano della band irlandese, che quello dublinese era un gruppo antenna. Quelle parole impresse su un volume delle edizioni Arcana, pionieri nel nostro paese della saggistica rock, risuonano oggi, a una distanza di tempo siderale, mentre tutto sembra cambiato, nell’era dei social, con il rock che appare come qualcosa di residuale nella cultura popolare, da reduci ‘boomer’. Eppure, alla vigilia della celebrazione dell’impero di Donald Trump, con il presidente Usa che convoca a Washington i leader di mezzo mondo per decidere il futuro del Medioriente con l’Europa che si defila, a tentare di arginare con autorevolezza lo strapotere globale del tycoon sembrano essere restati solo Bono e soci, insieme al monumento vivente americano Bruce Springsteen. Il Boss il giorno prima aveva annunciato il suo tour americano “a difesa dell’American Dream”, messo in pericolo da colui che il rocker del New Jersey ha definito sprezzantemente il “nostro aspirante re”. E allora gli U2, nel mercoledì delle Ceneri, hanno pubblicato a sorpresa un Ep (un altra cosa molto anni 80), ‘Days of Ash’, ovvero ‘Giorni di cenere’, con cinque canzoni politiche, che in questi tempi folli di guerra, vera o incombente, di autocrati e libertà negate, suonano urgenti e improrogabili, come ha spiegato lo stesso Bono, motivando l’uscita anticipata dei brani che non faranno parte del nuovo album, in arrivo a fine 2026 e tematicamente diverso.

Bono e soci parlano di Medio Oriente, Usa e Iran

Cinque brani e una poesia, che parlano di Minneapolis, Israele e Palestina, Iran e Ucraina. E se l’ispirazione musicale, che affiora solo a tratti, non può essere quella dei capolavori della band irlandese, i testi di Bono restano una guida per questi tempi incerti. Pieni di dubbi ma con la certezza che i diritti umani e la lotta per la libertà sono una bussola contro la prepotenza di chi vuole negarli. Criticati dall’ortodossia Pro Pal per non essersi schierati sulla linea anti israeliana del “genocidio”, gli U2 in ‘One Life At A Time’, una canzone che è una corda tesa in cui i rintocchi chitarristi di the Edge rievocano le atmosfere sospese di ‘The Unforgettable Fire’, narrano la storia di Awdah Hathaleen, attivista palestinese non violento, ucciso in Cisgiordania da un colono. Bono, dopo aver trasformato l’inno ‘Pride (In The Name Of Love)‘ pochi giorni dopo il 7 ottobre 2023 sul palco di Las Vegas in una una preghiera per i ragazzi israeliani massacrati dai terroristi di Hamas nel Nova Music Festival nel Negev, mesi dopo aveva condannato le politiche a Gaza e nella West Bank del premier dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu e dei suoi alleati della destra messianica, che “stravolgono i testi sacri ebraici delle Scritture”. Ma il frontman degli U2 aveva anche messo in guardia dalla ‘Globalizzazione dell’Intifada’ che “abbiamo intravisto a Parigi al Bataclan”. “Vuoi salvare il mondo ma come farai, se non c’é crimine non c’é legge”, canta il frontman. Parole chiare di chi dei diritti umani ha fatto una bandiera da decenni, anche se sempre criticato dai barricaderi del rock per aver seminato dubbi nella vulgata liberal. Ma i cardini sono sempre lì, nella filosofia non violenta di Sunday Bloody Sunday, “una canzone non ribelle”. Nell’acustica ‘Tears Of Things’, dall’andamento folk, Bono, autore di una straordinaria performance vocale, cita il frate francescano Richard Rohr, che attraverso gli scritti dei profeti ebrei suggerisce come sia possibile vivere con compassione in un’epoca di violenza e disperazione, immaginando una conversazione tra il David di Michelangelo e il suo creatore in cui si scopre che le pupille a forma di cuore esistevano mezzo secolo prima dell’emoji più usato nei social. Un altro guizzo musicale è ‘Song of The Future’, con echi di ‘War’, il disco combat rock del 1983, nella sue declinazioni di funk bianco clashiano. “Lei è la canzone del futuro che suona nella mia testa”, le parole per la sedicenne iraniana Sarina Esmailzadeh, uccisa nel 2022 nella repressione degli ayatollah delle proteste del movimento “Woman, Life, Freedom” per Mahsa Amini, morta per mano della polizia morale della Repubblica islamica per non aver indossato correttamente il velo.

U2, la sorpresa di ‘Days Of Ash’: cinque canzoni come una bussola nel caos del mondo

Messaggio a Trump dopo quello del Boss. Nel lavoro anche Ed Sheeran

L’Ep si apre col rock fracassone di ‘American Obituary’, la risposta degli U2 alla ‘Streets of Minneapolis’ dell’amico Springsteen, dedicata a Renée Good, la madre di tre figli uccisa nella città del Minnesota dalla milizie trumpiane dell’Ice nei raid anti immigrazione, la linea rossa che ha fatto scendere in campo i vecchi paladini del rock. C’è spazio anche per ‘Yours eternally’, con il soldato musicista ucraino Taras Topolia, in una ballad in odore di Coldplay in cui compare anche Ed Sheeran, per una causa, quella di Kiev, per cui Bono e The Edge si sono spesi anche con un concerto nella metropolitana della capitale del paese nella città sotto l’assedio russo nel 2022. La canzone é una lettera dal fronte di un cantante ucraino diventato soldato, suo malgrado: “Non dormire, non ci pensare neanche, solo un po’ forse, continua a sognare di svegliarti libero”, recitano le liriche del leader della band irlandese, che nelle note che accompagnano il lavoro, spiega il senso dell’Ep: “Le canzoni di Days of Ash sono molto diverse per atmosfera e tema da quelle che inseriremo nel nostro album più avanti nel corso dell’anno. Questi brani non potevano aspettare, erano impazienti di essere diffusi al mondo. Sono canzoni di sfida e sgomento, di lamento. Seguiranno canzoni di festa, ci stiamo lavorando adesso. Non c’è nulla di normale in questi tempi folli e dobbiamo opporci prima di poter tornare ad avere fiducia nel futuro. ‘Se hai la possibilità di sperare, è un dovere farlo’, è una frase che abbiamo preso in prestito da Lea Ypi. Anche una risata sarebbe gradita”.

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Ph Anton Corbjin

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