Per vincere la lotta al diabete in un Paese che invecchia servono idee chiare, nuove strategie e la forza di alleanze strategiche. Come quella tra Fiaso e Federsanità Anci, ‘siglata’ ufficiosamente dai due presidenti al Cnel, a margine degli Stati Generali del diabete 2026. Per il presidente Fiaso Giuseppe Quintavalle la chiave per contrastare questa patologia è “una presa in carico olistica complessiva che parta dal territorio, dove abbiamo bisogno di persone che intercettino il bisogno: dunque medici di medicina generale, specialisti, familiari e tutti coloro che possono far emergere i casi di diabete, perché c’è un sommerso importante”.
Strategie e sfide
“Le Case di comunità lavoreranno gomito a gomito con la specialistica di primo secondo e terzo livello, quindi anche con i grandi ospedali. Ma non dimentichiamo che c’è bisogno anche di un supporto sociale: pensiamo dunque al ruolo del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta, delle scuole che possono intercettare il bisogno e far sì che la persona venga seguita, si avvicini a stili di vita corretti, ci sia un monitoraggio dei dati e naturalmente una continuità di cure non solo farmacologiche. Perché dietro l’obesità o un diabete mal curato spesso si ci sono situazioni che dobbiamo far emergere”, insiste Quintavalle.
Quello del diabete insomma “è un caso emblematico, perché attraverso il ripensamento della rete assistenziale – ragiona Fabrizio d’Alba, presidente Federsanità – avremo competenze, conoscenze, modelli da usare su altre malattie croniche. Il nostro sistema sanitario e di welfare trova un grande limite nella sostenibilità. Pensare le attività come integrate fin dall’inizio aiuta a garantire la sostenibilità del sistema. Abbiamo lavorato molto sul tema dell’integrazione ospedale-territorio, ma oggi il diabete ci dice che dobbiamo spingere l’integrazione tra sanità e sociale. Perché il diabete richiede anche un’attenzione sugli stili di vita che scongiuri la patologia”.
Non solo ospedali, Asl e ‘camici bianchi’: “Penso alle scuole, ai comuni o alle aree metropolitane, le diocesi. Noi abbiamo in mente i 4 milioni di persone che già conosciamo, ma ce n’è quasi 1 milione che non ha ancora avuto una diagnosi: se il diabete diventa patrimonio di tutti – dice d’Alba – probabilmente riusciremo a intercettare prima queste persone”. Con un’importante riduzione anche della spesa per le cure.
Obiettivo comune: difendere la sanità pubblica
Solo ieri Papa Leone XIV ha sottolineato che “la salute non può diventare un lusso per pochi”. Ebbene, per Quintavalle “la disomogeneità da regione a regione va colmata facendo linee guida o gruppi di lavoro con capofila chi mette in pratica le best practice, per poi trainare attraverso l’esperienza la regione o la struttura meno formata. Il Servizio sanitario nazionale, insomma, va protetto con l’appropriatezza: non dimentichiamo che la sanità pubblica ha permesso ai nostri cittadini di vivere fino a 100 anni e di essere operati fino a 101”.
“Noi vogliamo proteggere il Ssn, ma per farlo bisogna contrastare le gli elementi di disomogeneità nella qualità delle cure e della presa in carico. Le nostre associazioni servono a mettere a fattore comune le esperienze positive e i metodi validati, ma anche a superare le autoreferenzialità, alimentandoci delle esperienze degli altri. Con Fiaso stiamo lavorando affinché ci si parli anche di più tra le nostre associazioni, per contribuire in modo concreto a dare risposte ai bisogni in un’ottica di sostenibilità del Ssn”, conclude il presidente di Federsanità Anci.


