Dalle Maldive arrivano sviluppi sulle ricerche dei corpi dei quattro sub italiani che restano da recuperare dopo l’incidente di alcuni giorni fa, quando a perdere le vita furono cinque connazionali rimasti uccisi durante un’immersione a 60 metri di profondità. La Farnesina infatti conferma che le ultime quattro vittime sono state individuate nel terzo segmento della grotta dell’atollo di Vaavu, dove è avvenuto l’incidente su cui si continua a indagare.
“I corpi di quattro subacquei dispersi sono stati individuati all’interno della grotta dell’atollo di Vaavu nel corso di un’operazione congiunta di ricerca e recupero” e “nei prossimi giorni saranno effettuate ulteriori immersioni per recuperare i corpi”, ha fatto poi sapere la Maldives National Defence Force (Mndf). Stamattina sono riprese le ricerche dopo 2 giorni di stop seguiti alla morte nell’operazione di un sub esperto della Guardia costiera delle forze maldiviane. Ieri è arrivata alle Maldive una squadra composta da 3 sub finlandesi esperti, mentre in serata sono rientrate in Italia le altre 20 persone che erano a bordo della Duke of York, l’imbarcazione da cui si sono immersi i 5 sub che hanno perso la vita.
Dan Europe: “L’immersione per individuazione corpi è durata 3 ore”
L’immersione dei sub esperti durante la quale sono stati individuati i corpi di tutti e 4 gli italiani ancora dispersi è durata circa tre ore. Lo riferisce Dan Europe, organizzazione che sta supportando le operazioni di ricerca e recupero, che ieri aveva fatto sapere di avere “lavorato intensamente per identificare, coinvolgere e dispiegare un team altamente specializzato composto dai soccorritori finlandesi Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist”. Quella di oggi è stata una “prima immersione tecnica in grotta” effettuata nel sito di Dhekunu Kandu nell’atollo di Vaavu, spiega Dan, riferendo che l’immersione è iniziata alle 8.30 ora italiana ed è appunto durata circa 3 ore. “Durante questo primo intervento operativo, la squadra di specialisti ha esplorato con successo il sistema di grotte sottomarine, valutato le condizioni ambientali e operative, localizzato tutte le quattro vittime ancora disperse e raccolto le informazioni fondamentali necessarie per pianificare le fasi successive dell’operazione di recupero“, comunica Dan Europe, sottolineando che “le operazioni di recupero proseguiranno nei prossimi giorni” e “ulteriori informazioni relative alla pianificazione operativa e alle tempistiche del recupero saranno comunicate nelle prossime ore, mentre prosegue il coordinamento con la Forza di Difesa Nazionale delle Maldive e le autorità italiane competenti a Malé”.
“I tre specialisti sono subacquei tecnici e speleologi con una vasta esperienza internazionale in missioni di ricerca e recupero ad alta complessità“, sottolinea Dan, riferendo che “per portare a termine la missione di oggi la squadra ha operato utilizzando sistemi tecnici avanzati, tra cui rebreather a circuito chiuso, DPV (Diver Propulsion Vehicles) ad alte prestazioni e configurazioni di supporto vitale completamente ridondanti”, tecnologie che “hanno consentito ai subacquei di condurre in sicurezza un’immersione di penetrazione prolungata in un ambiente speleologico profondo, mantenendo margini di sicurezza operativa eccezionalmente elevati”. Un rebreather è un sistema subacqueo a circuito chiuso che ricicla il gas espirato, rimuove l’anidride carbonica tramite uno scrubber chimico e sostituisce automaticamente l’ossigeno metabolizzato. Ciò consente immersioni significativamente più lunghe, una produzione minima di bolle, un consumo ridotto di gas e un controllo preciso della composizione del gas respiratorio, capacità essenziali nelle complesse operazioni di recupero in grotta.
Alle Maldive il limite di 30 metri di profondità vale per le immersioni ricreative
A proposito della tragedia, in un’intervista al Corriere della Sera il portavoce del presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, Mohamed Hussain Shareef, ha affermato che sul permesso di ricerca marina del team italiano non compaiono i nomi di 2 dei 5 subacquei inghiottiti dagli abissi. Non sarebbe menzionata nemmeno l’immersione nella grotta. “Il team dell’Università di Genova conduce ricerche annuali da almeno quattro anni alle Maldive. Aveva presentato una proposta di ricerca specifica sui coralli molli e sulla composizione dei sistemi di barriera delle Maldive al Dipartimento di ricerca marina, che ha dato il via libera. Avevano i permessi necessari”, ha detto il portavoce, aggiungendo che “il limite dei 30 metri vale per le immersioni ricreative. I ricercatori possono proporre di immergersi più in profondità e non esiste una seconda legge specifica alle Maldive che lo impedisca. Il problema principale è che si trattava di un’immersione in grotta e la loro proposta di ricerca, a quanto mi risulta, non ne faceva menzione. Hanno specificato gli atolli, ma non il dettaglio dei siti d’immersione”. Alla domanda se sia un problema legale, Mohamed Hussain Shareef ha risposto: “No, ma è un peccato. Per quanto ci riguarda, non ci sono problemi legali perché hanno già effettuato numerose immersioni alle Maldive. Ma noi, come governo, non sapevamo che avrebbero fatto un’immersione in grotta”.
Tre dei cinque sub non erano menzionati come membri del team di ricerca
Il portavoce ha poi precisato che “tre dei cinque subacquei coinvolti sono menzionati come parte del team di ricerca“, cioè “Federico (il biologo Gualtieri, ndr), Muriel (la ricercatrice Oddenino, ndr) e Monica (la professoressa Montefalcone, ndr)”. “Ma confermo l’esistenza del permesso, con validità dal 3 al 17 maggio, in sei atolli diversi, fra cui quello di Vaavu. È citata correttamente l’imbarcazione, Duke of York, e l’attrezzatura, anche se non sappiamo ancora quale attrezzatura avessero durante l’immersione. Questo fa parte dell’indagine”, ha sottolineato. “La ricerca di questo team, come conferma un documento di febbraio, si svolge tra 0 e 50 metri di profondità”, ha aggiunto ancora. Alla domanda relativa al fatto che le grotte arrivano a 60 metri, il portavoce del presidente delle Maldive ha risposto: “Stiamo ancora indagando su quanto in profondità siano arrivati. L’ingresso della grotta è a 47 metri. In tutto questo, posso dirvi che anche per noi è stato un colpo durissimo. Con l’Italia abbiamo un legame speciale e la professoressa era una persona molto speciale perché ha dedicato tanti anni della sua vita professionale alla ricerca in questo Paese”.

