Potremmo dire che è un po’ come il panda rosso o la tigre: in pericolo, ma non ancora in via di estinzione. Insomma, mentre si appresta a festeggiare i 48 anni il nostro Ssn non se la passa benissimo. Continua sì a garantire un’elevata aspettativa di vita, ma ha perso la capacità di erogare prestazioni in modo equo e tempestivo. Anche perché fa i conti con la grande fuga degli operatori e finanziamenti insufficienti ai bisogni di un Paese che invecchia.
Risultato? Il diritto alla salute è “sempre più condizionato dal Cap di residenza e dalle condizioni economiche: oggi chi può paga, chi non può aspetta o rinuncia a visite ed esami. Ma la crisi del Ssn non è più solo un problema sanitario: ha ricadute sulla tenuta economica e sociale del Paese”. Il monito arriva da forte e chiaro da Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che ha presentato il corposo 9° Rapporto sul Servizio Sanitario Nazionale alla Camera dei Deputati, un un’affollata Sala della Regina.
Un documento che, fra ‘tagli invisibili’ e impietosi confronti internazionali, individua i tanti mali, ma anche le priorità per rafforzare e innovare il Ssn. Perché il paziente è critico, ma non ancora senza speranza. Piuttosto “la politica – dice Cartabellotta – deve chiarire quale modello di sanità intende lasciare alle future generazioni e con quali risorse e riforme renderlo concreto”. Perché senza Ssn chi ci curerà domani?

Finanziamento pubblico e ‘tagli invisibili’
Nel periodo 2023-2026 il Fondo Sanitario Nazionale è aumentato di 17,5 miliardi, passando da 125,4 miliardi del 2022 a 142,9 nel 2026. Tutto bene, allora? Se il finanziamento è rapportato alla ricchezza prodotta dal Paese nel 2022 il Fondo rappresentava il 6,27% del Pil; negli anni successivi la quota si è mantenuta intorno al 6%, con l’eccezione del 6,14% del 2026. Se nel 2023-2026 il rapporto Fondo/Pil fosse rimasto costante al livello del 2022, il Ssn avrebbe avuto a disposizione 18,8 miliardi di euro in più. Ecco i ‘tagli invisibili’.
In pratica il “finanziamento nominale è certamente aumentato, ma si è ridotta la quota di ricchezza nazionale destinata al Ssn”, dice Cartabellotta illustrano il “fenomeno dei tagli invisibili: risorse inferiori rispetto a quelle che il Ssn avrebbe ricevuto mantenendo invariato il rapporto Fondo/Pil del 2022″.
Non solo: dal 2010 al 2026 il Fondo nominale è cresciuto di 37,5 miliardi ma, al netto dell’inflazione generale Istat, nel 2026 il finanziamento è sostanzialmente tornato ai livelli del 2010. Intanto la popolazione invecchia e i costi delle innovazioni farmacologiche e tecnologiche aumentano.
Italia ultima nel G7 per spesa sanitaria pubblica pro-capite
Nel 2025 la spesa sanitaria pubblica italiana si attesta al 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse. La spesa pubblica pro-capite è pari a 3.952 dollari a parità di potere d’acquisto: 909 in meno della media Ocse e 1.013 in meno della media europea. “Un divario che, rapportato ai quasi 59 milioni di residenti, supera i 36 miliardi. Una voragine scavata negli ultimi 15 anni da Governi di ogni colore, che anno dopo anno ha allontanato l’Italia dal resto d’Europa”, accusa Cartabellotta.
Tra i Paesi del G7, spiace ribadirlo, ma l’Italia è fanalino di coda per spesa sanitaria pubblica pro-capite. La spesa diretta pro-capite delle famiglie supera invece la media Ocse del 12,3%, mentre quella intermediata è inferiore del 43,7%: al minore investimento pubblico corrisponde una minore protezione finanziaria delle famiglie, più esposte al pagamento diretto delle cure.
Ssn, Regioni e riparto
Dove vanno le risorse? Nel 2025 il riparto del Fondo sanitario assegna in media 2.218 euro per abitante, con valori compresi tra i 2.319 del Molise e i 2.143 della Provincia autonoma di Bolzano. La Campania, con 2.173 euro, riceve la quota pro-capite più bassa tra le Regioni a statuto ordinario. Un caso “emblematico” per Cartabellotta. “La Regione più giovane d’Italia riceve meno risorse pro-capite della media nazionale, nonostante condizioni socio-economiche sfavorevoli e una speranza di vita alla nascita quasi tre anni inferiore a quella della Provincia autonoma di Trento”.
Spesa sanitaria: 42,4 mld a carico delle famiglie, crescono fondi e assicurazioni
Nel 2025 la spesa sanitaria totale è di 190,1 miliardi: 140,8 mld di spesa pubblica, 42,4 miliardi a carico delle famiglie e quasi 7 miliardi intermediati da fondi sanitari, assicurazioni e altri soggetti. Rispetto al 2024, la spesa out-of-pocket diminuisce dell’1% (-434 milioni), mentre quella intermediata cresce del 10,1% (+642 milioni).
In particolare, quella per assicurazioni sanitarie volontarie aumenta del 12,7%, passando da 4,69 a 5,29 miliardi. “Se il servizio pubblico arretra, fondi e assicurazioni rischiano di diventare una corsia preferenziale per chi dispone di una copertura. Servono regole, trasparenza e vigilanza affinché la sanità integrativa completi le tutele del Ssn senza ampliare le diseguaglianze”, dice Cartabellotta.
5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esami
Nel 2024 oltre 5,8 milioni di persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno dichiarato di aver rinunciato a una o più visite o esami, rispetto al 7,6% del 2023: circa 4 milioni hanno rinunciato per i lunghi tempi d’attesa e 3,1 milioni per motivi economici, potendo indicare entrambe le cause.
“Il Ssn deve garantire cure accessibili e proteggere le famiglie dalle conseguenze economiche della malattia. Le rinunce a visite ed esami restano fuori dal conto della spesa, ma alimentano bisogni di salute insoddisfatti: è un debito sanitario che genera interessi di salute”, dice Cartabellotta.
Le 16 linee di intervento per il rilancio del Ssn e le prossime elezioni
Chi ci curerà domani? Il Rapporto si occupa anche del rilancio del Ssn, con 16 linee di intervento per orientare e monitorare le politiche di Governo e Regioni. Serve una strategia organica che integri un finanziamento pubblico adeguato ai bisogni di salute, una governance Stato-Regioni capace di ridurre i divari, l’aggiornamento continuo e l’uniforme esigibilità dei Lea.
Ma anche il rilancio delle politiche sul personale sanitario, il potenziamento del territorio e l’integrazione con ospedale e servizi sociali, la riduzione di sprechi e inefficienze, la governance del rapporto pubblico-privato, il riordino della sanità integrativa e gli investimenti in prevenzione, ricerca e digitalizzazione.
Il Piano rafforza l’attenzione alla sicurezza e alla manutenzione del patrimonio edilizio e tecnologico, ai dati aperti e alla partecipazione dei cittadini. “Nel 2027 il Piano di Rilancio sarà il nostro riferimento per analizzare i programmi sulla sanità di tutte le forze politiche alle prossime elezioni. Perché i cittadini hanno il diritto di conoscere azioni e omissioni della politica nella tutela della loro salute”, dichiara il numero uno di Gimbe, che al Ssn non vuol rinunciare. Tutelarlo e rilanciarlo “significa preservare uno strumento di democrazia e coesione sociale e una leva per lo sviluppo economico del Paese”, scandisce Cartabellotta.

