Se Papa Leone XIV dopo l’intervento sta facendo sedute di fisioterapia respiratoria, in che cosa consiste questo trattamento, serve sempre dopo un intervento e quali sono i benefici? “La riabilitazione è centrale per le persone sottoposte a chirurgia. Il fatto di ‘mangiare da solo’ e ‘camminare in stanza’, come riferisce il bollettino del Pontefice, non sono semplici dettagli di routine, ma elementi che chiariscono come l’approccio riabilitativo precoce rappresenti la chiave per il miglioramento della funzionalità e dell’autonomia”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento.
“La chirurgia toracica, inclusa la resezione polmonare per cause oncologiche, comporta un inevitabile calo temporaneo della capacità respiratoria e delle capacità motorie, ed è ampiamente dimostrato come la mobilizzazione precoce, spesso già entro le 24 ore, e la riabilitazione respiratoria mirata, migliorino l’espansione toracica e la meccanica polmonare, prevenendo complicanze anche pericolose”, precisa lo specialista.
I tempi sono fondamentali, perché il Papa ha iniziato subito
L’informazione diffusa dal Vaticano sul fatto che il Papa abbia “ripreso una regolare alimentazione” e abbia iniziato a camminare, “rientra esattamente negli obiettivi funzionali primari. Le linee guida sottolineano come la riabilitazione richieda un team strutturato per gestire globalmente le sequele disabilitanti di un intervento chirurgico. Il tutto attraverso un Progetto Riabilitativo Individuale, nel quale la riabilitazione respiratoria e la mobilizzazione rappresentano interventi fondamentali già nelle prime 24-48 ore dopo l’intervento“.
Nella fase immediatamente post-operatoria “i pazienti tendono a fare respiri molto superficiali. Questo può portare alla riduzione di calibro delle piccole vie aeree e al ristagno delle secrezioni, aumentando drasticamente il rischio di infezioni toraciche e polmoniti. La riabilitazione serve a favorire la ripresa della funzionalità polmonare, liberare le vie aeree dalle secrezioni e ripristinare la corretta meccanica respiratoria e circolatoria. Non deve essere concepita come una fase successiva all’ospedalizzazione, ma come parte integrante della cura”, scandisce Bernetti.
Il protocollo riabilitativo
Il protocollo riabilitativo prevede sia esercizi respiratori che motori. Gli esercizi vengono personalizzati in base alle caratteristiche del paziente, alla patologia e all’intervento eseguito. Se non ci sono molti dettagli sull’approccio adottato al Gemelli con Papa Leone, in genere in questi casi “possono essere eseguiti esercizi di respirazione profonda, durante i quali il paziente deve sedersi il più dritto possibile, inspirare lentamente e profondamente dal naso, trattenere il respiro per 2-3 secondi per far dilatare gli alveoli, ed espirare dolcemente attraverso le labbra socchiuse. Spesso si utilizza uno spirometro particolare che, tramite delle palline che si sollevano, fornisce un feedback visivo sul volume d’aria”, dice Berentti.
“Esistono poi delle tecniche di Clearance (Pulizia delle vie aeree): per eliminare le secrezioni senza sforzare i punti di sutura, viene insegnata la tecnica dell’huffing (un’espirazione forzata a glottide aperta) o la tosse supportata, in cui il paziente abbraccia un cuscino contro la ferita chirurgica per attutire il contraccolpo meccanico”, continua.
I benefici della riabilitazione polmonare
I benefici sono numerosi: i pazienti sottoposti a riabilitazione “recuperano la loro capacità funzionale in modo nettamente più veloce rispetto a chi riceve cure tradizionali. Inoltre diversi trial clinici randomizzati evidenziano come la riabilitazione precoce abbia effetti straordinari sulla qualità della vita riferita dai pazienti e sulla riduzione della stanchezza cronica correlata alla patologia di base e alla chirurgia, che viene paradossalmente contrastata non dal riposo, ma dall’esercizio aerobico e di resistenza precoce”, spiega Bernetti.
Oltretutto la ripresa rapida dell’autonomia e delle attività quotidiane “riduce in modo statisticamente significativo i tassi di ansia, depressione e disturbi del sonno. Un aspetto molto interessante, e relativamente recente, è quello dell’impatto della riabilitazione sulla storia della malattia: alcuni studi sistematici sulle neoplasie polmonari hanno infatti rilevato che la sopravvivenza del paziente può aumentare per ogni incremento di 50 metri nella distanza percorsa nel Test del xammino in 6 minuti, utilizzato per monitorare le capacità del paziente. Infine è importante considerare come la riabilitazione precoce assicuri anche che il paziente si rimetta in forze più in fretta”.
I tempi di recupero dopo un intervento al polmone
Quanto ai tempi, “nei primi 3-4 giorni il paziente passa dal camminare pochi metri nella stanza al percorrere i corridoi del reparto. La respirazione migliora e il dolore viene gestito anche farmacologicamente per facilitare l’esercizio. Successivamente i pazienti, sotto supervisione e monitoraggio, incrementano la durata della deambulazione e l’intensità degli esercizi. Per recuperare una buona capacità funzionale ed aerobica (resistenza muscolare e capacità polmonare) occorrono comunque in media diversi mesi”, conclude Bernetti, augurando a Papa Leone XIV “una rapida e completa guarigione”.

