Ha indignato il mondo intero la fotografia che ritrae Liam, un bambino di appena cinque anni, preso in custodia dagli agenti dell’Ice e usato come ‘esca’: un modo cinico e poco ortodosso per fermare il padre, fuggito alla vista degli agenti dell’anti-immigrazione.
L’appello di Sinpia e Sip
Sono partite da questo episodio eclatante – ma non isolato – la Società italiana di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Sinpia) e la Società italiana di pediatria (Sip) per richiamare l’attenzione sul crescente coinvolgimento dei minori in situazioni violente, traumatiche e gravemente irrispettose dei diritti dell’infanzia.
Violazioni sistematiche dei diritti dei minori sono all’ordine del giorno in tutti gli scenari di conflitto: basti pensare ai traumi e alle privazioni a cui sono sottoposti i bambini di Gaza da ormai più di due anni, o ai minori ucraini che da quasi quattro anni convivono con lo spettro della guerra e della devastazione.
Impossibile non pensare poi a tutti quei casi di cronaca, in primis i femminicidi, di cui i figli minori sono vittime indirette: perdono, in un solo momento, sia la mamma che il papà. Come il figlio di dieci anni di Federica Torzullo e Claudio Carlomagno, che in appena venti giorni ha detto addio ai genitori e ai nonni, smarrendo qualsiasi certezza e idea di futuro.
La Convenzione Onu
La Sinpia e la Sip richiamano la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo del 1989. Il documento stabilisce la prevalenza dell’interesse superiore del minore in ogni decisione che lo riguardi, ma anche il diritto del bambino a una protezione adeguata alla sua condizione di particolare vulnerabilità.
E ancora, il principio secondo cui la privazione della libertà personale del minore può essere adottata esclusivamente come misura di ultima istanza, e per il tempo strettamente necessario, nel rispetto della dignità e dell’integrità psicofisica.
Cosa dice la scienza
Le più recenti evidenze scientifiche indicano che esperienze traumatiche e violente come la detenzione, la deportazione, la guerra, la paura costante per sé e i propri cari, la deprivazione estrema di cibo e beni di prima necessità sono associate a un aumento della prevalenza di disturbi mentali, tra cui depressione e disturbo post-traumatico da stress.
Ma tra gli effetti collaterali si annoverano anche la possibile comparsa di ansia, difficoltà relazionali e comportamenti regressivi, effetti sul benessere psicofisico e sullo sviluppo cognitivo.
“In coerenza con questi studi – dichiarano i presidenti di Sinpia e Sip, Elisa Fazzi e Rino Agostiniani – sottolineiamo la necessità che ogni intervento che coinvolga minori in età evolutiva sia realizzato nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali vigenti e delle conoscenze scientifiche consolidate sullo sviluppo infantile”.
Perché la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza richiede “interventi fondati su evidenze scientifiche, capaci di promuovere sicurezza, protezione e relazioni educative e sociali non coercitive, nel superiore interesse del minore”.

