Meno farmaci per cure più efficaci e risparmi per il Ssn? Si può fare

Meno farmaci per cure più efficaci e risparmi per il Ssn? Si può fare
Foto: Archivio LaPresse

Benzodiazepine, statine, diuretici e gastroprotettori sono le categorie di farmaci da riesaminare

Ma sarà davvero ancora utile? Benzodiazepine, statine, diuretici e gastroprotettori sono le categorie di farmaci più frequentemente sottoposte a revisione a Verona per migliorare l’appropriatezza e la sicurezza delle cure nei pazienti anziani e fragili. “L’obiettivo non è ridurre i farmaci, ma assicurare a ogni paziente la terapia più appropriata”, spiega Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia-Sif, parlando di un caso concreto di deprescribing.

Nel mirino una pratica che potrebbe essere descritta come ‘sfoltimento’:  non di rami, ma di ricette. A volte le prescrizioni di farmaci da prendere si accumulano, senza che nessuno metta ordine. Risultato? Interazioni, ma anche medicinali presi ‘per abitudine’, senza che ce ne sia più davvero bisogno. Con un impatto non proprio positivo sulla salute e sui conti del Ssn. Stando ai dati Aifa il 68% degli over 65 riceve prescrizioni di almeno cinque farmaci diversi e il 28,5% ne assume almeno dieci. 

Tra farmaci eliminati e risparmi

Pensiamo che nel caso di Verona per ogni paziente circa quattro trattamenti farmacologici sono stati rivalutati e, quando clinicamente opportuno, sospesi o rimodulati. Con un risparmio stimato in 60mila euro ogni 100 persone valutate l’anno. La sfida è prescrivere meglionon di più, per una medicina che sia davvero di precisione.

I dati sono stati presentati durante il convegno ‘Medication review e deprescribing come strategia di ottimizzazione delle polifarmacoterapie’, organizzato a giugno dall’Università di Verona con la direzione scientifica del professor Gianluca Trifirò. Obiettivo, mettere ordine nella quotidianità di persone avanti negli anni che arrivano a prendere più di otto farmaci al giorno.

Parliamo di farmaci il cui impiego dovrebbe essere periodicamente rivalutato in base all’evoluzione delle condizioni del paziente, alla durata del trattamento, alle possibili interazioni e al rapporto tra benefici e rischi.

“Il deprescribing non è una politica di riduzione indiscriminata delle terapie, ma uno strumento di appropriatezza prescrittiva”, chiarisce Genazzani. Per assicurare che ogni paziente riceva, in ogni fase della propria storia clinica, i trattamenti realmente necessari, efficaci e sicuri.

Le insidie della politerapia

L’altra faccia della medaglia è la politerapia. Nei pazienti con più patologie, l’associazione di più farmaci è spesso necessaria. Ma spesso non vuol dire sempre, o per sempre. È importante verificarne periodicamente la coerenza complessiva, prevenendo interazioni, duplicazioni, dosaggi non più adeguati o prosecuzioni oltre il tempo clinicamente indicato.

Occhio ai farmaci

“La nostra esperienza conferma che una revisione sistematica delle terapie può produrre benefici concreti per il paziente e per il Ssn”, chiarisce Gianluca Trifirò, ordinario di Farmacologia all’Università di Verona e membro della Sif.

“Il servizio avviato a Verona rappresenta un punto di riferimento nazionale e può diventare un modello da estendere ad altre strutture sanitarie e al territorio”, prosegue Trifirò, che pensa a reti e modelli organizzativi regionali capaci di integrare la revisione delle terapie nella pratica clinica. Per un impatto concreto sulla quotidianità dei pazienti e sulla spesa farmaceutica.

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