Uccisa con 23 coltellate, 19 delle quali a collo e volto, con ustioni nella parte superiore del torace e la gamba sinistra amputata: sono i riscontri dell’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, ritrovato domenica ad Anguillara Sabazia in uno dei terreni dell’azienda di Claudio Carlomagno, il marito dal quale si stava separando.
Carlomagno si trova ora nel carcere di Civitavecchia, con l’accusa di occultamento di cadavere e femminicidio, il reato autonomo introdotto a inizio dicembre nel codice penale italiano.
La premeditazione: un’ipotesi concreta
Un delitto, quello di Anguillara, perpetrato “con particolare accanimento, un’azione feroce e per certi versi anche metodica, il che apre alla possibilità della premeditazione dell’omicidio e del successivo occultamento del cadavere”, analizza Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di neuropsicofarmacologia, parlando con LaSalute di LaPresse.
Federica Torzullo si apprestava a separarsi dal marito. Intanto la sua vita era andata avanti, stava frequentando un altro uomo, che era stato tra i primi a denunciarne la scomparsa. “Dal punto di vista temporale, alla comparsa di un nuovo partner segue spesso l’azione violenta: è il segnale, chiaro e definitivo, che la relazione si è interrotta e molti uomini non riescono ad accettarlo”, spiega lo psichiatra.
L’idea di possesso alla base dei femminicidi
“Se non può essere mia, non sarà di nessun altro: è questa la visione alla base di molti femminicidi. La donna – dice lo psichiatra – è vista come una proprietà. La fine della relazione viene vissuta come un’umiliazione profonda, una ferita narcisistica insopportabile, un torto che va vendicato”.
Dal silenzio alla confessione
Interrogato dagli inquirenti, Carlomagno si è prima chiuso in un silenzio impenetrabile. Poi, nelle ultime ore, durante la convalida del fermo, ha ammesso le proprie responsabilità davanti al gip. “Il silenzio iniziale è stato un modo per prendere tempo. Nella prima fase delle indagini, meno si parla e più si può concordare con l’avvocato la strategia difensiva”, sottolinea Mencacci. “La condotta tenuta nei primi giorni non mi sembra la conseguenza dello shock di un gesto estemporaneo, compiuto in modo impulsivo”, aggiunge lo psichiatra.
Educare all’affettività
Se tra il 2024 e il 2025 si è registrato un calo del numero di femminicidi commessi in Italia, il 2026 è iniziato in maniera drammatica.
“Non saremo soddisfatti fin quando non arriveremo a zero femminicidi”, rimarca Mencacci. “Dobbiamo investire ancora di più sull’educazione all’effettività e al rispetto della libertà altrui. Un tema – conclude lo psichiatra – con cui sono soprattuto i maschi a dover fare i conti, per abbandonare l’idea di possesso che nulla ha a che fare con l’affettività”.

