Raid incrociati tra Stati Uniti e Iran dopo che le forze di Teheran hanno colpito un elicottero militare Usa vicino allo Stretto di Hormuz. Le forze americane hanno fatto sapere di aver preso di mira difese aeree e siti radar mentre la Repubblica Islamica ha lanciato missili contro una basa dotata di caccia statunitensi in Giordania e obiettivi in Bahrein e Kuwait. Nonostante queste offensive di rappresaglia, Donald Trump ritiene ancora che un accordo di pace con l’Iran sia a portata di mano.
Punti chiave
- Media, tre morti in raid israeliani nei pressi di Nabatiyeh
- Trump: "Grazie a scorta Usa a Hormuz transitati 100 mln di barili di petrolio"
- Katz: "Campagna contro Teheran è tutt'altro che conclusa"
- Media, Israele in elevato stato di allerta dopo dichiarazioni Trump
- Fonti Israele, Netanyahu e Trump pienamente coordinati su attacchi a Teheran
- Libano, Netanyahu: "Non siamo in guerra con Beirut ma contro Hezbollah"
- Libano, Idf: "Colpiti in ultime 24 ore obiettivi Hezbollah nel sud del Paese"
- Libano, Beirut: "3696 morti in raid israeliani dal 2 marzo"
- Aiea: "Teheran fornisca informazioni su scorte uranio e accesso impianti"
- Trump: "Quando guerra finirà inflazione scenderà di colpo"
Tre persone sono morte nei raid israeliani che hanno colpito più volte Deir Zahrani, nelle vicinanze di Nabatiyeh. Altri raid hanno colpito anche Hanaway (Tiro), mentre l’artiglieria ha preso di mira l’area intorno a Mansouri, nello stesso distretto. Lo riporta L’Orient Le Jour.
Donald Trump annuncia che, grazie alla “missione segreta” ordinata il mese scorso per scortare le navi commerciali attraverso Hormuz, l’iniziativa “ha permesso a oltre 100 milioni di barili di petrolio di transitare attraverso lo Stretto e raggiungere il libero mercato” e “più di 200 navi commerciali hanno attraversato lo Stretto in sicurezza”. Questo “straordinario successo”, scrive il presidente americano su Truth, “è dovuto al fatto che gli Stati Uniti d’America controllano lo Stretto di Hormuz, e non l’Iran. Le loro forze armate sono sconfitte e la loro economia è al collasso. Per l’Iran è finita!”.
“La campagna contro l’Iran è tutt’altro che conclusa. Le Forze di difesa israeliane sono pronte ad attaccare l’Iran con grande forza”. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz durante la cerimonia del Premio per la Sicurezza di Israele. Lo riporta Ynet. “Il Medioriente sta cambiando sotto i nostri occhi. Se l’Iran attaccasse Israele, subirebbe un duro colpo, come è successo pochi giorni fa”, ha aggiunto.
Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, che ha annunciato nuovi attacchi all’Iran, Israele mantiene un elevato livello di allerta nei suoi sistemi di difesa. Lo riferisce l’emittente pubblica israeliana Kan.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sono “pienamente coordinati” nel contesto dell’escalation delle tensioni con l’Iran, mentre Trump promette di sferrare ulteriori attacchi contro la Repubblica islamica. Lo riferisce a Times of Israel una fonte dell’ufficio del primo ministro spiegando che “il primo ministro e il presidente si parlano a giorni alterni, a volte anche tutti i giorni, e sono perfettamente coordinati”.
“Israele non è in guerra con voi, ma contro Hezbollah, che ha preso in ostaggio il vostro Paese, che esegue gli ordini dell’Iran e che usa il vostro territorio per lanciare attacchi contro Israele”. Lo ha dichiarato il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, in un video rivolto ai libanesi, citato da Ynet. “Voi e i vostri figli meritate di meglio. Hezbollah è più debole che mai. Desideriamo ardentemente la pace con voi, una pace in cui i nostri due popoli possano investire, costruire e prosperare insieme”, ha spiegato. “L’unico ostacolo a questa splendida visione è Hezbollah. Prendete in mano il vostro futuro. Unitevi a Israele. Una volta smantellato Hezbollah, le possibilità saranno infinite, e il cielo sarà il limite”, ha aggiunto.
Le Forze di Difesa Israeliane affermano di aver colpito nelle ultime 24 ore militanti di Hezbollah e infrastrutture appartenenti all’organizzazione a Tiro e in altre zone del Libano meridionale. Secondo l’Idf, uno degli attacchi ha colpito un deposito di armi.
E’ salito a 3696 il bilancio delle vittime in Libano dei raid israeliani dal 2 marzo. Lo ha riferito il ministero della Salute di Beirut, aggiungendo che i feriti sono 11.413.
Il consiglio dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha chiesto che Teheran collabori pienamente con l’agenzia, fornisca informazioni complete sul proprio stock di materiale nucleare quasi di livello militare e conceda ai suoi ispettori l’accesso ai siti nucleari iraniani. Una risoluzione approvata dal consiglio dell’Aiea ha inoltre affermato che fornire informazioni e accesso è “essenziale e urgente” per consentire la verifica che non ci sia “deviazione di materiale nucleare”. Ventuno paesi, su 35 membri del consiglio dei governatori dell’Aiea, hanno votato a favore della risoluzione presso la sede dell’agenzia a Vienna, secondo diplomatici che hanno parlato sotto condizione di anonimato per descrivere l’esito della votazione a porte chiuse. Russia, Cina e Niger si sono opposti, mentre 10 Paesi si sono astenuti e uno non ha votato perché in arretrato. La risoluzione è stata presentata da Francia, Regno Unito, Germania e Stati Uniti. Un alto diplomatico occidentale ha affermato che la risoluzione “mira a mantenere la pressione diplomatica sull’Iran affinché rispetti i propri obblighi legali di salvaguardia”.
“Quando la guerra finirà, l’inflazione scenderà di colpo”. Lo ha detto Donald Trump, rispondendo a una domanda sugli ultimi dati riguardanti l’inflazione negli Stati Uniti, che ha raggiunto i massimi da 3 anni con il 4,2%.
“Tendo una mano di pace al presidente e al popolo libanese”. Lo ha scritto il presidente israeliano Isaac Herzog ribadendo il suo desiderio di recarsi “direttamente a Beirut in auto. E questo sogno può diventare realtà, ma solo se il futuro del Libano sarà determinato a Beirut e non a Teheran”, ha scritto su X. “Stamattina, durante la mia visita nelle località al confine con il Libano, mi sono rivolto in arabo al presidente del Libano e al popolo libanese”, ha aggiunto in un messaggio accompagnato da un video nel quale si sente il presidente israeliano parlare in arabo: “Dalle frontiere del nord, tendo la mano della pace al presidente e al popolo libanese, ma voi dovete preservare un Libano libero dall’influenza dell’Iran e delle organizzazioni terroristiche”. Herzog ha sottolineato che lo Stato libanese deve “rimanere uno Stato sovrano e indipendente”.
“Eravamo vicino a un accordo, ma continuano a perdere tempo” e “ci trattano da stupidi”. Lo ha detto Donald Trump riguardo alle trattative con l’Iran. “Vogliamo un accordo significativo e che funzioni”, ha aggiunto il presidente, criticando duramente l’accordo concluso nel 2015 da Barack Obama.
Li stiamo attaccando molto duramente” e “abbiamo il diritto di farlo”. Lo ha detto Donald Trump, parlando della ripresa dei combattimenti con l’Iran. “Ieri li abbiamo attaccati duramente e lo faremo anche oggi”, ha aggiunto il presidente, parlando con i giornalisti nello Studio Ovale.
Vuoi distogliere l’attenzione dalle accuse di crimini sessuali? Basta inventare accuse di crimini di guerra contro Israele! Un classico. La Cpi è corrotta fino al midollo”. Lo scrive su X il premier israeliano Benyamin Netanyahu postando la notizia della sospensione del procuratore capo della Corte penale internazionale Karim Khan. L’avvocato britannico deve rispondere di accuse di molestie sessuali nei confronti di un’assistente.
Un incendio si è sviluppato nella sala macchine di una petroliera nel Golfo di Oman, vicino allo Stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Ukmto, United Kingdom Maritime Trade Operations, precisando che una persona è rimasta ferita e altre due risultano disperse. Al momento non è chiaro cosa abbia causato l’incendio
E’ morto oggi un soldato francese “di stanza in Libano nell’ambito del distaccamento operativo di partenariato militare a Saliyeh”. Lo ha annunciato il ministero delle Forze Armate di Parigi, come riporta Bfmtv. Il militare è stato “colpito accidentalmente da un proiettile durante la fase preparatoria di un’esercitazione”. Il soldato, Florian Gillet, aveva 21 anni e prestava servizio nell’8° Reggimento Paracadutisti di Fanteria di Marina a Castres. Era stato schierato in Libano dal 1° giugno, dove partecipava a una missione operativa di partenariato militare a supporto delle forze armate libanesi in qualità di assistente istruttore di combattimento di fanteria.
“Qualsiasi aggressione riceverà una risposta diretta e decisa”. Lo ha detto il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, commentando l’escalation con gli Stati Uniti. “Oggi la vittoria finale è vicina e questa battaglia continua”, ha detto ancora Ghalibaf, aggiungendo che “le capacità di difesa e deterrenza del Paese non sono diminuite e a qualsiasi aggressione viene data una risposta decisa e immediata”.
L’esercito israeliano ha effettuato un attacco con droni contro un veicolo parcheggiato a Sidone, nel sud del Libano. Lo riporta il quotidiano libanese L’Orient-Le Jour, aggiungendo che nel raid sono morte 2 persone, i cui corpi sono stati recuperati all’interno dell’auto che ha preso fuoco. L’incendio si è propagato a diverse auto vicine causando ulteriori danni e sul posto si sono viste dense colonne di fumo.
Una delegazione del Qatar si è recata a Teheran stamattina per incontrare i negoziatori iraniani nel tentativo di colmare le divergenze residue in vista di un potenziale accordo con gli Stati Uniti. Lo ha riferito alla Cnn una fonte diplomatica informata, spiegando che “a seguito di consultazioni con gli Stati Uniti, i negoziatori del Qatar si sono recati a Teheran questa mattina per incontrare gli iraniani nel tentativo di colmare le divergenze residue”.
La Cnn evidenzia che la visita segnala che la diplomazia rimane attiva nonostante l’Iran e gli Stati Uniti si siano scambiati colpi durante la notte in una delle prove più dure finora per il cessate il fuoco. L’esercito Usa ha dichiarato di aver completato attacchi contro l’Iran che, secondo quanto affermato, erano in risposta all’abbattimento di un elicottero dell’esercito. Un funzionario statunitense ha dichiarato alla Cnn che gli Stati Uniti ritengono che gli attacchi non ostacoleranno i colloqui.
In aumento i prezzi dei futures petroliferi, spinti al rialzo dalle parole di Donald Trump che fanno paventare la possibilità di una nuova escalation militare tra Usa e Iran. I futures al West Texas Intermediate sono in rialzo del 2,2% a 90,2 dollari al barile, mentre le quotazioni al Brent sono in aumento del 2% a 93,3 dollari al barile.
Il presidente Usa, Donald Trump, ha dichiarato a Fox News che gli Usa sono vicini a ordinare nuovi attacchi contro centrali elettriche e ponti iraniani in risposta al fatto che l’Iran sta “prendendo in giro gli Stati Uniti” nei negoziati. Lo riporta la stessa emittente.
“Il dittatore antisemita Erdogan, che sta perpetrando un genocidio contro i curdi, sostiene l’organizzazione terroristica Hamas, opprime il proprio popolo e imprigiona gli avversari politici, è l’ultimo che possa dare lezioni di moralità allo Stato di Israele”. È quanto scrive in un post sul social X il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Lo Stato di Israele e l’Idf, l’esercito più morale al mondo, continueranno ad agire con forza contro l’Iran e le sue filiali che minacciano il Medio Oriente e il mondo intero”, aggiunge.
“Nessuno dovrebbe intraprendere avventure. Nessuno dovrebbe seguire le tracce della rete sionista di assassini. Se i diritti e le leggi della Turchia e dei turco-ciprioti saranno minacciati nel Mediterraneo orientale, voglio che sia noto che la nostra risposta sarà molto chiara e molto dura”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un discorso al gruppo parlamentare del suo partito, Alleanza popolare. Lo riporta Trt Haber.
“Gli attacchi di Netanyahu e della sua rete criminale contro la Siria e il Libano hanno raggiunto un punto tale da minacciare non solo questi due paesi fratelli, ma anche la Turchia. Voglio che tutti sappiano questo: Siria e Libano sono due stati indipendenti. Tuttavia, questi due stati, Siria e Libano, sono anche due stati all’interno della geografia dell’amore e della fratellanza della Turchia. Damasco e Beirut sono due città gemellate di Istanbul. La sicurezza della Turchia inizia non solo ad Hatay, ma anche ad Aleppo, a Damasco. La sicurezza della Turchia inizia a Beirut. Non tollereremo alcun fatto compiuto nei paesi dei nostri fratelli, né avalleremo alcun attacco contro di loro”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan durante un discorso al gruppo parlamentare del suo partito, Alleanza popolare. Lo riporta Trt Haber.
“L’esercito iraniano è un disastro totale e completo. Gran parte di questo, come la Marina e l’Aeronautica, non esiste nemmeno più: sono stati completamente sconfitti. L’Iran è tutto chiacchiere e niente fatti. Il bullo del Medioriente è morto!!! Ci hanno messo troppo tempo a negoziare un accordo che sarebbe stato ottimo per loro, ora ne pagheranno le conseguenze”. Lo scrive il presidente Usa, Donald Trump, in un post sul suo social Truth.
Almeno sei persone sono rimaste uccise negli attacchi israeliani contro la città di Tayr Debba, nel distretto di Tiro, nel su del Libano. Lo riporta l’agenzia di protezione civile libanese, come riporta Al Jazeera.
Un attacco degli Stati Uniti contro due serbatoi idrici nella zona di Bimani, a Sirik, nel sud dell’Iran, ha lasciato 20.000 persone senza acqua potabile. L’azienda idrica e fognaria della provincia di Hormozgan, o Abfa Hormozgan, ha affermato che i serbatoi sono stati “presi di mira e completamente distrutti” dal fuoco dell’esercito statunitense.
L’amministratore delegato dell’azienda, Abdolhamid Hamzehpour, ha aggiunto che i bacini idrici forniscono acqua potabile alla città di Kohstak e a 10 villaggi circostanti. In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa Mizan, affiliata alla magistratura iraniana, Hamzehpour ha avvertito che le risorse idriche sotterranee non sono sufficienti per una sostituzione immediata in quest’area e che le condizioni per i residenti sono diventate “difficili e critiche” a causa delle temperature che superano i 45°C.
Un’esplosione è stata udita vicino all’isola di Qeshm, nel sud dell’Iran, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Mehr News, che cita fonti locali. L’agenzia ha aggiunto che la causa della detonazione non è chiara, precisando che il suono potrebbe provenire da un’esplosione lontana o da attività nello Stretto di Hormuz.
Esmaeil Baqaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha dichiarato che i messaggi contraddittori provenienti dagli Stati Uniti e le ripetute violazioni del cessate il fuoco hanno danneggiato il processo diplomatico. Baqaei ha aggiunto che le forze armate iraniane “non esiterebbero un istante” a rispondere ogni qualvolta lo ritenessero necessario. Lo riporta Iran International.
Il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, non si aspetta una rapida conclusione della guerra in Iran. “A differenza di quanto immaginato dal presidente Trump. La nostra valutazione è che non finirà presto”, ha dichiarato Merz al gruppo parlamentare Cdu-Csu, come riportato dal Rheinische Post. Riferendosi al vertice Nato di Ankara all’inizio di luglio, Merz, riporta ancora il quotidiano, ha affermato che “vedremo se ci saranno prospettive di una soluzione entro quella data. In caso contrario, probabilmente vedremo un presidente Trump molto ostile seduto al tavolo delle trattative”.
Ciononostante, Merz ha spiegato che la volontà è quella di cercare di intavolare tutti i colloqui possibili con il presidente Usa e di fargli delle proposte. Allo stesso tempo, Merz ha fatto riferimento a “decisioni preparatorie” con Francia e Gran Bretagna per garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, se necessario. “Ma ciò presuppone un cessate il fuoco e la fine delle ostilità. Altrimenti, non possiamo farlo. Voglio solo sottolineare che siamo strettamente coordinati anche su questo tema”, ha affermato il cancelliere.
“Problemi di jet fuel almeno per l’estate non li avremo”. Lo afferma il presidente dell’Unem Gianni Murano nel corso di un punto stampa prima dell’assemblea 2026 riferendosi ai problemi di approvvigionamento legati al blocco nello Stretto di Hormuz in seguito alla guerra in Iran. “La gerarchia dei prezzi si è capovolta – spiega Murano – prima del 2022 la benzina, su base media mensile, quotava più di gasolio e jet fuel; dopo la crisi in Ucraina le quotazioni si sono inizialmente allineate ma dal 28 febbraio gasolio e jet fuel hanno nettamente superato quelle della benzina”.
“Siamo estremamente preoccupati per la nuova ondata di conflitto armato tra Stati Uniti e Iran, iniziata con l’aggressione non provocata da parte di Stati Uniti e Israele contro la Repubblica islamica dell’Iran. Chiediamo a entrambe le parti di esercitare moderazione e di cessare immediatamente gli attacchi militari”. È quanto ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri della Russia, Maria Zakharova, in conferenza stampa. Lo riporta l’agenzia Tass.
“Si sta prestando sempre maggiore attenzione alla sicurezza dell’intera regione. Ci auguriamo che la situazione ritorni al più presto in un quadro politico e diplomatico”, ha aggiunto, “come in passato, la Russia è pronta a facilitare l’individuazione e l’attuazione di soluzioni negoziate reciprocamente accettabili”.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno annunciato che le loro Forze Aerospaziali hanno lanciato missili a lungo raggio a propellente solido contro una base aerea in Giordania, che ospita personale militare degli Stati Uniti. Secondo quanto riportato nel comunicato ripreso da Al Jazeera, i missili dei pasdaran hanno colpito e distrutto quattro obiettivi nella base, tra cui gli hangar dei caccia Usa F-35 e un centro di comando e controllo.
In seguito ai recenti attacchi degli Stati Uniti, il ministero degli Esteri iraniano li ha definiti una “flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite”. In una nota, il ministero ha definito gli attacchi contro alcune zone del sud del Paese come “una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, in particolare dell’articolo 2, paragrafo 4, e della regola fondamentale che vieta l’uso della forza nelle relazioni internazionali”. Lo riporta Bbc Persian.
Le guardie a bordo di una nave cargo al largo delle coste dello Yemen, nel Golfo di Aden, hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con uomini armati a bordo di una piccola imbarcazione. Il centro Operazioni commerciali marittime del Regno Unito dell’esercito britannico ha dichiarato che le guardie sono riuscite a respingere gli uomini armati. Nessun gruppo ha rivendicato immediatamente la responsabilità dell’attacco.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver colpito 21 obiettivi in basi aeree e navali degli Stati Uniti nella regione, nell’ambito delle loro operazioni di rappresaglia. In note separate diffuse da vari media affiliati allo Stato, i pasdaran hanno affermato di aver preso di mira la base aerea statunitense di Ali Al Salem in Kuwait, la base aerea di Al Azraq in Giordania e la Quinta Flotta statunitense in Bahrein.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver condotto un attacco con droni contro il quartier generale della Quinta Flotta della Marina degli Stato Uniti in Bahrein, in risposta a quelle che hanno definito “recenti azioni ostili” da parte degli Stati Uniti.
In una dichiarazione diffusa dall’agenzia di stampa Tasnim, il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) ha affermato: “In risposta all’azione ostile del nemico, i combattenti della Marina delle Guardie Rivoluzionarie hanno attaccato la Quinta Flotta in Bahrein con dei droni alle 2:30 del mattino”. “Se queste azioni ostili dovessero proseguire, seguiranno risposte ancora più dure”, hanno aggiunto i Pasdaran.
Nonostante gli attacchi di rappresaglia degli Stati Uniti contro obiettivi iraniani, il presidente Donald Trump ritiene ancora che un accordo di pace con l’Iran sia a portata di mano. Lo ha dichiarato a Politico un alto funzionario della Casa Bianca. “Al momento, l’accordo non cambia nulla”, ha detto il funzionario, aggiungendo che un’intesa rimane “ancora vicino”.
L’Iran ha lanciato attacchi anche contro obiettivi in Bahrein e Kuwait. Entrambi i paesi hanno attivato gli allarmi e messo in azione le difese aeree in risposta.
La Giordania ha dichiarato di aver abbattuto cinque missili lanciati dall’Iran contro un’area che ospita una base aerea delle forze statunitensi. Teheran ha dichiarato di aver preso di mira la base aerea di Muwaffaq Salti che caccia americani F-35 e altri velivoli. L’agenzia di stampa statale giordana Petra ha riportato che non ci sono stati feriti nell’attacco e che gli artificieri hanno esaminato i detriti delle missili intercettati.
L’Iran avrebbe lanciato missili e droni contro obiettivi Usa nella regione. È quanto riporta Sabereen News, agenzia legata ai Pasdaran, citando notizie che non hanno al momento conferme ufficiali.
“Credo sia molto importante rispondere”. Lo ha detto Donald Trump parlando con Abc News, prima dell’annuncio dell’attacco di rappresaglia americano contro l’Iran, per l’abbattimento dell’elicottero Apache. “Credo sia molto importante rispondere. Hanno abbattuto un elicottero e noi stiamo rispondendo proprio ora”, ha detto il presidente Usa. “Credo nella risposta ferma. L’ho sempre fatto nel corso della mia vita. E abbiamo un accordo che era ottimo, e probabilmente lo sarà ancora”, ha continuato il presidente.
“Questa è una risposta a ciò che hanno fatto al nostro elicottero la scorsa notte; credo che la risposta debba essere molto ferma, molto potente, ed è proprio questo il caso”, ha concluso. Al termine della telefonata con Cbs News, il Centcom ha annunciato l’attacco.
Gli attacchi Usa contro l’Iran avrebbero colpito basi navali e batterie missilistiche nel sud del Paese. Èquanto riportano media locali della provincia di Hormozgan, citati da Iran International, che precisa che si tratta di informazioni ancora non confermate. Secondo questi media, i raid Usa avrebbero preso di mira le basi navali iraniane di Sirik e Jask e una postazione di difesa aerea a Bandar Abbas, nonché batterie missilistiche costiere a Minab e Qeshm e il porto di Qeshm. L’isola di Qeshm si trova nello Stretto di Hormuz.

