Ormai è ovunque: in casa, in ufficio, sui mezzi pubblici (quasi sempre) e nei negozi (anche troppa). L’aria condizionata ci protegge dal grande caldo di questi giorni, ma molti temono che possa causare raffreddori, mal di gola, mal di testa o infezioni varie. Davvero l’aria condizionata può farmaci ammalare? A rispondere sono i dottori anti-bufale di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici). Ebbene, alcune preoccupazioni sono fondate, altre meno. Vediamo un po’ cosa c’è di vero.
Aria condizionata e raffreddore
Iniziamo dal ‘raffreddore da aria condizionata‘. In realtà questo malanno è causato dai virus, non dal freddo in sé. Ma “l’uso prolungato del condizionatore può creare condizioni che favoriscono fastidi alle vie respiratorie. L’aria raffreddata e seccata dagli impianti riduce l’umidità degli ambienti e questo può essiccare le mucose di naso e gola, rendendole meno efficaci come barriera contro agenti irritanti e microrganismi”, ricordano i dottori anti-bufale.
Insomma, correnti d’aria e spifferi da soli non bastano a farci ammalare: senza l’intervento di un virus o di un batterio, il freddo non causa raffreddori né influenza. Il problema peggiora però quando la temperatura interna è troppo bassa rispetto a quella esterna. Il ministero della Salute raccomanda di impostare il condizionatore tra i 25 e i 27°C, per non esporre il corpo a sbalzi termici bruschi. Se infatti si passa più volte al giorno da ambienti molto freddi a temperature di 35-40°C, l’organismo fa più fatica ad adattarsi.
Inoltre tenere le finestre chiuse a lungo – per evitare il caldo o perché il condizionatore è acceso – riduce il ricambio d’aria e aumenta la concentrazione di microrganismi nell’ambiente indoor: aprire le finestre nelle ore più fresche, la sera o al mattino presto, “resta una buona abitudine anche d’estate”, dicono gli esperti.
L’aria condizionata può diffondere batteri o microrganismi
C’è poi un altro dubbio: l’aria condizionata in sé può trasformarsi in un veicolo di patogeni? “In alcuni casi sì, ma solo se gli impianti non sono correttamente mantenuti. Il rischio più noto è la legionellosi, una forma di polmonite causata dal batterio Legionella pneumophila”, rispondono gli esperti.
Questo batterio non vive nell’aria fredda in sé, ma si moltiplica nell’acqua stagnante a temperature comprese tra i 20 e i 50 °C, come può accadere nei circuiti idrici dei grandi impianti di climatizzazione non sottoposti a manutenzione regolare. “Quando l’acqua viene nebulizzata, le particelle contaminate possono essere inalate. Nei mesi estivi il rischio aumenta, perché nei serbatoi e nelle tubature poco utilizzate il batterio cresce più facilmente”. I condizionatori domestici tradizionali non nebulizzano acqua e presentano un rischio molto più basso rispetto ai grandi impianti centralizzati con torri di raffreddamento.
Attenzione: i filtri sporchi possono accumulare polveri, muffe e altri allergeni, peggiorando la qualità dell’aria indoor.
Caldo e aria condizionata, come regolarsi
Le ondate di calore rappresentano un rischio reale per la salute, in particolare per anziani, bambini molto piccoli, persone con malattie croniche e chi assume determinati farmaci. Il caldo eccessivo può alterare la capacità dell’organismo di regolare la temperatura corporea, portando a disidratazione, colpo di calore e, nei casi più gravi, alla morte.
“Revisioni sistematiche mostrano che il rischio di mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie aumenta già con incrementi di temperatura di un grado centigrado, specialmente nella popolazione anziana”, ricordano i dottori anti-bufale. Ecco perché il ministero della Salute include l’uso del condizionatore tra le misure raccomandate per migliorare l’ambiente domestico durante le ondate di calore.
E i bambini?
“I bambini piccoli e i neonati sono più vulnerabili degli adulti sia al caldo eccessivo, perché il loro sistema di termoregolazione non è ancora completamente efficiente, sia agli sbalzi di temperatura bruschi. Il condizionatore può essere usato anche in loro presenza, con alcune accortezze“, puntualizzano gli esperti.
La temperatura consigliata non differisce sostanzialmente da quella raccomandata per gli adulti – intorno ai 25-27°C – ma nei bambini piccoli è ancora più importante evitare sbalzi bruschi rispetto all’esterno, perché il loro sistema di termoregolazione non è ancora completamente maturo. Inoltre, il getto d’aria fredda non deve mai essere diretto sul bambino: è opportuno orientare le bocchette verso l’alto o lateralmente.
Meglio il ventilatore dell’aria condizionata?
“Non esattamente. I ventilatori non abbassano la temperatura dell’aria: la spostano soltanto. Questo può dare sollievo, ma solo se la temperatura ambiente è inferiore a 35°C e il getto non è puntato direttamente sulla persona”, dicono i dottori anti-bufale. Inoltre stimolano la sudorazione, aumentando il rischio di disidratazione se non si beve a sufficienza. Ecco perché il ministero della Salute sconsiglia l’uso del ventilatore quando la temperatura interna supera i 32°C, perché in quelle condizioni non è efficace e può aumentare la disidratazione.
Dal punto di vista scientifico, una revisione sistematica Cochrane ha cercato studi che confrontassero l’uso del ventilatore con il fatto di non utilizzarlo durante le ondate di calore, ma non ne ha trovato nessuno di qualità sufficiente. Gli studi osservazionali disponibili davano risultati contrastanti: alcuni suggerivano che i ventilatori potessero ridurre i problemi di salute, altri che potessero peggiorarli. Insomma, servono più dati. Nel frattempo non resta che augurarsi che la morsa del caldo si attenui sull’Italia.

