Gli occhi degli sportivi di tutto il mondo sono puntati sulle Olimpiadi di Milano Cortina, dove gli atleti non sfidano solo gli avversari in pista, ma devono fare i conti anche con le insidie del freddo e dell’umidità.
Un fattore critico
“In eventi del genere, l’impatto del clima sulla performance atletica e sulla salute diventa un fattore critico: gli atleti si allenano e gareggiano in condizioni in cui freddo e umidità possono compromettere non solo il risultato sportivo, ma anche l’integrità fisica a breve e lungo termine”, spiega a LaPresse Andrea Bernetti, segretario generale Simfer e ordinario di Medicina fisica e riabilitativa all’Università del Salento.
Un ostacolo in più per gli atleti alle Olimpiadi
Il freddo, incidendo sulla velocità di conduzione nervosa, “riduce le capacità di controllo neuromotorio e la coordinazione motoria fine”. Una condizione che “accresce il rischio di cadute, lesioni muscolari e distorsioni dei legamenti, amplificando inoltre i traumi da caduta, soprattutto in discipline ad alta velocità”, sottolinea l’esperto.
In alcune discipline il freddo può complicare la performance sportiva. Il biathlon, ad esempio, combina l’intenso sforzo aerobico dello sci di fondo con la necessità di precisione assoluta nel tiro. Ma precisione estrema e grande coordinazione sono richieste anche dal curling. “In questi casi – prosegue il professor Bernetti – il freddo piò indurre tremori involontari che riducono l’accuratezza della mira”.
Un’insidia per tutti
Quando la temperatura scende, a risentirne non sono però solo gli atleti professionisti. Spesso freddo e umidità acuiscono contratture muscolari e dolori alle articolazioni. “Il fenomeno del dolore correlato al meteo, spesso definito meteoropatia, non è una mera percezione soggettiva, ma un sottoinsieme di meccanismi che alterno l’equilibrio di tessuti connettivi, liquidi articolari e segnalazione del dolore”, chiarisce Bernetti.
La risposta al freddo dell’organismo
L’esposizione a basse temperature innesca una risposta sistemica finalizzata alla conservazione del calore corporeo, “un processo di adattamento protettivo che però può comportare effetti collaterali significativi a carico all’apparato locomotore”, precisa il fisiatra. “Quando la temperatura cutanea scende sotto i livelli fisiologici di comfort, l’organismo risponde con una vasocostrizione dei vasi sanguigni periferici”.
Un meccanismo che, riducendo il flusso di sangue superficiale per minimizzare la dispersione termica, “può favorire l’accumulo di sostanze tossiche e rendere più sensibili i recettori del dolore”.
L’umidità e il freddo
“L’umidità amplifica la sensazione di freddo. L’acqua possiede una conducibilità termica molto superiore a quella dell’aria secca”, aggiunge Bernetti. “Di conseguenza, l’aria carica di umidità sottrae calore al corpo umano con maggiore velocità, accelerando il raffreddamento dei tessuti superficiali”.
Prevenire problemi muscolari
La gestione degli effetti negativi di freddo e umidità richiede “un approccio integrato che include prevenzione, protezione fisica e ottimizzazione dello stile di vita. In generale, non bisognerebbe mai arrivare alla famosa settimana bianca senza un allenamento adeguato a sostenere l’attività fisica”.
Un riscaldamento adeguato dovrebbe quindi durare non meno di 20 minuti “e includere esercizi di mobilità dinamica, che favoriscano la produzione di calore, l’elasticità del sistema muscolare e fasciale e la fluidificazione del liquido sinoviale”.
E poi, non dimenticarsi mai di bere: “Anche in assenza dello stimolo della sete – conclude Bernetti – è vitale mantenere un’idratazione adeguata a preservare le proprietà meccaniche dei tessuti molli e della cartilagine”.

