L'attore e doppiatore (e tante altre cose, per esempio scrittore) sta vivendo una seconda giovinezza. Lo racconta nell'intervista a Barbara Fabbroni

Luca Word, 61 anni il 31 luglio, è voce ed emozione, anima e cuore. Passione e coinvolgimento. Non è solo il più celebre doppiatore italiano. È attore, scrittore e grande navigatore. Il mare è passione così come la recitazione e il doppiaggio. Nel cuore, Luca Ward porta stretta l’amata famiglia con cui cerca di passare il maggior tempo possibile.
Non ha avuto un’esistenza semplice. La vita ha colto Luca Ward di sorpresa quando aveva solo 13 anni. Pochi per prendersi carico dei fratelli e della madre rimasta vedova prematuramente.
Nel 2013 si è sposato con Giada Desideri, sua seconda moglie. È padre di Luna, Guendalina e Lupo.
Luca Ward si racconta a Barbara Fabbroni su LaPresse.it

Perché “La vita è come il mare”?
“Il mare è un insegnante, un educatore di vita. Ho imparato tanto dal mare”.

Che cosa ha imparato?
“A rispettare la mia vita prima di tutto. Mi ha fatto comprendere quanto siamo piccoli, minuscoli. Anche se ci sentiamo giganti, potenti e invincibili, immortali. Sono un grande appassionato del mare, ma anche del volo. Quando sei in mezzo al mare sei come un ago in un pagliaio. Quando ti alzi in volo e raggiungi altezze importanti, il pianeta lo vedi piccolo e ti rendi conto della sua fragilità. Il mare è stato per me e lo è ancora un grande maestro di vita. Non posso pensare alla mia vita senza il mare”.

Luca Ward: “Non ho avuto un’adolescenza”

“Adesso tocca a te” quanto ha inciso nella sua vita?
“A 13 anni sei in un’età non pronta ad accettare la crudezza della vita. Non la conosci ancora bene, non conosci gli esseri umani con le loro incredibili dinamiche. Era una condizione dove non c’era la possibilità di scelta. C’era una sola via, una sola direzione. Mi è mancata l’adolescenza, non l’ho vissuta. Ho difficoltà a comprendere gli adolescenti, devo sforzarmi molto per riuscirci”.

E con i suoi figli adolescenti come se la cava?
“Non sono un padre impeccabile. Faccio spesso molti errori. Per fortuna c’è mia moglie. Lei ha vissuto l’adolescenza in una famiglia splendida. Mi aiuta molto, mi fa notare dove posso avere un comportamento pesante. Lì per lì ci rimango male poi capisco che ha ragione. Mi manca non aver vissuto quei passaggi importanti per la crescita. Per questo, forse, sono rimasto un eterno ragazzino”.

Un eterno ragazzino responsabile?
“Responsabile sì! Quell’esperienza mi ha portato a essere adulto in un istante. Nonostante tutto mi trovo molto bene con i giovani, ho un seguito enorme”.

Secondo lei perché?
“Sono curioso, aperto al mondo. Voglio sapere, capire. È come se mi nutrissi di quella parte di vita mancante nella mia esperienza che vedo vivere ai giovani”.

Luca Ward per i figli c’è sempre

Nel rapporto con i figli meglio quantità o qualità?
“Non sono d’accordo sull’idea che con i figli basti la qualità. Sono per la quantità. Sono convinto che ci devi stare il più tempo possibile. Ci vuole tempo per capire, per vivere con loro. Per entrare nello loro dinamiche”.

La paternità è cambiata?
“Ho modificato tantissimo il mio stile di vita in questi ultimi anni. Lavoro a corrente alternata. Dedico molto tempo ai miei figli, alla mia famiglia. Voglio stare con loro passandoci il più tempo possibile. Non importa come o dove. Voglio stare insieme, condividere giornate, serate, silenzi. I figli hanno bisogno che noi ci siamo”.

Perché i giovani di oggi vivono una sorta di mal di vivere?
“Perché non c’è la famiglia. Non ci sono i genitori con loro. Un tempo c’era la mamma a casa che accoglieva, era presente, partecipava la vita dei figli. Oggi tornano a casa e ci sono le tate. È completamente diverso. È inevitabile che manchino delle cose a questi ragazzi. Capisco il lavoro, la carriera. Però se decidiamo di avere dei figli dobbiamo trovare un giusto compromesso”.

Luca Ward: “Forza e amore”

Luca-Ward

Luca Ward e la moglie Giada Desideri, Instagram

In una story su Instagram ha scritto: “Forza e amore Lupo”. Cosa significa?
“Ho tre figli: Guendalina 39 anni, Lupo 14 e Luna 12. Guendalina è nata che ero molto giovane, ho fatto una serie di errori, ero iperprotettivo. La tenevo dentro a una nuvola d’ovatta. Lupo e Luna li ho avuti in età matura, ora ho una visione della vita completamente diversa.

Ho bisogno di stare con loro, ma non 10 minuti, non mi bastano. Sono anni ormai che spesso me li porto dietro, saltano la scuola, non me ne frega nulla. Voglio stare con loro, non mi voglio perdere nulla”.

Sua moglie è d’accordo?
“Di questo discutiamo spesso. Lei è più legata alle regole, alla stabilità, io no! Ho un’età nella quale vorrei stare con i miei figli. Adesso Lupo parte con me, stiamo qualche giorno insieme, lui è felicissimo. Lo stesso Luna. Magari vengono alternati, non sempre insieme”.

Quanto è importante la famiglia nel costruirsi persona?
“Determinante! Determina la tua qualità di vita, il tuo essere uomo o donna. La famiglia è fondamentale. Oggi i punti di riferimento non ci sono più. Quando eravamo ragazzi noi c’erano dei punti di riferimento: gli sportivi, i gruppi rock, gli attori, i grandi politici oggi non ci sono più”.

Cosa c’è oggi?
“La povertà più assoluta. Un essere umano che viene al mondo come unico punto di riferimento ha la famiglia. Se manca quella manca tutto. Basta guardare la cronaca. Ci rendiamo conto delle macerie che ci sono proprio perché la famiglia è mancante. Dove sono i genitori? Non ci sono, sono troppo occupati”.

Anche la scuola ha perso la capacità di stare con i giovani?
“Una volta c’era questo filo che legava famiglia e scuola. Oggi anche questo si è smarrito. Ha perso la sua forza, la sua incisività, il suo esserci. Ricordo mia madre che dopo il lutto pur dovendo lavorare aveva una complicità con gli insegnanti. Lei sapeva tutto pur dovendosi occupare del lavoro altrimenti non mangiavamo. Questa complicità oggi è assente, non hanno nemmeno la preparazione”.

Luca Ward, il talento di essere nessuno

‘Il Gladiatore’ è la storia della sua vita?
“Un po’ si. Non me ne sono accorto subito perché lavorando tanto è tutto molto veloce. Rivedendo il film ho detto: Ma questa è proprio la storia della mia vita!”.

Nel suo libro, ‘Il talento di essere nessuno’, c’è la stessa tensione emotiva del film?
“Quel film l’ho amato molto, non solo per la mia romanità. I valori de Il Gladiatore sono i miei. Nessuno è perfetto però sono iperprotettivo, riesco a stancare le persone per quanto sono protettivo. Il senso dell’onore, dell’onestà, di ascoltare sempre l’altro, di essere accogliente è la mia natura. Il mio modo di essere persona. I colleghi li ho conquistati con pulizia e onestà. Battiamoci, ma con lealtà, non con i sotterfugi”.

Progetti?
“Per fortuna tante cose, come dice il mio agente: Stai vivendo una seconda giovinezza”.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata