La telemedicina procede, decisamente più fumosa è la procedura di digitalizzazione degli ospedali. E se ormai l’85% dei medici di famiglia alimenta il fascicolo sanitario elettronico, quest’ultimo per molti cittadini è ancora inaccessibile. A dirlo è l’ultimo monitoraggio indipendente sull’attuazione della Missione Salute del Pnrr effettuato dall’Osservatorio Gimbe.
“Al 31 dicembre 2025 erano previste tre scadenze europee relative alla digitalizzazione del Ssn: tutte risultano formalmente rispettate, ma senza certezze sui reali benefici per i cittadini e per la sanità pubblica”, avverte il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.
Telemedicina, cosa manca
L’obiettivo – che prevedeva almeno 300.000 pazienti assistiti in telemedicina – è stato ampiamente superato: la Settima Relazione al Parlamento riporta infatti 467.479 pazienti. Tuttavia, il monitoraggio effettuato tramite la Piattaforma nazionale di telemedicina gestita da Agenas non è accessibile pubblicamente: tutte le Regioni e Province autonome hanno attivato almeno un progetto di telemedicina, ma non sono disponibili dati pubblici sul numero di pazienti assistiti per singola Regione.
“È indispensabile rendere pubblici i numeri. Senza conoscere il numero di pazienti assistiti in ciascuna Regione e per quali servizi di telemedicina, è impossibile verificare se esistono gap digitali da colmare”, dice Cartabellotta.
Digitalizzazione delle strutture ospedaliere, il bilancio Gimbe
Se il target era la completa digitalizzazione delle 280 strutture ospedaliere, più di recente l’obiettivo è stato ridimensionato. Il target si considera raggiunto se tutti i 280 ospedali aumentano di almeno un livello nella scala di maturità Emram (Electronic Medical Record Adoption Model), sulla base di una certificazione indipendente dell’Healthcare Information and Management Systems Society, e se almeno 50 ospedali raggiungono almeno il livello 2.
“Parliamo di un investimento di oltre 1.450 milioni destinato alla completa informatizzazione di 280 ospedali. Ma oggi ci si accontenta di aumentare di almeno un livello Emram in tutti gli ospedali e di certificarne almeno 50 al livello 2: uno stadio ancora embrionale del percorso di digitalizzazione”.
Non solo. “Anche qui mancano i dati pubblici per valutare le differenze regionali e locali e lo status della trasformazione digitale degli ospedali italiani. Quali sono i 280 ospedali da digitalizzare? Quali sono stati certificati con quale livello di maturità digitale?”, chiede il numero uno Gimbe.
I medici di famiglia e il fascicolo sanitario elettronico
E passiamo alla sanità sul territorio. Almeno l’85% dei medici di base alimenta il Fascicolo sanitario elettronico. Anzi, il target a dicembre 2025 il target risulta raggiunto con un valore del 95,2%. “Purtroppo i concetti di accesso, consultazione, operazione e alimentazione del fascicolo non sono riportati in maniera univoca nelle norme e nelle fonti istituzionali: di conseguenza, è impossibile dedurre con assoluta certezza a cosa corrisponda il raggiungimento del target”, dice Cartabellotta.
Ma se guardiamo il bicchiere dalla parte dei pazienti, il monitoraggio del ministero della Salute e del Dipartimento per la Trasformazione Digitale riporta che a settembre 2025 ben 5 Regioni non avevano ancora avviato la disponibilità del profilo sanitario sintetico nel fascicolo sanitario elettronico: Campania, Lazio, Lombardia, Provincia autonoma di Trento e Veneto.
Che cos’è il patient sommary e a che punto è
Se questo target risulta formalmente centrato, il patient summary costantemente aggiornato “è ancora lontano dall’essere una realtà per tutti i pazienti”, dicono da Gimbe. Eppure “questo strumento è un vero e proprio identikit sanitario, con informazioni fondamentali, tra cui allergie note, patologie croniche e terapie farmacologiche in corso che, soprattutto in condizioni di emergenza, può fare la differenza tra l’efficacia di un intervento tempestivo e i rischi per la salute del paziente. Senza contare che solo il 44% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione del proprio fascicolo sanitario, con divari enormi tra Regioni”, dice Cartabellotta.
Insomma, i tre target della Missione Salute con scadenza dicembre 2025 risultano formalmente conseguiti. Ma Fondazione Gimbe punta il dito su due criticità: da un lato, la mancata disponibilità pubblica dei dati sui pazienti assistiti in telemedicina e sulla digitalizzazione degli ospedali; dall’altro, la rimodulazione del target sulla digitalizzazione degli ospedali stessi e l’impossibilità di comprendere cosa si intenda realmente per alimentazione del del fascicolo sanitario elettronico.
Poiché i dati pubblici rappresentano un “bene comune”, Gimbe chiede al ministero della Salute un resoconto dettagliato e accessibile su numero di pazienti assistiti in telemedicina per ciascuna Regione, livello di digitalizzazione raggiunto da ciascuno dei 280 ospedali e la definizione di indicatori chiari e coerenti sull’effettiva alimentazione del fascicolo sanitario elettronico da parte di medici e pediatri di famiglia.
Perché al di fuori del Ssn la digitalizzazione corre, e l’investimento fatto in sanità può e deve davvero fare la differenza per i cittadini bisognosi di cure.

