Hantavirus, la fine dell’odissea della Hondius e gli errori a bordo

Hantavirus, la fine dell’odissea della Hondius e gli errori a bordo
(AP Photo/Manu Fernandez)

Due nuovi casi confermati di Hantavirus dopo lo sbarco della Mv Hondius a Tenerife: il punto della situazione con Massimo Andreoni

Dopo quaranta giorni di navigazione, due decessi a bordo e gli occhi di tutto il mondo puntati addosso, l’odissea della Mv Hondius – la nave da crociera che, insieme ai 149 passeggeri, ha imbarcato anche il ceppo andino dell’Hantavirus – si è conclusa con lo sbarco a Tenerife.  

Hantavirus: due nuovi casi confermati

Intanto, a poche ore dall’evacuazione e dal rimpatrio degli sfortunati croceristi verso i rispettivi Paesi di origine, agli otto casi confermati se ne aggiungono altri due: una donna francese, le cui condizioni sono peggiorate durante la notte, e un cittadino americano, al momento asintomatico. 

“Abbiamo assistito a un fatto abbastanza eccezionale: un focolaio a bordo di una nave da crociera, in cui il contatto ravvicinato e in un luogo chiuso tra le persone ha favorito la diffusione del virus”, commenta a LaSalute di LaPresse Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie infettive all’Università Tor Vergata, membro del Consiglio superiore di sanità e past president Simit.

Un virus dalla scarsa trasmissibilità 

Eppure, nonostante le condizioni favorevoli, la diffusione dell’Hantavirus a bordo della nave è stata limitata. Un dato che conferma “la scarsa trasmissibilità da persona a persona”, sottolinea Andreoni. D’altro canto, nel 2025, “ci sono stati 229 casi e 59 decessi per Hantavirus: vuol dire che la letalità è molto alta (25%), ma significa anche che, al di fuori di un focolaio di 30 persone, non si è mai verificato un contagio molto ampio”. 

Hantavirus, la fine dell’odissea della Hondius e gli errori a bordo
Porto di Granadilla, Tenerife (AP Photo)

Rischio “molto basso” per la salute pubblica 

È per questo che l’Organizzazione mondiale della sanità predica calma, ritenendo molto basso il rischio per la salute pubblica. “In questo momento è giusto tracciare tutti i possibili contatti e contagi, ma la pandemia è un’ipotesi da scartare. Al massimo potremo dover fare i conti con dei micro-focolai epidemici”, conferma l’esperto. 

C’è un aspetto, però, che rischia di complicare il monitoraggio dei possibili contagi: il periodo molto lungo di incubazione, che va dalle sei alle otto settimane. Tant’è vero che l’Oms raccomanda 42 giorni di sorveglianza attiva per i contatti ad alto rischio. 

Gli errori a bordo della Mv Hondius

“Ma finora le autorità sanitarie e i singoli Stati si sono mossi bene, mettendo prontamente in campo le misure di sorveglianza e di controllo necessarie”, rassicura Andreoni. Più negligente sembrerebbe essere stata la condotta dell’equipaggio della Mv Hondius: dal giorno in cui il ‘paziente zero’ Leo Schilperoord – poi deceduto – ha manifestato i primi sintomi gravi, alla data in cui sono scattati i protocolli di contenimento, sono passate tre settimane. 

Dopo la morte di Schilperoord, inoltre, il capitano ha rassicurato i naviganti: non c’era alcun rischio di contagio. “Sulla nave si è agito in modo tardivo, sebbene le infezioni da Hantavirus siano molto rare e quindi all’inizio era difficile ipotizzare questa pista. Ma dopo la morte del primo passeggero – conclude Andreoni – bisognava isolare subito la moglie e tutte le persone che erano entrate a stretto contatto con Schilperoord”.

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