È in arrivo “un’ondata di nuovi farmaci, alcuni dei quali cambieranno la storia naturale delle malattie, dagli oncologici a quelli per il sistema nervoso centrale, passando per i medicinali per le malattie rare. Anche l’industria italiana sta cambiando pelle, e molte imprese stanno lanciando farmaci innovativi. Per l’Italia è il momento fare un salto di qualità: fare sistema per essere protagonista. Non creare un ecosistema dedicato al settore ci metterebbe in mani altrui”. Lo ha spiegato ai giornalisti Armando Genazzani, presidente della Società Italiana di Farmacologia Sif, a margine dell’incontro dedicato al Futuro della farmaceutica oggi a Roma.
L’industria e la concorrenza globale
L’Italia è una locomotiva europea del settore, ma la concorrenza è globale. “Pensiamo agli Stati Uniti o alla Cina: le produzioni non sono tutte cineserie”, scherza il farmacologo. “In Oriente corrono moltissimo, sono altamente tecnologici e hanno fatto sistema: risultato? Oggi sono protagonisti insieme agli Usa”, aggiunge Genazzani. In un contesto globale sempre più instabile e competitivo, il sistema farmaceutico italiano non può permettersi di restare fermo: servono scelte rapide, una visione condivisa e un rafforzamento strutturale della governance per garantire accesso all’innovazione, sostenibilità e sviluppo, ragiona il numero uno Sif.
Farmaci tra guerre e carenze, appuntamento Testo unico
“La maggior parte dei principi attivi o delle materie prime viene dai Paesi asiatici, dunque l’impatto delle guerre c’è, soprattutto per i farmaci a basso costo come gli equivalenti. Il rischio di un aumento di carenze esiste. Inoltre maggiori sono le alternative terapeutiche, più aumentano le possibilità di non andare in carenza”, riflette l’esperto.
Per il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato “il futuro della farmaceutica richiede una visione strategica unitaria. Il Testo unico della Legislazione Farmaceutica va in questa direzione: integrare innovazione, sostenibilità e prossimità. È la condizione per garantire ai cittadini un accesso tempestivo ed equo alle terapie, mantenendo elevati standard di qualità e sicurezza, rafforzando la tenuta del sistema e la capacità del Paese di attrarre investimenti”.
Pensiamo solo che il tema al momento è ‘governato’ da due regi decreti del 1934 e 1938, che insieme a “100 altre norme affastellate danneggiano i cittadini e complicano le cose per la filiera”. Parlando ai giornalisti, Gemmato assicura tempi stretti. “Il Testo unico ha come deadline il dicembre del 2026. Attualmente sono finite le audizioni al Senato, ora c’è la discussione generale, la fase emendativa e poi il passaggio alla Camera dei deputati. A quel punto il provvedimento passerà in mano nostra per la scrittura dei decreti delegati, che compendieranno le indicazioni degli stakeholder”.
Quali i temi chiave? “Andremo ad affrontare tutta una serie di tematiche, in primis l’accesso del cittadino al farmaco, che significa anche migliore aderenza terapeutica. Curarsi meglio fa risparmiare le casse dello Stato”, ribadisce Gemmato. Ma non è tutto. L’obiettivo è anche “riappropriarci della grande tradizione nella chimica farmaceutica di base e della produzione di principi attivi”. Gemmato – non da oggi – punta a riportare in Italia e in Europa queste produzioni. “È un tema anche di sicurezza geopolitica, sulla quale noi investiremo: abbiamo pronte una serie di misure” ad hoc.
Intanto i costi di produzione dei farmaci iniziano a salire
L’incertezza preoccupa le imprese. “Dobbiamo tenere l’attenzione molto alta, soprattutto se la crisi nello stretto di Hormuz si dovesse protrarre nei prossimi mesi. Oggi possiamo dire che non ci sono nuove carenze imputabili al conflitto, ma ci sono già effetti indiretti, cioè l’aumento dei costi legati all’energia, alla chimica delocalizzata in Cina, all’alluminio, al PVC al vetro: abbiamo tante classi e categorie di farmaci su cui oggi c’è già un incremento dei costi del 30% rispetto al 2022”, chiarisce il presidente Farmindustria Marcello Cattani.
Per Cattani “dobbiamo ragionare sul lungo periodo per una minore dipendenza da Cina e India e per traguardare l’innovazione, oggi messa sotto scacco da dinamiche come le tariffe piuttosto che la Most Favoured Nation. Insomma, servono riforme e il Governo ne ha già fatte tante legate alla salute. Ma questo è il momento di accelerare”.
La ‘sveglia’ all’Europa
Nel corso del confronto è emersa la necessità di intervenire lungo tre direttrici strategiche: l’accesso tempestivo ai farmaci, l’impatto delle dinamiche internazionali e il rafforzamento dell’ecosistema della ricerca e sviluppo. “L’Italia ha attivato da tempo programmi di accesso anticipato ai farmaci, anche a carico del Servizio Sanitario Nazionale. Tali programmi presentano però una forte frammentarietà e regole diverse di gestione”, ha detto Claudio Jommi, presidente eletto Ispor Italy-Rome Chapter.
Dal canto suo, il numero uno di Farmindustria chiama infine in causa l’Europa: “Non ha una visione competitiva. Noi siamo parte dell’Europa, ma possiamo avere una visione diversa, vincente, che tuteli i cittadini, l’industria, la capacità di fare innovazione, quindi la sicurezza”. Del Paese e dei suoi cittadini.

