Attività fisica giusta elisir contro il diabete, ecco il mix ideale 

Attività fisica giusta elisir contro il diabete, ecco il mix ideale 
Photo by: Frank Hoermann/SVEN SIMON/picture-alliance/dpa/AP Images

Se l’obiettivo è la longevità, chi ha il diabete deve allenarsi con regolarità e integrando modalità diverse di esercizio.

Limitarsi ai farmaci, pur se sempre più efficaci, non è la scelta giusta per chi soffre di diabete. Questa volta ad accendere i riflettori sui benefici dell’attività fisica – già promossa in oncologia e cardiologia – sono gli specialisti della Società Italiana di Diabetologia (Sid). Attenzione: bisogna fare esercizio con regolarità e integrando modalità diverse di allenamento, quindi di tipo aerobico, di resistenza e di equilibrio per ottenere il massimo vantaggio, anche in termini di longevità. 

Per i clinici significa prescrivere l’esercizio con la stessa attenzione riservata ai farmaci, grazie alle competenze di chinesiologi, medici dello sport, fisiatri e fisioterapisti. Ma occorre anche investire nella creazione di spazi sicuri e attrezzati per permettere di fare attività aerobica all’aperto e aprire alla possibilità – per le persone con diabete – di portare in detrazione le spese di palestra e attività sportive amatoriali. D’altronde si tratta di un investimento in prevenzione.

“L’attività fisica non è un complemento della terapia, ma è parte integrante delle strategie di prevenzione e di terapia in tutte le fasi della malattia. Abbiamo sempre parlato dell’importanza della costanza e della regolarità dell’esercizio fisico. Ma adesso, le ultime evidenze scientifiche fanno emergere anche l’importanza della varietà”, evidenzia la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società Italiana di Diabetologia (Sid).

Il mix che fa bene

Variare sì, ma come? “Alternare attività aerobica e allenamento di resistenza significa intervenire su meccanismi fisiologici diversi: miglioriamo la sensibilità all’insulina, riduciamo il grasso viscerale, proteggiamo la massa muscolare e contribuiamo al controllo dei principali fattori di rischio cardiovascolare”, sintetizza Buzzetti. D’altra parte a dirlo è anche la ricerca.

Attività fisica e longevità: lo studio su oltre 110mila persone

A chiarire l’impatto dell’attività fisica sono due studi basati sul celebre Nurses’ Health Study e dell’Health Professionals Follow-Up Study su oltre 110mila persone seguite per più di trent’anni. Il lavoro, pubblicato sul British Medical Journal, evidenzia che chi pratica regolarmente attività fisica vive più a lungo. Ma le persone che nel tempo hanno alternato diverse modalità di esercizio – dalla camminata alla corsa, dal ciclismo ai pesi – hanno mostrato una riduzione del rischio di mortalità del 19% rispetto a chi si è concentrato su un solo esercizio, anche a parità di quantità totale di movimento. 

“Queste evidenze sono particolarmente rilevanti per le persone con diabete, nelle quali l’attività fisica rappresenta uno dei principali determinanti del controllo metabolico e del rischio cardiovascolare”, dice Buzzetti. 

Aerobica e non solo

L’attività aerobica (camminata veloce, bici, nuoto) migliora la sensibilità insulinica e la capacità cardio-respiratoria. L’allenamento di resistenza (pesi, elastici, esercizi a corpo libero) preserva e aumenta invece la massa muscolare, favorendo un migliore utilizzo del glucosio. “Gli esercizi di equilibrio e coordinazione riducono il rischio di cadute, particolarmente importante in presenza di neuropatia diabetica. Integrare queste modalità di attività fisica significa agire contemporaneamente su glicemia, pressione, composizione corporea e profilo lipidico”, continua la presidente dei diabetologi.

Diabete e sport: mano agli orologi

Ma quanto muoversi? Le linee guida indicano almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica ad intensità moderata o vigorosa (camminata a passo veloce, corsa, ciclismo, nuoto, ballo, salto con la corda, cyclette), distribuiti su un minimo di tre giorni, evitando più di due giorni consecutivi di inattività. L’allenamento di resistenza (pesi, manubri, bande elastiche, calisthenics) va eseguito 2-3 volte a settimana, mentre gli esercizi di flessibilità ed equilibrio (stretching, yoga, pilates) vanno a completamento dell’allenamento aerobico e di resistenza.

Troppo? Buzzetti rassicura: “Non serve diventare atleti. È fondamentale però evitare la sedentarietà (alzarsi dalla sedia ogni 30-60 minuti) e inserire nella settimana momenti diversi di movimento, con continuità nel tempo. Il nostro messaggio è semplice: muoversi allunga la vita, muoversi in modi diversi la protegge e la migliora ancora di più”. Ricordando che ogni programma di esercizio fisico dovrebbe essere adattato all’età, alle eventuali complicanze e alla terapia in corso, con particolare attenzione al rischio di ipoglicemia nei pazienti con diabete trattati con insulina. 

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