Quando la scienza medica viene ignorata il conto arriva, l’analisi

Quando la scienza medica viene ignorata il conto arriva, l’analisi
Photo by: Jens Kalaene/picture-alliance/dpa/AP Images

“Non è la prima volta che la scienza viene sacrificata sull’altare dell’ideologia”. Perché abbiamo perso la memoria dei veri nemici della salute.

“Non è sempre facile capire quali saranno le conseguenze per la salute di un evento: questo nel bene, quando c’è una scoperta promettente, ma anche nel male. La storia però ci permette di fare i conti: ogni volta che la scienza medica è stata ignorata o sostituita da conoscenze fasulle, il risultato è stato un corteo di milioni di morti”. Parola di Arnaldo D’Amico, medico giornalista scientifico e scrittore, che nel suo libro ‘La memoria del nemico’ (Il Saggiatore) racconta perché ci sono voluti duemila anni per scoprire il sistema immunitario.

Con LaSalute di LaPresse D’Amico analizza l’aria che tira per la scienza da questa e dall’altra parte dell’Oceano.

Dall’Hiv al vaccino contro l’epatite B

Partiamo da una premessa: “Le scoperte più interessanti in medicina nascono da pura curiosità, come è stato con lo studio delle stelle marine e dei meccanismi immunitari. Quello che ho imparato ricostruendo la vicenda, ma anche facendo il medico, è che i danni di scelte sbagliate prima o poi arrivano”. 

Pensiamo al taglio dei fondi in Usa “per il sostegno al trattamento dell’Hiv – dice D’Amico – Una scelta che ha provocato rapidamente un aumento dei contagi nella comunità latinoamericana, e questo ce lo dice uno studio. Ebbene, quando un’epidemia si diffonde in una ‘sacca’ di popolazione, prima o poi arriva nel resto”.

Stesso discorso per la scelta statunitense relativa alla vaccinazione contro l’epatite B alla nascita. “I danni – prevede l’autore – li vedremo tra 40 anni, quando inizieranno a comparire casi di cirrosi epatica e cancro del fegato. Chissà però se qualcuno si ricorderà cosa è accaduto 40 anni prima”.

Capitolo tumori, l’impatto dei tagli alla ricerca

Anche il grande successo dell’immunoterapia per D’Amico è a rischio: “Siamo arrivati a un 70% di sopravvivenza a 5 anni nei tumori, un traguardo eccezionale che poggia su finanziamenti federali ingentissimi”, rileva.

Fondi che però “ora si stanno tagliando. Inevitabilmente la progressione di risultati rallenterà e le conseguenze le vedremo fra una ventina di anni. L’impatto di questa scelta, poi, non sarà limitato agli Usa, perché l’oncologia americana era la più avanzata al mondo”.

La scienza in un mondo che ha perso la memoria

“Insomma, stiamo vivendo in un mondo che non pensa al domani e che ha perso un po’ la memoria del nemico – commenta con amarezza l’autore – Abbiamo capito chi è a insidiare la salute, ma non che le scelte politiche hanno conseguenze. Nessuno si preoccupa di quello che capiterà domani. E se la medicina è il settore più penalizzato, per toccare con mano le conseguenze i tempi sono abbastanza lunghi”, avverte. 

Le lezioni della storia: il lavaggio delle mani

D’altronde non è la prima volta che la scienza viene sacrificata sull’altare dell’opportunismo. “Pensiamo a Ignazio Semmelweis: scopre come evitare la morte di una partoriente su tre semplicemente disinfettando le mani. Il primario però reputa la sua teoria offensiva per la dignità dei medici e dell’ospedale. Così non la verifica e lo caccia. Da medico – dice D’Amico – so cosa significa sapere come evitare sofferenze e morti e non poterlo fare. È un’esperienza che può portare alla follia. Vent’anni dopo arriverà Pasteur, ma nel frattempo la febbre puerperale ha continuato a fabbricare milioni di orfani e vedovi” .

Il caso vaccini e la variolizzazione

Colpisce l’ondata di scetticismo in Usa, ma non solo, sui vaccini. “Eppure ol raddoppio della nostra aspettativa di vita è dovuto proprio a ai vaccini. Prima ad arrivare a 70 anni erano pochi e la metà dei nati non arrivava a 10 anni. Quindi è chiaro che gli adulti non capiscono a cosa serva il vaccino: oggi i loro figli stanno sopravvivendo grazie all’effetto gregge. Ma devo dire che contro i vaccini c’è sempre stata una reazione irrazionale”. 

Facciamo un passo indietro e pensiamo alla variolizzazione, nata in Africa e poi ‘riscoperta’ in America da un personaggio che non ti aspetti. Cotton Mather “è un emblema dell’evoluzione dalla cieca adesione a ragionamenti suggestivi, pensiamo alla caccia alle streghe, alla rivoluzione dello sperimentare e misurare. Abbandona infatti la caccia alle streghe quando esplode il vaiolo a Boston”, ricorda.

Mather “va a parlare con uno schiavo nero e gli chiede come mai non avesse paura della malattia. Così scopre il trattamento cui il giovane era stato sottoposto da piccolo. Scrive poi alla Royal Accademy che gli gira le relazioni di Lady Montague da Istanbul. Risultato? Si mette a fare la variolizzazione a Boston dimostrando che, con il trattamento, si ha il 5% della mortalità contro il 60% del vaiolo normale. La reazione della comunità? Gli buttano una bomba in casa”, aggiunge il medico.

Per D’Amico la reazione storicamente problematica al vaccino “probabilmente ha a che fare con un senso della propria integrità. Sapere che qualcuno ti inietta qualcosa che potrebbe farti ammalare è respingente”. Così ci si ritrae e, anche a livello di scelte singole, finisce per diventare dominante “l’approccio alla novità portato avanti a lungo dall’accademia: si evita il confronto con il dato sperimentale”.

Insomma, per D’Amico a “ostacolare il cammino della scienza sono tanti aspetti diversi. Il mio libro racconta i fatti collegandoli uno con l’altro e segnalando l’arrivo di una mentalità pragmatica, per cui la conoscenza non è più un peccato e l’esperto non è uno da guardare con sospetto. Se la paura diminuisce, emergono atteggiamenti razionali e dunque sia abbandonano pratiche dannose come il salasso, che pure hanno resistito per secoli”.

Perché molte teorie mediche del passato “erano estremamente suggestive e proprio per questo non venivano mai verificate. Ed è così che il ragionamento, invece di salvare vite, le ha tolte. Anche oggi siamo circondati da ragionamenti suggestivi che sembrano spiegare tutto e invece aggiungono problemi. Ma la storia insegna che senza verifiche sperimentali la ‘conoscenza’ diventa pericolosa, fa danni, uccide”, avverte D’Amico.

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