Latte umano donato, un gesto generoso che salva i neonati più fragili

Latte umano donato, un gesto generoso che salva i neonati più fragili
AP Photo/Elise Amendola

Alla vigilia della Giornata mondiale del latte umano donato Sin e Ainlud ricordano l’importanza di questa pratica

Il latte umano rappresenta per i neonati un alimento insostituibile, soprattutto per i prematuri o per quelli che versano in condizioni cliniche complesse. È per questo che le Banche del latte umano – dove l’alimento donato da mamme donatrici viene raccolto, trattato e conservato – costituiscono un presidio fondamentale. 

La Giornata mondiale della donazione del latte umano

Alla vigilia del 19 maggio – la Giornata mondiale della donazione del latte umano – Aiblud e Sin, l’Associazione italiana banche del latte umano e la Società italiana di neonatologia, ricordano l’importanza di un gesto dal grande valore sanitario, sociale ed etico. 

“La donazione di latte materno è un gesto semplice ma di straordinaria efficacia, capace di generare benefici a livello biologico, psicologico e sociale”, fa notare Guido Moro, presidente di Aiblud.

Sostenere questa pratica vuol dire infatti “investire nella salute dei neonati più vulnerabili, valorizzare il ruolo attivo delle madri e rafforzare una rete di solidarietà che rappresenta uno degli esempi più concreti di medicina umana e condivisa”, aggiunge Moro. 

Pur essendo riconosciuto come standard terapeutico dell’assistenza neonatale e come potente strumento di equità delle cure per i neonati più vulnerabili, e benché l’Italia – con le sue 44 banche – si collochi tra i primi tre Paesi europei, è ancora necessario potenziare la disponibilità del latte umano donato sul territorio.

“Auspichiamo che l’adeguamento alla nuova normativa europea rappresenti un’occasione anche per la creazione di reti organizzate tra le banche su scala regionale, interregionale o nazionale, in modo da favorire una gestione più coordinata dei flussi di latte e contribuire a rendere l’accesso più semplice ed omogeneo sul territorio”, auspica Massimo Agosti, presidente della Società italiana di neonatologia

Un gesto di enorme valore 

Per la madre che dona questo atto così generoso ha, innanzitutto, un valore profondamente umano e psicologico. Donare latte significa contribuire in modo concreto alla salute di altri neonati, spesso fragili, ricoverati in terapia intensiva neonatale. Può inoltre rafforzare il senso di autostima personale e di partecipazione attiva alla comunità, favorendo un vissuto positivo del proprio percorso di maternità. 

Dal punto di vista fisiologico, invece, la donazione può contribuire a mantenere e stabilizzare la produzione lattea. L’estrazione regolare del latte, infatti, stimola la lattazione attraverso i meccanismi neuroendocrini che regolano la secrezione di prolattina e ossitocina. Questo può essere particolarmente utile nelle prime settimane dopo il parto, quando l’allattamento è ancora in fase di consolidamento. Ma la donazione aiuta le donne che allattano anche a gestire un’eventuale iperproduzione di latte, riducendo il rischio di ingorghi mammari o mastiti.

Per quanto riguarda i benefici per i riceventi, numerose evidenze scientifiche dimostrano che il latte umano riduce in modo significativo il rischio di patologie gravi come l’enterocolite necrotizzante, una delle principali cause di morbilità e mortalità nei neonati di basso peso. 

Contribuisce poi a migliorare la tolleranza alimentare, ridurre le infezioni e favorire uno sviluppo intestinale e immunologico più armonico. Studi a lungo termine dimostrano, infine, un effetto positivo sullo sviluppo neuroevolutivo, con migliori punteggi cognitivi e motori.

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