Ci ha messo un po’, ma finalmente il Pilates sta conquistando anche il pubblico maschile in Italia. E pensare che la disciplina fu ideata proprio da un uomo, Joseph Hubertus Pilates detto Joe, mosso dal desiderio di rinforzare la propria struttura fisica e aumentare le difese immunitarie. “Fino a qualche anno fa gli articoli sul Pilates avevano come protagoniste sempre delle donne, una palla e alcuni attrezzi. Questo perché nel nostro Paese la disciplina è arrivata attraverso la danza e le prime divulgatrici, nonché le prime utenti, erano le ballerine. Insomma, era più facile vedere gli uomini fare Yoga che Pilates”, spiega a LaSalute di LaPresse Emiliano Cais, Ceo e fondatore di Genesi Company, azienda veneta nota per l’impegno nell’universo del Pilates.
Nel resto del mondo però non era così. “Pensiamo che già da tempo personaggi del calibro di LeBron James, Cristiano Ronaldo, ma anche David Beckham e Novak Djokovic lo hanno inserito all’interno della propria routine di allenamento. E oggi anche molti italiani hanno scoperto i vantaggi del Pilates Reformer e sono sempre in di più a praticarlo”.
Ma a cambiare ormai sono anche gli insegnanti. “Facciamo corsi di formazione e, qualche anno fa, a seguirli erano solo donne: oggi nei nostri corsi – dice il manager – troviamo ragazzi e ragazze che arrivano da Scienze motorie: hanno intuito che si tratta di una disciplina interessante e promettente per il loro futuro”.
I vantaggi del Pilates per lui
Perché un uomo dovrebbe integrare il Pilates nella propria routine di allenamento? “Perché in questo modo riuscirò meglio nelle discipline che mi piacciono, dal golf al calcio, passando per ciclismo e padel, con meno rischi di farmi male. Io vengo la mondo della fisioterapia: facevamo lettini per la riabilitazione. Oggi questa disciplina è molto utilizzata proprio per la riabilitazione, ma anche per aumentare la flessibilità e la performance atletica”, racconta il patron di Genesi Company, che ha l’esclusiva per l’Italia di Balanced Body®, primo produttore al mondo di Reformer e macchine Pilates ed è nota per aver diffuso in Italia la pratica del Pilates più di 20 anni fa.

L’esplosione dopo la pandemia
D’altra parte, basta passeggiare in città per vedere studi Pilates spuntare come funghi, mentre sui social si moltiplicano tutorial, lezioni e reel a tema. “Dopo Covid il mondo è cambiato: la voglia di tornare a fare sport, ma non in palestre affollate, ha moltiplicato la richiesta. C’è stata anche una crescita nella domanda di Reformer, un’impennata sorprendente anche per noi”, sottolinea Cais. Pensiamo che a livello europeo il mercato dei macchinari per il Pilates è stimato a oltre 150 milioni di dollari e in Italia si aggira intorno ai 16 milioni di euro.
Ma il Pilates funziona davvero?
“Il Pilates funziona se è fatto bene – risponde l’esperto – Nel caso del corpo maschile permette di sviluppare una profonda capacità di controllo dei movimenti, una postura corretta e una grande flessibilità”, assicura Cais.
La disciplina potenzia la muscolatura profonda, lavorando sul ‘core’, l’insieme di muscoli che garantiscono stabilità e una postura corretta. “Oltre a evitare dolori alla schiena”, puntualizza il manager.
Avere una muscolatura profonda forte e ben definita permette di svolgere in maniera più efficiente tutti gli altri esercizi di potenziamento in palestra. “Ma soprattutto migliora le performance. Gli appassionati di calcio, sci, tennis, golf, basket, padel scopriranno i vantaggi in termini di forza e resistenza allo sforzo, ma anche di flessibilità muscolare”, continua Cais.
Come iniziare
Per chi inizia “il mio consiglio è di prendere qualche lezione ‘one to one’, per poi partire con quelle di gruppo. Non dimentichiamo che, dopo una certa età, occorre abbinare attività aerobica e allenamento di forza. Ma non c’è niente di meglio per un uomo over 50: con il Pilates le articolazioni sono al sicuro, si rinforzano i muscoli più piccoli e profondi, i tendini e i legamenti. Si sviluppa l’equilibrio, per un fisico forte e meno soggetto a infortuni e lesioni muscolari”.
La regola delle tre lezioni
“Attenzione: i macchinari sono validi, però l’attrezzo è come un computer bellissimo ma senza software. La differenza la fa la preparazione dell’insegnante. Devo dire che in Italia ci sono ottime scuole, quindi il primo consiglio ai neofiti è quello di chiedere che tipo di preparazione hanno gli istruttori. Posso dire, però, che alla fine bastano tre lezioni per capire se la nostra scelta è stata giusta”, conclude Cais. Se ci si annoia dopo tre lezioni, allora è meglio farsi venire un dubbio.

