“L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l’ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente ‘salvare la faccia”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth. “Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: ‘Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente’”, aggiunge Trump, “ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l’Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!”. Ieri la rinuncia di Teheran alla partecipazione ai colloqui, il presidente statunitense ha deciso di prolungare il cessate il fuoco in attesa della proposta iraniana.
L’ambasciata americana a Beirut ha diramato un avviso di sicurezza, esortando i cittadini statunitensi a lasciare il Libano “finché rimangono disponibili opzioni di volo commerciale”. Inoltre, la raccomandazione ai cittadini Usa che scelgono di non partire è di “predisporre piani di emergenza per situazioni critiche”, poiché “il quadro di sicurezza rimane complesso e può mutare rapidamente”. L’ambasciata ha anche esortato i cittadini Usa a non recarsi nelle aree in cui si sono verificate attività militari, in quanto tali zone potrebbero contenere “ordigni inesplosi”. L’avviso segnalava “rischi persistenti di terrorismo e rapimenti in tutto il Libano”, avvertendo che i luoghi frequentati da cittadini statunitensi e turisti “potrebbero diventare bersaglio di tali attacchi”.
Le forze statunitensi hanno finora ordinato a 29 imbarcazioni di invertire la rotta o di rientrare in porto, nell’ambito del blocco contro l’Iran. Lo riferisce su X il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), smentendo le notizie secondo le quali alcune navi sarebbero riuscite a eludere il blocco. “Nelle ultime 24 ore, alcuni resoconti mediatici hanno sostenuto che diverse navi commerciali abbiano eluso il blocco, citando come esempi la M/V Hero II, la M/V Hedy e la M/V Dorena. Tali notizie sono inesatte”, ha scritto il Centcom. Il Comando ha precisato che due petroliere, la Hero II e la Hedy, si trovano attualmente all’ancora in Iran, dopo essere state intercettate dalle forze statunitensi all’inizio di questa settimana. Un’altra petroliera “è stata posta sotto scorta da un cacciatorpediniere della Marina degli Stati Uniti nell’Oceano Indiano, dopo aver tentato in precedenza di violare il blocco”.
La giornalista Amal Khalil è stata “presa di mira dall’esercito di occupazione israeliano mentre svolgeva il suo dovere professionale di diffondere la verità a Tayr Debba, nel Libano meridionale”. È quanto denuncia il ministro libanese dell’Informazione, Paul Morcos. “Prendere di mira i giornalisti è un crimine efferato e una flagrante violazione del diritto internazionale umanitario, su cui non resteremo in silenzio”, prosegue. E ancora: “Ribadiamo il nostro appello al mondo e alle organizzazioni internazionali che ci sostengono affinché intervengano per porre fine a questa situazione e impedirne il ripetersi”.
La giornalista libanese Amal Khalil è stata ritrovata morta dai soccorritori sotto le macerie a seguito di un attacco aereo israeliano nel villaggio di al-Tiri, nel sud del Libano. Il quotidiano Al-Akhbar ha confermato che la sua reporter è rimasta uccisa nell’attacco su al-Tiri e la notizia della morte di Khalil è stata confermata anche dal ministro dell’Informazione libanese Paul Morcos. Khalil seguiva per lavoro la guerra fra Israele e Hezbollah sin dal suo inizio nell’ottobre del 2023 e aveva dato copertura delle ostilità da diverse parti del Libano meridionale. Oggi Reporter senza confini (Rsf) aveva invitato la comunità internazionale a esercitare immediatamente pressioni sull’esercito israeliano affinché consentisse il salvataggio di Khalil visto che risultava dispersa dopo l’attacco.
L’organismo delle Nazioni Unite che regola il trasporto marittimo mondiale condanna gli attacchi alle navi nel Golfo Persico. Arsenio Dominguez, segretario generale dell’Organizzazione marittima internazionale (Imo), ha condannato oggi gli attacchi alle navi dopo che la Guardia rivoluzionaria iraniana ha aperto il fuoco contro 3 imbarcazioni nello Stretto di Hormuz, sequestrandone 2 e portandole verso l’Iran. In precedenza Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti avrebbero continuato a bloccare i porti iraniani. “Gli attacchi e i sequestri di navi commerciali sono inaccettabili”, ha affermato Dominguez, sollecitando uno stop immediato e il rilascio delle navi e degli equipaggi. Ha avvertito che la situazione rimane “estremamente instabile” e si è chiesto perché le compagnie mettano a rischio la vita dei marinai. Quasi 20mila marittimi rimangono in mare dopo 7 settimane, senza sapere quando potranno tornare a casa, ha aggiunto.
Israele si sta preparando alla possibilità che il cessate il fuoco con Hezbollah possa crollare “in qualsiasi momento”, in un clima di crescenti tensioni lungo il confine. È l’avvertimento dato da funzionari israeliani citati dalla testata Ynet. La valutazione giunge dopo che oggi Hezbollah ha lanciato diversi droni contro soldati israeliani e mentre la stampa libanese riporta che due giornaliste, Amal Khalil e Zeinab Faraj, sono rimaste ferite in un attacco aereo israeliano nel villaggio di al-Tiri, nel sud del Libano. Nell’attacco sarebbero rimaste uccise 2 persone, mentre Faraj sarebbe rimasta ferita ed è stata recuperata e Khalil è rimasta intrappolata. Il ministero della Sanità del Libano ha accusato Israele che suoi soldati hanno aperto il fuoco contro i soccorritori intervenuti per cercare la giornalista dispersa. L’agenzia di stampa libanese Nna ha mostrato le immagini dei danni all’ambulanza.
Hezbollah riferisce di aver lanciato stasera dei droni contro postazioni israeliane nel sud del Libano. Il gruppo libanese ha aggiunto che i due attacchi contro soldati e veicoli nel villaggio di Qantara costituiscono una rappresaglia per le presunte violazioni israeliane del cessate il fuoco di 10 giorni entrato in vigore venerdì. Si tratta del terzo attacco sferrato dal gruppo nel corso della giornata di mercoledì. Israele al momento non ha commentato gli ultimi attacchi, ma in precedenza aveva accusato Hezbollah di aver violato il cessate il fuoco.
Il ministero della Sanità del Libano afferma che i soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro i soccorritori intervenuti per cercare la giornalista dispersa che risulta dispersa a seguito di un attacco dell’Idf nel sud del Paese. Secondo la ricostruzione fornita dal ministero libanese, due attacchi israeliani contro al-Tiri, nel sud del Libano, hanno causato la morte di 2 persone; la giornalista Amal Khalil e una sua collega si sono rifugiate in una casa, che secondo il ministero è stata colpita durante il secondo attacco. Quando i soccorritori sono arrivati, sono riusciti a recuperare i 2 corpi e una giornalista ferita, ma il ministero denuncia che l’Idf ha sparato con munizioni vere contro l’ambulanza, impedendo alla squadra di completare la ricerca di Khalil. L’agenzia di stampa libanese Nna ha mostrato le immagini dei danni all’ambulanza. Le condizioni di Khalil non sono chiare. Si tratta di una giornalista di spicco del quotidiano libanese Al-AKhbar. L’esercito israeliano ha affermato che delle persone nel villaggio hanno violato il cessate il fuoco, mettendo a rischio la sicurezza dei soldati. Ha negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere l’area e di prendere di mira i giornalisti.
L’esercito israeliano (Idf) nega di avere preso di mira due giornaliste nel sud del Libano e di avere impedito ai soccorritori di raggiungere il posto, dopo un attacco ad al-Tiri. Lo riporta Al-Jazeera. L’Idf “non prende di mira i giornalisti e agisce per ridurre i danni a loro causati”, ha affermato secondo una dichiarazione riportata da Al-Jazeera. L’Idf ha dichiarato di avere colpito obiettivi nel sud del Libano, ma nega di avere impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona. Le autorità libanesi e Reporter senza frontiere (Rsf) hanno riferito che una giornalista è dispersa in seguito a un attacco israeliano avvenuto oggi nei pressi del villaggio meridionale di al-Tiri, mentre un’altra giornalista è rimasta ferita. L’Idf ha dichiarato di aver colpito un veicolo e un edificio nella zona dopo aver individuato quelli che ha descritto come militanti che costituivano una minaccia immediata vicino al confine; ha dichiarato di essere a conoscenza delle notizie relative a giornalisti feriti, ma non le ha confermate e ha negato di aver impedito alle squadre di soccorso di raggiungere la zona. I dettagli dell’incidente sono oggetto di verifica, ha aggiunto.
Il presidente Trump sta offrendo all’Iran “un po’ di flessibilità” perché vuole vedere dalla leadership di Teheran una “roposta unitaria”. LO ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando con i giornalisti. Il presidente ha tracciato “molto chiaramente” le sue “linee invalicabili” e gli Stati Uniti “mantengono il controllo di questa situazione”, ha detto la funzionaria.
Il presidente Trump “non ha fissato una scadenza” per la proroga del cessate il fuoco con l’Iran annunciata ieri. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando con i giornalisti. “Sarà lui in definitiva a dettare la tempistica”, ha aggiunto la funzionaria, smentendo le indiscrezioni che riferivano di una proroga di 3-5 giorni accordata da Trump a Teheran.
Donald Trump non considera una violazione del cessate il fuoco il sequestro di due navi nello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran. “Non si trattava di navi statunitensi. Non si trattava di navi israeliane. Erano due imbarcazioni internazionali”, ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un’intervista a Fox News. “Queste due navi sono state catturate da motovedette veloci armate. L’Iran è passato dall’avere la marina più letale del Medio Oriente ad agire, ora, come un branco di pirati. Non hanno il controllo dello Stretto. Quella a cui stiamo assistendo è pirateria, e il blocco navale imposto dagli Stati Uniti continua a rivelarsi incredibilmente efficace”, ha detto la funzionaria.
“Quello che dicono pubblicamente è molto diverso da quello che concedono privatamente”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, riguardo alle dichiarazioni della leadership iraniana.
Donald Trump ha annunciato che l’Iran ha accettato di sospendere l’esecuzione di otto donne manifestanti, attribuendo il merito al suo appello diretto ai leader iraniani. “Ottime notizie! Sono appena stato informato che le otto donne manifestanti, che avrebbero dovuto essere giustiziate stasera in Iran, non verranno più uccise. Quattro saranno rilasciate immediatamente, mentre quattro saranno condannate a un mese di carcere. Apprezzo enormemente il fatto che l’Iran, e i suoi leader, abbiano rispettato la mia richiesta, in qualità di Presidente degli Stati Uniti, e abbiano annullato l’esecuzione prevista”, ha scritto in un post su Truth Social. Le autorità iraniane hanno tuttavia negato che fossero previste esecuzioni capitali
“La pianificazione prudenziale che ha fatto il Capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su due cacciamine con un’unità di scorta e un’unità logistica. In tutto sarebbero quattro navi, due operative, una logistica e una di scorta”. Lo ha detto il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, Giuseppe Berutti Bergotto, intervenuto a Cinque Minuti su un’eventuale missione nello Stretto di Hormuz. Alla domanda se basterebbero quattro navi, Berutti Bergotto ha spiegato che “ovviamente non andiamo da soli, andiamo all’interno di una coalizione internazionale e anche le altre nazioni manderanno cacciamine. In Europa le hanno Francia, Inghilterra e un gruppo congiunto tra l’Olanda e il Belgio”. Sono 8 le navi cacciamine disponibili nella base di La Spezia, ha spiegato il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare Giuseppe Berutti Bergotto parlando a Cinque Minuti su Raiuno. Per arrivare allo stretto di Hormuz in caso di eventuale missione, le navi ci impiegherebbero “circa quattro settimane dall’ordine, perché hanno una velocità ridotta e hanno necessità di qualche sosta logistica”.
Il capo negoziatore dell’Iran, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato che la riapertura dello Stretto di Hormuz è impossibile se permane il blocco navale da parte degli Usa perché questo costituisce una violazione del cessate il fuoco. “Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato da un blocco navale e dalla presa in ostaggio dell’economia mondiale, e se il bellicismo sionista viene fermato su tutti i fronti”, ha scritto in un post su X rilanciato da Iran International. “La riapertura dello Stretto di Hormuz non è possibile in presenza di una palese violazione del cessate il fuoco”, ha aggiunto. E ancora: “Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare e non li raggiungeranno nemmeno con il bullismo”.
La società che gestisce una delle navi attaccate nello Stretto di Hormuz stamattina riferisce che l’equipaggio sta bene. Technomar, questo il nome della società, riferisce che la nave Epaminondas, battente bandiera liberiana, è stata “avvicinata e presa di mira da una motovedetta armata” mentre attraversava lo Stretto a circa 20 miglia nautiche (circa 37 chilometri) al largo delle coste dell’Oman. Technomar ha dichiarato che tutto l’equipaggio è “al sicuro e al completo” e che non sono stati segnalati feriti, ma che le ispezioni preliminari hanno indicato che il ponte della nave è stato danneggiato. “Technomar rimane in stretto contatto con l’equipaggio e le autorità competenti. La nostra priorità resta la sicurezza e il benessere del nostro equipaggio, mentre collaboriamo con tutte le parti interessate per garantire la loro continua sicurezza e indagare sull’incidente”, ha dichiarato la società. Non ha fornito ulteriori dettagli, ma ha affermato che maggiori informazioni saranno rese note “quando ci saranno sviluppi significativi”. La nave Epaminondas, secondo quanto riferito dalla tv di Stato iraniana, è una delle due navi attaccate oggi che sono state sequestrate dai Pasdaran, insieme alla MSC Francesca. Secondo quanto riportato dai media iraniani, anche una terza nave, identificata come Euphoria, che era rimasta “bloccata” sulla costa iraniana, è stata attaccata dai Guardiani della rivoluzione.
L’organizzazione per la difesa dei diritti umani Iran Human Rights (Ihr), con sede a Oslo, ha riferito che 2 delle 8 donne iraniane di cui il presidente Usa Donald Trump aveva chiesto ieri il rilascio sono già fuori su cauzione da fine marzo. Le due donne – la dottoressa di pronto soccorso Golnar Naraqi e la cittadina iraniana di fede bahá’í Venus Hossein Nejad – erano state arrestate separatamente durante le proteste antigovernative di gennaio. In un post su Truth di ieri, Trump aveva rilanciato una foto di 6 donne e 2 ragazze che, secondo un attivista conservatore, stanno affrontando un procedimento giudiziario in Iran. Nel post il presidente Usa si era rivolto ai “leader iraniani” chiedendo il rilascio. La magistratura iraniana ha risposto subito, affermando che alcune delle donne erano già state rilasciate senza però nominarle e ha aggiunto che nessuna di loro rischia la pena di morte. Il blocco di internet ha limitato il flusso di informazioni provenienti dall’Iran. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, almeno 2 delle altre donne ancora in detenzione rischiano accuse che comportano la pena di morte. Durante la guerra ci sono state diverse esecuzioni contro presunte spie e manifestanti, perlopiù accusati di legami con Israele. EST NG01 stg/cba 221710 APR 26
Hezbollah ha rivendicato il lancio di un drone contro una postazione israeliana nel sud del Libano, nel villaggio di Bayada. Il gruppo libanese ha dichiarato che l’attacco è stato una rappresaglia per le violazioni israeliane del cessate il fuoco di 10 giorni entrato in vigore venerdì scorso. L’esercito israeliano ha affermato che Hezbollah sta violando il cessate il fuoco, aggiungendo che il gruppo filoiraniano ha lanciato “un velivolo ostile” contro i soldati israeliani che operano nel Libano meridionale. Secondo l’Idf, il velivolo è stato intercettato dall’aviazione israeliana e non ha attraversato il confine di Israele.
Due delle navi attaccate oggi dai Guardiani della rivoluzione nello Stretto di Hormuz sono in custodia dei Pasdaran e vengono condotte in Iran. Lo ha riferito la tv di Stato, identificando le imbarcazioni come MSC Francesca ed Epaminondas. I sequestri costituiscono un’escalation da parte dell’Iran dopo che gli Stati Uniti avevano precedentemente sequestrato 2 navi iraniane mentre erano in programma i colloqui di cessate il fuoco a Islamabad. I Pasdaran hanno riferito in un comunicato che le navi “avrebbero operato senza autorizzazione, violato ripetutamente le norme, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e cercato di uscire di nascosto dallo Stretto di Hormuz, mettendo in pericolo la sicurezza marittima”. Prima della guerra lo Stretto era considerato una via navigabile internazionale aperta a tutti, anche se si trova nelle acque territoriali di Iran e Oman.
Il governo tedesco non incontrerà Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo scià iraniano, durante la sua visita a Berlino prevista per giovedì. L’esecutivo “non vede alcun motivo per avviare un dialogo con lui”, ha dichiarato il portavoce del governo Stefan Kornelius, sottolineando che Pahlavi è “un privato cittadino, che naturalmente rappresenta o è sostenuto da un movimento”. Berlino ribadisce che “il popolo iraniano deve poter decidere liberamente sulla propria leadership”, mentre, nonostante le riserve, continua a considerare il governo iraniano un interlocutore sul piano internazionale. “Nella politica internazionale ci sono situazioni in cui è necessario mantenere contatti anche con sistemi cui non si riconosce legittimità, per favorire processi politici e ridurre tensioni o conflitti”, ha aggiunto Kornelius. Un portavoce del ministero degli Esteri ha precisato che la Germania mantiene ancora relazioni diplomatiche con Teheran, “nei limiti di quanto attualmente possibile”, ed è “in costante contatto con la società civile iraniana”, in particolare nei settori dei diritti umani, della ricerca e della cultura. Durante la sua visita, Pahlavi incontrerà invece esponenti della politica estera del Bundestag, tra cui il presidente della commissione Esteri Armin Laschet e deputati di altri gruppi parlamentari.
L’Iran ha fatto sapere di non avere ancora deciso se partecipare a un nuovo round di colloqui con gli Usa. “Abbiamo avviato i negoziati in buona fede e con serietà, ma la controparte (gli Stati Uniti ndr.) ha dato prova di disprezzo e mancanza di buona fede”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, secondo quanto riporta la tv di Stato iraniana. Un secondo ciclo di negoziati, atteso nella capitale pakistana Islamabad questa settimana, non è stato ancora confermato. Ieri il presidente Usa Donald Trump ha prorogato a tempo indeterminato il cessate il fuoco con l’Iran, lasciando incerti i prossimi passi per la ripresa dei colloqui. “L’Iran non ha ancora deciso se partecipare al nuovo ciclo di negoziati di pace con gli Stati Uniti previsto per questa settimana”, ha detto Baqaei.
“Buone notizie” su un secondo ciclo di colloqui tra Stati Uniti e Iran potrebbero arrivare già venerdì, ha riferito mercoledì al New York Post il presidente Usa Donald Trump . Interrogato dal tabloid su questa possibile svolta, Trump, in un messaggio di testo, ha detto: “È possibile! Presidente DJT.
Il presidente francese, Emmanuel Macron, ha annunciato la morte di un soldato francese che era stato rimpatriato ieri dal Libano dopo essere stato ferito da Hezbollah. Si tratta del secondo soldato francese morto dopo l’attacco a soldati dell’Unifil avvenuto sabato. “Il caporale capo Anicet Girardin del 132° reggimento di fanteria cinofila di Suippes, rimpatriato ieri dal Libano dove era stato gravemente ferito da combattenti di Hezbollah, è deceduto questa mattina a causa delle ferite riportate”, ha riferito Macron in un post su X, aggiungendo che “è morto per la Francia”. “La Nazione, che domani renderà omaggio al maresciallo Florian Montorio, colpito a morte durante la stessa imboscata, saluta con commozione la memoria del caporale capo Anicet Girardin e il suo sacrificio. Rivolge inoltre i suoi più sinceri pensieri e la sua profonda compassione alla sua famiglia, ai suoi cari, nonché alle famiglie degli altri feriti”, aggiunge l’inquilino dell’Eliseo, che conclude dicendo che la Francia “rende omaggio all’impegno esemplare delle nostre forze armate nell’ambito dell’Unifil, che operano con coraggio e determinazione al servizio della Francia e della pace in Libano”.
Due persone sono morte in un attacco israeliano contro un’auto a Tiro, nel sud del Libano. Lo riporta la testata libanese L’Orient-Le Jour.
Il presidente libanese Joseph Aoun ha affermato che sono in corso contatti per estendere il cessate il fuoco. Le sue giungono un giorno prima del secondo incontro previsto a Washington tra gli ambasciatori libanese e israeliano. Aoun ha affermato che l’obiettivo dei futuri colloqui è quello di porre fine “completamente” agli attacchi israeliani, al ritiro delle truppe israeliane dal Libano, al rilascio dei prigionieri libanesi in Israele, al dispiegamento di truppe libanesi lungo il confine e all’avvio del processo di ricostruzione. Aoun ha aggiunto che il sostegno promesso al Libano dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump e da altri Paesi “ci ha offerto un’opportunità che non dobbiamo lasciarci sfuggire, perché potrebbe non ripresentarsi”.
Un portavoce dell’esercito israeliano ha riferito che Hezbollah ha lanciato un drone contro le forze israeliani operanti nel Libano meridionale. Lo riporta la testata israeliana Channel 12. “Il velivolo è stato intercettato dall’aeronautica e non ha oltrepassato il confine israeliano. Non è scattato alcun allarme, come previsto dal protocollo”, ha dichiarato il portavoce. “Si tratta di una palese violazione dell’accordo di cessate il fuoco. L’Idf continuerà ad agire per bonificare l’area sotto il loro controllo e per eliminare le minacce ai cittadini dello Stato di Israele e alle sue forze”.
La proroga del cessate il fuoco con l’Iran annunciata dal presidente americano Donald Trump non sarebbe a tempo indeterminato quanto una “breve finestra di altri 3-5 giorni”. Lo scrive Axios. Inegoziatori americani – si legge ancora – credono che un accordo per porre fine alla guerra e affrontare ciò che resta del programma nucleare iraniano sia ancora raggiungibile. Ma temono anche di non avere nessuno a Teheran con il potere decisionale.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato la proroga del cessate il fuoco in alcune dichiarazioni riportate dalla televisione di Stato iraniana. Baghaei non ha specificato se Teheran sia pronta o meno a partecipare a un nuovo ciclo di colloqui con gli Stati Uniti a Islamabad, in Pakistan.
Secondo quanto riferiscono i media nazionali, il portavoce ha dichiarato che “la diplomazia è uno strumento per garantire gli interessi nazionali e la sicurezza e ogni volta che giungeremo alla conclusione che sussistono le condizioni necessarie e ragionevoli per utilizzare questo strumento al fine di perseguire gli interessi nazionali e consolidare i risultati ottenuti dalla nazione iraniana nel contrastare gli obiettivi maligni dei nemici, agiremo”.
Dietro gli attacchi informatici più gravi contro il Regno Unito ci sono Russia, Iran e Cina. Lo afferma il capo del Centro nazionale per la sicurezza informatica (Ncsc) del Regno Unito, Richard Horne, nel discorso di apertura della conferenza annuale del governo sulla sicurezza informatica, CyberUk, nella città scozzese di Glasgow.
Le aziende britanniche, avverte Horne, devono prepararsi ad attacchi informatici “su larga scala”, specialmente se il Regno Unito dovesse essere coinvolto in conflitti internazionali. Secondo Horne, il Regno Unito sta vivendo “il cambiamento geopolitico più sconvolgente della storia moderna”.
Horne ha aggiunto che Mosca sta utilizzando tattiche e tecniche affinate durante la guerra in Ucraina e le sta “trasferendo oltre il campo di battaglia”, indicando la “sostenuta attività ibrida russa” che prende di mira il Regno Unito e l’Europa.
In una situazione di conflitto, ha proseguito Horne, il Regno Unito dovrebbe probabilmente affrontare attacchi informatici su larga scala ma, a differenza di quanto accade con il ransomware, le aziende non potranno pagare un riscatto per recuperare i dati e l’accesso ai sistemi. Per questo motivo, ogni organizzazione deve comprendere la “piena portata” del rischio che corre e migliorare le proprie difese informatiche prima che sia troppo tardi.
“Ieri, mentre la Spagna proponeva di rompere l’accordo di associazione tra Israele e l’Unione Europea, Bruxelles ha scelto ancora una volta la complicità con i sionisti”. Lo ha detto la ministra della Gioventù e dell’Infanzia spagnola, Sira Rego, di origini palestinesi, intervenendo al Global Sumud Parliamentary Congress a Bruxelles. La ministra di Izquierda Unida-Sumar ha esortato l’Ue a non voltare lo sguardo dall’altra parte e a passare “dalle parole ai fatti contro il genocidio a Gaza”. “La barbarie non va solo condannata. Va fermata”, ha detto, rimarcando la “responsabilità dell’Europa per la sua capacità di indignarsi senza agire, di dichiarare senza decidere, di condannare senza intervenire”. “Quanta distruzione si può assorbire senza provocare un vero e proprio collasso dell’ordine? Quante morti si possono tollerare prima che il sistema sia costretto a reagire? E la risposta è ovvia, ed è molto dolorosa, molte più di quanto si pensasse possibile”, ha affermato.
La società di intelligence marittima Vanguard ha riferito al programma Verify della Bbc che una terza nave mercantile è stata attaccata oggi mentre tentava di attraversare lo Stretto di Hormuz. La nave battente bandiera panamense MSC Francesca è stata presa di mira a circa 11 miglia nautiche dalla costa iraniana, mentre navigava verso sud attraverso lo Stretto di Hormuz, in direzione del Golfo dell’Oman. Secondo quanto riportato, le Guardie Rivoluzionarie iraniane avrebbero intimato alla MSC Francesca di gettare l’ancora. La nave ha segnalato “danni allo scafo e al carico”. Oltre alla Msc Francesca, sono una nave denominata Euphoria, che si è incagliata sulla costa iraniana, e la Epaminodes. In una dichiarazione, i Pasdaran hanno affermato che le navi “avrebbero operato senza autorizzazione, violato ripetutamente i regolamenti, manipolato i sistemi di ausilio alla navigazione e tentato di uscire clandestinamente dallo Stretto di Hormuz, mettendo a repentaglio la sicurezza marittima”
Il conflitto in corso in Medio Oriente sta avendo un forte impatto sui mercati energetici globali, con ripercussioni a catena sull’economia, sull’industria e sulle famiglie. Dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, l’Ue ha speso ulteriori 24 miliardi di euro per le importazioni di energia, principalmente combustibili fossili. Lo evidenzia la Commissione europea nel giorno della presentazione del pacchetto di misure energetiche ‘AccelerateEu’. Anche se le ostilità cessassero immediatamente, viene precisato, le interruzioni delle forniture energetiche provenienti dal Golfo persisteranno per un periodo di tempo indefinito. Gli Stati membri che utilizzano maggiormente energie rinnovabili e/o nucleari e che dispongono di sistemi di rete più flessibili con capacità e stoccaggio sufficienti, sono generalmente meno colpiti dall’attuale crisi energetica e dalle forti fluttuazioni dei prezzi.
“Il nemico non è nella posizione di poter dettarci le tempistiche”. Lo ha affermato il capo della magistratura iraniana Gholamhossein Mohseni Ejei, in risposta alla proroga del cessate il fuoco da parte del presidente statunitense Donald Trump. Ha poi aggiunto che l’Iran deve rimanere vigile sia sul fronte che sul fronte interno. Lo riporta Iran International.
Dopo l’annuncio della proroga del cessate il fuoco in Iran, la Cina ha affermato che è “imperativo” impedire che il conflitto si riaccenda. Oggi il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun, ha affermato che l’attuale situazione in Medioriente si trova in una “fase critica”. Ha aggiunto che la Cina “è pronta” a collaborare con la comunità internazionale per mantenere la pace, seguendo i quattro principi proposti la settimana scorsa dal presidente Xi Jinping, tra cui la coesistenza pacifica e il rispetto del diritto internazionale. “È imperativo impedire il ripetersi del conflitto con il massimo impegno”, ha dichiarato Guo Jiakun.
“Gli Stati membri hanno degli obblighi, e le imprese hanno degli obblighi, di non commerciare, di non aiutare e non sostenere lo Stato che sta perpetrando un genocidio contro i palestinesi. E le vostre azioni devono essere volte a porre fine a questa complicità. Avete un enorme potere di costruire su ciò che decenni di movimento palestinese hanno realizzato. Le navi” della Global Sumud Flotilla “possono aiutare a bloccare questa complicità ma serve disciplina, coordinamento e leadership”. Lo ha detto Francesca Albanese, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, intervenendo al Global Sumud Parliamentary Congress a Bruxelles. Albanese ha esortato gli attivisti a “utilizzare tutte le risorse” raccolte e a disposizione per essere “realmente efficaci” e non cadere nel rischio che il movimento della Sumud Flotilla resti solo simbolico. “Si tratta di sconvolgere l’infrastruttura materiale che sostiene un sistema in modo coordinato. Sumud significa non solo restare, ma restare efficacemente. E penso che insieme possiamo farcela. Ma dobbiamo essere onesti con noi stessi e non cercare di istituzionalizzare la rivoluzione”, ha detto.
“Nel colloquio che ho avuto con il mio omologo iraniano” Abbas Araghchi “gli ho ribadito la necessità di continuare il dialogo di Islamabad, di raggiungere un accordo per la pace, l’importanza della libertà di circolazione a Hormuz, la necessità di tutelare i paesi dell’area del Golfo e l’importanza di non procedere nell’uso del nucleare militare”. Lo ha affermato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine di un evento a Roma con il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski. Per quanto riguarda il Libano “ho insistito sulla necessità di spingere Hezbollah a arrivare ad un accordo e quindi di non attaccare più Israele e ho ribadito che noi siamo pronti anche ad ospitare in Italia i colloqui tra Libano e Israele per trovare un accordo positivo”, ha aggiunto il titolare della Farnesina. “Noi lavoriamo per la pace”, ha concluso.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita il gruppo di monitoraggio Vortexa, almeno 34 petroliere collegate all’Iran hanno eluso il blocco statunitense dall’inizio del provvedimento. Secondo il rapporto, 19 delle imbarcazioni sono uscite dal Golfo Persico attraverso il blocco, mentre 15 vi sono entrate dal Mar Arabico dirigendosi verso l’Iran. Sei delle petroliere in partenza trasportavano petrolio greggio iraniano, per un carico totale di circa 10,7 milioni di barili. Sulla base di un prezzo ipotizzato di 10 dollari rispetto al petrolio Brent, si stima che le spedizioni possano aver generato un fatturato di circa 910 milioni di dollari. Il petrolio iraniano viene solitamente venduto a prezzo scontato perché soggetto a sanzioni.
Secondo quanto riferito da due funzionari pakistani ad Associated Press, i vertici politici e militari del Pakistan si sono adoperati nelle ultime 24 ore per impedire il fallimento dei colloqui tra Stati Uniti e Iran e per persuadere Washington a prorogare il cessate il fuoco. Per questo, le autorità manterranno le misure di sicurezza a Islamabad nel caso in cui le delegazioni statunitensi e iraniane dovessero effettivamente arrivare. Il Pakistan è ancora in attesa di una risposta da Teheran su quando invierà una delegazione per un secondo round, hanno aggiunto i funzionari. A Islamabad, polizia e truppe sono rimaste in stato di allerta lungo le strade principali, presidiando i posti di blocco. I residenti sono stati costretti a percorrere tragitti più lunghi poiché le autorità hanno limitato l’accesso ad alcune zone della città. “Non abbiamo ricevuto alcuna istruzione per rimuovere queste barricate”, ha detto l’agente di polizia Mohammad Aslam, invitando i passanti a tornare indietro e a utilizzare percorsi alternativi.
“Se non si risolve la crisi nel Golfo, se arriviamo a fine anno, al rischio di recessione abbiamo quasi certezza di arrivarci”. Lo ha detto Emanuele Orsini, Presidente di Confindustria, a margine all”India-Italy: Business Partner, Brighter Future’, evento promosso da Il Sole 24 Ore e Banco Bpm a Milano.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto una conversazione telefonica con il ministro degli Esteri Antonio Tajani. I due “hanno discusso e si sono confrontati telefonicamente sugli ultimi sviluppi regionali e sulle questioni relative al cessate il fuoco e alla diplomazia”, si legge in un messaggio Telegram sul canale di Araghchi.
Per quanto riguarda “la minaccia” dei barchini dei pasdaran nello Stretto di Hormuz circa il traffico mercantile si dovrebbero “utilizzare delle navi per fare la scorta”. Lo ha detto il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, in Commissione Difesa alla Camera.
“Abbiamo una capacità di sminamento elevata, siamo una nazione di riferimento in questo campo” e “abbiamo dei mezzi che sono tecnologicamente avanzati”. Per questo “la Marina è pronta” a un eventuale intervento di sminamento dello Stretto di Hormuz. Così il capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Berutti Bergotto, in Commissione Difesa alla Camera.L’intervento sarà possibile solo “quando la conflittualità sarà cessata”, ha spiegato Berutti Bergotto.
Il centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto) ha ricevuto una segnalazione relativa a un incidente avvenuto a 8 miglia nautiche a ovest dell’Iran. Il comandante di una nave da carico in partenza ha riferito di essere stato bersaglio di colpi d’arma da fuoco e di trovarsi ora fermo in mare. L’equipaggio è al sicuro e al completo.
Regno Unito e Francia stanno riunendo strateghi militari provenienti da circa 30 paesi per definire i dettagli di una missione volta a garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz, quando questa importante rotta marittima verrà riaperta. Il ministero della Difesa britannico John Healey ha dichiarato che l’incontro di due giorni presso un centro di comando e controllo del Regno Unito a Londra ha lo scopo di “trasformare il consenso diplomatico in un piano militare dettagliato”. Il piano prevede una missione internazionale per proteggere le navi mercantili, sminare le zone e fornire rassicurazioni, e dipende dal raggiungimento di un cessate il fuoco “sostenibile” nella guerra lanciata da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Diversi paesi, tra cui Francia e Regno Unito, si sono impegnati a inviare navi e droni per lo sminamento. Nonostante lo scetticismo sulla reale attuazione del piano, Healey ha detto di essere “fiducioso che, nei prossimi due giorni si potranno compiere progressi concreti”.
“C’è un idiota nel comitato editoriale del Wall Street Journal che scrive che vengo preso per un ‘fesso’. L’Iran di certo non la pensa così! E nemmeno nessun altro”. È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Immagino che Rupert Murdoch gli abbia detto di scriverlo in questo modo, perché il Wall Street Journal ha perso la strada, non è più una lettura obbligatoria, solo un altro ‘giornaletto’ politico fallimentare!”, aggiunge Trump.
“Non appena verrà revocato il blocco, il prossimo round di negoziati si terrà a Islamabad”. Lo ha dichiarato l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite Amir-Saeid Iravani al media iraniano Shargh, riferendosi al blocco navale imposto dagli Stati Uniti. “Gli Stati Uniti devono cessare la loro ‘violazione del cessate il fuoco’ prima di qualsiasi nuovo ciclo di negoziati”, ha aggiunto, precisando che “l’Iran è preparato a qualsiasi scenario”. “Non siamo stati noi a iniziare l’aggressione militare. Se cercano una soluzione politica, siamo pronti. Se cercano la guerra, l’Iran è pronto anche a quella”, ha concluso.
L’Iran ha impiccato oggi un altro uomo per presunti legami con il Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. L’agenzia di stampa Mizan, legata al sistema giudiziario iraniano, ha annunciato l’esecuzione di Mehdi Farid, descritto come un dipendente di una “organizzazione statale sensibile” che trasmetteva informazioni all’agenzia di spionaggio israeliana. Farid è stato condannato nella provincia iraniana di Qom.
“Siamo al massimo della preparazione per continuare la lotta contro i nemici e, se l’aggressione si ripeterà, infliggeremo colpi devastanti, al di là di ogni immaginazione, alle loro infrastrutture nella regione”. È quanto si legge in una dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane, in occasione dell’anniversario della fondazione della forza paramilitare. Lo riporta Iran International.
Nour News, un sito affiliato al Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, ha affermato che le Guardie Rivoluzionarie hanno aperto il fuoco sulla nave portacontainer nello Stretto di Hormuz dopo che questa aveva “ignorato gli avvertimenti delle forze armate iraniane”. Nour News ha aggiunto che la nave ha subito “ingenti danni” nell’attacco. Sebbene gli Stati Uniti abbiano concentrato gran parte del loro fuoco durante la guerra sulla marina iraniana, affondando e danneggiando gravemente decine di imbarcazioni, la Guardia di Frontiera gestisce una flotta di piccole motovedette d’attacco, alcune delle quali sembrano essere sopravvissute al conflitto. Queste imbarcazioni sono in genere dotate di mitragliatrici montate a bordo.
“L’Iran sta collassando finanziariamente! Vogliono che lo Stretto di Hormuz venga riaperto immediatamente: hanno un disperato bisogno di denaro! Perdono 500 milioni di dollari al giorno. L’esercito e la polizia si lamentano perché non vengono pagati. Sos!!!”. È quanto scrive in un post sul social Truth il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno aperto il fuoco contro una nave portacontainer nello Stretto di Hormuz, danneggiandola. Il centro britannico per le operazioni commerciali marittime (Ukmto) ha riferito che l’attacco è avvenuto intorno alle 7.55 del mattino ora locale nello stretto e ha preso di mira una nave portacontainer. L’Ukmto ha aggiunto che una motovedetta dei pasdaran non ha avvisato la nave prima di aprire il fuoco. Non risultano feriti.
“La Marina degli Stati Uniti proseguirà il blocco dei porti iraniani. Nel giro di pochi giorni, i depositi dell’isola di Kharg saranno pieni e i fragili pozzi petroliferi iraniani saranno chiusi. Limitare il commercio marittimo dell’Iran colpisce direttamente le principali fonti di reddito del regime”. È quanto scrive in un post sul social X il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent. “Il Dipartimento del Tesoro continuerà ad applicare la massima pressione attraverso l’Economic Fury per indebolire sistematicamente la capacità di Teheran di generare, trasferire e rimpatriare fondi”, aggiunge, “qualsiasi persona o imbarcazione che faciliti questi flussi — attraverso il commercio e la finanza occulti — rischia di essere soggetta alle sanzioni statunitensi. Continuiamo a congelare i fondi sottratti dalla leadership corrotta a nome del popolo iraniano”.
“L’Iran non vuole che lo Stretto di Hormuz venga chiuso, lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!). Dicono di volerlo chiudere solo perché io l’ho completamente bloccato (chiuso!), quindi vogliono semplicemente ‘salvare la faccia”. Lo scrive il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post sul social Truth. “Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: ‘Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente’”, aggiunge Trump, “ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l’Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!”.
L’ambasciata iraniana presso le Nazioni Unite ha condannato gli Stati Uniti per una condotta che presenta “i tratti distintivi della pirateria” dopo che le forze militari statunitensi hanno attaccato una nave mercantile iraniana nel Mar d’Oman.”Il 19 aprile 2026, nelle vicinanze delle coste iraniane nel Mar d’Oman, le forze militari statunitensi hanno condotto un attacco ostile e illegale contro la nave mercantile iraniana Toska”, si legge in una lettera indirizzata al Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres e alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, come riporta AlJazeera.”Questo attacco contro una nave civile costituisce una grave e manifesta violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale”, si afferma nella nota.”Le deliberate intimidazioni e il terrore psicologico inflitti all’equipaggio e alle loro famiglie aggravano ulteriormente la gravità di questo atto. Tale condotta presenta i tratti distintivi della pirateria e costituisce una pericolosa escalation che mette seriamente a repentaglio la sicurezza delle vitali rotte marittime”.

