Sub italiani morti alle Maldive: tutti gli elementi da considerare per il recupero dei corpi

Sub italiani morti alle Maldive: tutti gli elementi da considerare per il recupero dei corpi
Monica Montefalcone, nelle foto di archivio, impegnata in attività con Greenpeace (Foto Ufficio Stampa Greenpeace/LaPresse)

Bombole, miscele e visibilità: i fattori tecnici e le criticità di cui bisogna tenere conto per le operazioni di recupero

La dinamica dell’incidente avvenuto alle Maldive, dove cinque sub italiani sono morti durante un’immersione in una grotta a oltre 50 metri di profondità, resta ancora da chiarire e per questo bisognerà attendere informazioni più precise. Ci sono però alcuni elementi che vanno sicuramente considerati nell’analizzare l’accaduto e per immaginare come potrà svolgersi l’operazione di recupero dei corpi. A spiegarli a LaPresse è Antonio Mangone, istruttore subacqueo sia ricreativo che tecnico che ha lavorato per circa otto anni alle Maldive, sia con le stagioni nei villaggi sia nelle crociere come quella che stavano facendo gli italiani che hanno perso la vita.

I fattori tecnici da considerare

In primo luogo vanno considerati dei fattori tecnici: per scendere a questa profondità è necessario che ogni sub abbia due bombole con due ‘stage’, cioè con delle miscele di riserve che possano consentire di fare una risalita con delle tappe di decompressione; la composizione dell’aria che si porta nelle bombole va calibrata a seconda della profondità a cui si scende, perché nell’aria che respiriamo c’è il 21% di ossigeno ma dopo una certa profondità questa inizia a diventare tossica, ragion per cui le immersioni ricreative finiscono a 40 metri; inoltre dal momento dell’accesso alla caverna, a circa 50 metri, se ci si addentra bisogna considerare riserve d’aria ulteriori perché da quel percorso bisognerà tornare indietro.

Sicurezza a bordo e visibilità

Per quanto riguarda la sicurezza a bordo, Mangone riferisce che per i gruppi che organizzano spedizioni di questo tipo possono esserci delle stazioni di miscela tecnica a bordo dell’imbarcazione oppure le bombole possono essere portate pronte da terra. In secondo luogo va considerato che all’interno della grotta la visibilità è un fattore delicato: Mangone, che ha visitato la caverna in passato, sottolinea che “le grotte generalmente sono piene di sedimenti, per cui se si pinneggia si solleva pulviscolo e questi sedimenti non permettono più di vedere neanche la tua mano”.

Il recupero dei corpi

Se dunque tutte le regole tecniche sono state rispettate bisognerà capire cosa in profondità abbia determinato la mancata risalita di tutti e cinque i sub. Di tutti gli elementi critici bisognerà tenere conto anche per l’operazione di recupero dei corpi: “Se dovessi andare io, o andrei con un circuito chiuso che permette di stare sott’acqua tre ore e mezza, cioè con il minimo ingombro di bombole, oppure se andiamo con un circuito aperto, cioè con le classiche bombole che si vedono sempre in tv, andrei con un bi-bombola da 24 litri e in più mi porterei almeno altre tre bombole attaccate sui fianchi”, dice Mangone, spiegando che il procedimento sarà di squadre che si alternano.

“Una squadra va lì e fa una perlustrazione per capire com’è la situazione, poi ce ne sarà un’altra che farà l’organizzazione che dice ‘andiamo a recuperare i corpi’, quindi significa che devi trovare un team specializzato a quel tipo di immersione e profondità che ti permetta di fare una cosa del genere”. Quando nel 2018 c’era stato l’incidente dei bambini rimasti bloccati in una grotta in cui si era innalzato il livello dell’acqua, era scattata un’operazione di salvataggio internazionale. “Servono delle persone specializzate in speleologia subacquea, perché si parla di speleologia“, conclude. 

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