Pd, Richetti: "Renzi non affondi Ditta". E 'chiama' sindaci di Minniti

Il senatore del Pd (già portavoce del partito) intervistato durante il videoforum di LaPresse

Nel giorno del ritiro dalla corsa alla segreteria del Pd di Marco Minniti e delle voci - sempre più insistenti - di un Matteo Renzi pronto a lasciare i dem per fondare un suo partito, Matteo Richetti non ha dubbi: "Un'ulteriore divisione del Pd oggi sarebbe un regalo al centrodestra", dice intervistato da LaPresse nel corso del Forum di LaPresse.

L'ex portavoce di Matteo Renzi, che oggi affianca Maurizio Martina nella corsa al Nazareno, non le manda a dire all'ex premier. Sarebbe "sbagliato" lasciare il partito, assicura, pur dicendosi sicuro che alla fine "Renzi non uscirà dal Pd". "Tutti ritengono che farà diversamente - spiega - ma io credo che rimarrà dentro, bisogna sistemare le cose dopo il 4 marzo". Dentro o fuori il Pd, però, Renzi rischia di diventare ingombrante. Quel 'da mesi non mi preoccupo della Ditta Pd: mi preoccupo del Paese. Che è più importante anche del Pd', scritta dall'ex segretario su Facebook, non lascia Richetti indifferente. "Preferivo il primo Renzi, che sosteneva che fare il bene del Pd era fare il bene dell'Italia - ammette - Non riusciremo mai a dare a questo Paese un'alternativa e un progetto credibile se non abbiamo un contenitore di impegno e di passione comune e si chiama partito. Dire io mi occupo dell'Italia loro si occupino del Pd, che tanto non interessa a nessuno è un doppio errore clamoroso". Lo è perché "come facciamo a dare all'Italia una proposta se non c'è un partito forte veramente in campo?" E poi: "ma siamo diventati anche noi quelli che pensano che la politica è il problema e non la soluzione?".

"Nel Pd di gente che giudica colleghi e dirigenti ne abbiamo già abbastanza - è l'affondo - Ma se ci occupiamo dell'Italia insieme, invece che dirci tra di noi e far capire agli italiani che il Pd non è rilevante ai fini dell'Italia? Che poi magari ci sorprendiamo che il Pd non lo vota nessuno, dopo aver che abbiamo detto non è rilevante e non ce ne occupiamo. Vogliamo essere persone serie o vogliamo cantarcela e suonarcela?". Richetti non apprezza nemmeno le ultime (e non solo quelle) uscite social di Carlo Calenda. "Possiamo prendere tutti i like che vogliamo, io ho una venerazione per Carlo Calenda, è bravissimo! Decida però se vuole dare una mano anche lui come la do io. La cosa più facile è dire: 'il Pd si è bevuto il cervello'. Sai i like e i 'bravo Righetti'. Dopo però l'Italia è più forte o più debole? Adesso basta".

Chi non sarà più della partita, in ogni caso, è Marco Minniti che si è chiamato fuori dalla corsa al Nazareno. Richetti prova a tentare chi, tra sindaci e amministratori, aveva sostenuto l'ex ministro dell'Interno. "Penso che il mondo dei sindaci che voleva sostenere Minniti, che ha sottoscritto l'appello per la candidatura di Minniti, possa trovare nella nostra proposta molte cose interessanti".

In 'squadra' con Martina, ma anche con Delrio, Serracchiani, Nannicini e tanti altri, Richetti continua a portare avanti il suo #diversamente. La sfida iniziata con Renzi, spiega, "è a metà del guado e non va tradita adesso". L'alternativa è che a vincere il congresso sia Nicola Zingaretti: "La sua proposta porta il Pd con le lancette a venti anni fa - attacca - ad un'idea di partito tra l'Unione e qualcosa di non definito. Mica dico che non è bravo, è un ottimo amministratore, ma nel suo progetto vedo troppa burocrazia". Il senatore dem non crede nemmeno alla 'novità' del governatore del Lazio: "Non è che se non eri là a combattere con noi, non hai perso le elezioni. Anzi - conclude - per me il problema è proprio che non c'eri". 

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