Diciannovesimo giorno di guerra in Medio Oriente. Due persone sono morte nella notte dopo che un missile balistico ha colpito il sobborgo di Ramat Gan, a Tel Aviv, mentre almeno sei hanno perso la vita a Beirut, in Libano, a causa di due raid israeliani. Le forze armate statunitensi, invece, hanno sganciato diverse bombe perforanti contro siti missilistici iraniani vicino allo Stretto di Hormuz. Donald Trump, intanto, continua ad attaccare i Paesi Nato: “Non sono sorpreso del loro comportamento, non abbiamo bisogno dell’aiuto di nessuno”.
Un uomo è rimasto ucciso dall’impatto di quella che sembra essere una bomba a grappolo nel centro di Israele, in seguito all’ultimo attacco missilistico balistico iraniano. Lo riferiscono i servizi di soccorso israliani, ripresi da Times of Israel, spiegando di aver prestato soccorso all’uomo, identificato come un lavoratore straniero di circa 30 anni, gravemente ferito da schegge. I medici hanno riferito che il decesso è stato constatato poco dopo.
E’ salito ad almeno quattro morti il bilancio dell’attacco missilistico iraniano in Cisgiordania. Lo riferisce la Mezzaluna Rossa palestinese, spiegando che i soccorritori stanno prestando assistenza alle persone ferite dalle schegge. Secondo le prime informazioni, l’attacco ha ucciso almeno quattro persone e ne ha ferite almeno altre sei a Beit Awa, vicino a Hebron. Almeno due sopravvissuti feriti sono stati trasportati in ospedale. I medici della Mezzaluna Rossa palestinese stanno continuando a valutare la situazione e il bilancio delle vittime e dei feriti potrebbe subire variazioni. Si tratta delle prime vittime nella Cisgiordania occupata dall’inizio della guerra con l’Iran. I detriti missilistici hanno danneggiato case e attività commerciali nelle prime due settimane e mezzo.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha avvertito che le forze iraniane distruggeranno l’industria petrolifera e del gas dei suoi vicini del Golfo, se il proprio settore energetico verrà attaccato nuovamente. “Vi avvertiamo ancora una volta che avete commesso un grave errore attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica, e la risposta è già in corso”, si legge in una dichiarazione diffusa dai media iraniani. “Se ciò dovesse ripetersi, ulteriori attacchi contro le vostre infrastrutture energetiche e quelle dei vostri alleati non si fermeranno finché non saranno completamente distrutte, e la nostra risposta sarà molto più severa degli attacchi di questa notte”, hanno aggiunto i Pasdaran.
E’ di tre donne palestinesi, al momento, il bilancio delle vittime della caduta di frammenti di missili iraniani a Beit ‘Awwa, vicino a Hebron, in Cisgiordania. Lo ha riferito la Mezzaluna Rossa Palestinese. Diverse persone sono rimaste ferite.
Diverse donne sarebbero state uccise da un missile a frammentazione iraniano nella zona di Hebron, in Cisgiordania. Lo riferisce Ynet, citando fonti palestinesi. Le vittime si trovavano in un salone di bellezza al momento dell’impatto.
Quattro persone sono morte in un raid aereo israeliano contro un’abitazione nei pressi della città di Chaat, nella parte orientale del Libano. Lo riferisce l’agenzia di stampa nazionale libanese Nna, spiegando che le squadre di soccorso sono attualmente alla ricerca di diverse persone che risultano ancora disperse sotto le macerie.
Il ministero dell’Interno del Kuwait ha annunciato che i servizi di sicurezza statali hanno sventato con successo un attentato terroristico pianificato contro infrastrutture critiche del Paese. Lo riporta Al Jazeera. Secondo il ministero, le autorità hanno arrestato 10 cittadini appartenenti a una cellula affiliata a Hezbollah. Funzionari della sicurezza hanno confermato che il gruppo aveva pianificato e coordinato le proprie attività con entità straniere. Il ministero ha aggiunto che le indagini hanno rivelato che i membri della cellula hanno ricevuto addestramento esterno in campi appartenenti a Hezbollah. L’addestramento comprendeva l’uso di armi e l’utilizzo di droni, nell’ambito dei preparativi per condurre operazioni di sabotaggio volte a minare la sovranità dello Stato e a destabilizzarne la sicurezza.
Il ministero degli Esteri del Qatar ha annunciato su X di aver dichiarato ‘persone non grate’ gli addetti militari e della sicurezza dell’Ambasciata iraniana, così come il personale dei loro uffici. Il ministero ha affermato di aver richiesto che lascino il Paese entro 24 ore. La decisione, ha spiegato, è arrivata dopo ripetuti attacchi e atti di aggressione da parte dell’Iran nei confronti del Qatar.
Il presidente russo Vladimir Putin, in un messaggio alla Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei, ha espresso le sue condoglianze per la morte di Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniana, in un attacco aereo statunitense-israeliano. Lo riporta l’agenzia Tass. Nella sua lettera, Putin ha definito Larijani “un vero amico della Russia”. “Il suo ricordo, come quello di un vero amico del nostro Paese che ha contribuito così tanto allo sviluppo di un partenariato strategico globale tra Mosca e Teheran, rimarrà vivo nei nostri cuori”, ha dichiarato il presidente russo.
“L’esecuzione di un cittadino svedese da parte del regime iraniano è un atto brutale di violenza insensata e lo condanniamo. L’Unione Europea continua a chiedere all’Iran di fermare tutte le esecuzioni e di abolire la pena capitale. La spaventosa situazione dei diritti umani in Iran e l’allarmante aumento delle esecuzioni sono intollerabili e rivelano il vero volto del regime”. Lo scrive in una nota l’Alta rappresentante Ue, Kaja Kallas. “Il cittadino svedese era tenuto prigioniero dal giugno 2025. L’Unione europea porge le sue più sentite condoglianze alla famiglia della vittima ed esprime la sua piena solidarietà alla Svezia”, conclude la nota.
“Che questa guerra sia al di fuori del diritto internazionale mi pare di essere stato il primo a dirlo con estrema chiarezza. Io sono il primo che dal primo giorno dice che questa guerra lo preoccupa moltissimo. Questa non una guerra in cui ci saranno vincitori o vinti”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a ‘Porta a Porta’ in onda stasera su Rai1. “Potrebbe esserci il momento in cui qualcuno dice ho vinto la guerra ma parliamo di una guerra che si gioca” nello stretto di Hormuz “e il controllo di questo stretto per l’importanza economica che ha diventerà uno snodo dei destini del mondo nel prossimo futuro”, ha continuato Crosetto spiegando che “il nostro compito, parlo dell’Italia, dell’Unione europea è di portare tutti gli attori in campo a ragionare. Le posizioni di molti paesi europei, non solo europei, sono state molto chiare anche prima della guerra”.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha criticato duramente i Paesi europei per il loro “approccio ambiguo e ipocrita” nei confronti dell’aggressione statunitense-israeliana in Iran, durante una conversazione telefonica con l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas. Lo riferisce una nota del ministero degli Esteri di Teheran, citata dai media. I due, si legge, hanno avuto un colloquio “sugli sviluppi regionali e sulle loro ripercussioni e conseguenze a livello regionale e internazionale”. Araghchi ha informato Kallas degli attacchi statunitensi-israeliani a scuole, ospedali e infrastrutture, sottolineando la responsabilità di tutti i governi di condannare questi attacchi. “Il ministro degli Esteri ha criticato duramente l’approccio ambiguo e ipocrita di alcuni Paesi europei e di alti funzionari dell’Ue nei confronti dell’aggressione militare da parte degli Usa e del regime sionista contro l’Iran, affermando che qualsiasi sostegno o indulgenza verso la palese violazione della legge da parte di questi due regimi equivarrebbe a complicità nei crimini che hanno perpetrato contro la nazione iraniana”, spiega il ministero.Kallas, “esprimendo profonda preoccupazione per le conseguenze della guerra in termini di sicurezza, umanitarie ed economiche, ha sottolineato la posizione dell’Unione Europea sull’urgente necessità di porre fine al conflitto”, si legge.
Il ministero dell’Interno del Qatar ha riferito su X che l’incendio all’impianto di Ras Laffan, bersaglio di un attacco missilistico iraniano questa sera, è “sotto controllo”. Il sito era stato evacuato da alcune ore dopo le minacce di Teheran. L’impianto, situato nella parte nord-orientale del paese, è il più grande impianto di produzione di GNL al mondo.
Non si segnalano feriti nell’attacco missilistico di Hezbollah contro il centro di Israele e la Galilea.Secondo le prime valutazioni militari, è stato sparato un numero limitato di proiettili, che sono stati intercettati o hanno colpito aree aperte. Le sirene avevano suonato a Tayibe, Qalansawe, Kfar Saba e in altre città vicine a nord-est di Tel Aviv, così come in diverse comunità della Galilea.
Il ministero dell’Interno del Qatar ha esortato i residenti a rimanere al chiuso “a causa dell’elevato livello di minaccia alla sicurezza”. Lo riporta Al Jazeera.
Il ministero dell’Interno del Qatar ha segnalato un incendio nella zona di Ras Laffan, sede del più grande impianto di produzione di Gnl al mondo, a seguito di un “attacco mirato dall’Iran”. L’azienda QatarEnergy conferma che Ras Laffan è stata oggetto di attacchi missilistici. “Le squadre di pronto intervento sono state immediatamente mobilitate per contenere gli incendi, che hanno causato danni ingenti. Tutto il personale è stato rintracciato e al momento non si segnalano vittime”, ha dichiarato.
“Condanno con fermezza l’attacco alle infrastrutture energetiche dell’Iran. Tali azioni aggressive non porteranno alcun vantaggio al nemico sionista-americano e ai suoi sostenitori. Al contrario, complicheranno la situazione e potrebbero avere conseguenze incontrollabili, la cui portata potrebbe coinvolgere il mondo intero”. Lo ha scritto su X il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, in riferimento agli attacchi sul giacimento di South Pars.
“L’incertezza sulle prospettive economiche rimane elevata. Le implicazioni degli sviluppi in Medio Oriente per l’economia statunitense sono incerte. Il Comitato è attento ai rischi per entrambe le parti del suo duplice mandato”. Lo comunica il Fomc, bracco operativo della Fed (Federal Reserve), in una nota.
Il comandante della Divisione Imam Hossein, una milizia iraniana che opera a fianco di Hezbollah, è stato ucciso ieri in un raid aereo israeliano a Beirut. Lo riferiscono le Forze di Difesa Israeliane. Hassan Ali Marwan è morto una settimana dopo che il precedente comandante della milizia era stato ucciso in un attacco aereo israeliano. Secondo l’Idf Marwan, che in precedenza ricopriva il ruolo di responsabile delle operazioni della milizia, ha assunto tale incarico in seguito all’uccisione del comandante dell’Imam Hossein, Ali Musallam Tabaja, avvenuta a Beirut mercoledì scorso. Il raid della scorsa settimana ha ucciso anche il vice capo dell’Imam Hossein, insieme ad altri alti funzionari. Tabaja, il precedente comandante, aveva assunto l’incarico dopo che il suo predecessore era stato ucciso da Israele nell’ottobre del 2024.
“Israele non si cura minimamente delle ripercussioni derivanti dalla normalizzazione dei suoi efferati metodi terroristici. Ma la comunità internazionale non dovrebbe ignorare questa imprudenza, poiché ad ogni azione corrisponde inevitabilmente sempre una reazione”. Lo ha scritto su X il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi.
“Una volta che il presidente prende una decisione, sta ai membri della sua amministrazione fare sì che questa sia il maggior successo possibile. E’ così che io svolgo il mio lavoro”. Sono le parole del vicepresidente JD Vance in risposta ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle dimissioni di Joe Kent dall’incarico di capo dell’antiterrorismo Usa, per il suo dissenso sulla guerra in Iran. “Se si fa parte della squadra del presidente e non si possono attuare le sue decisioni, che ha il diritto di prendere, allora è una buona cosa dimettersi”, ha aggiunto Vance parlando in Michigan.
Un alto funzionario della difesa britannica afferma che un piano credibile per garantire che le navi possano attraversare in sicurezza lo Stretto di Hormuz è ancora lontano. L’Iran ha di fatto bloccato la vitale rotta petrolifera da quando Stati Uniti e Israele hanno lanciato gli attacchi il mese scorso. Il governo britannico afferma di essere in contatto con gli alleati di tutto il mondo per valutare diverse opzioni e ha inviato una squadra di strateghi militari al Comando Centrale degli Stati Uniti, che sovrintende alle operazioni militari in Medio Oriente. Tuttavia, i funzionari precisano che le discussioni sono in una fase iniziale e che l’attenzione si concentra sul mantenimento della sicurezza una volta cessati i combattimenti. Il ministro delle Forze armate britanniche Al Carns ha dichiarato mercoledì che la minaccia per la navigazione proveniente dall’Iran comprende mine, motovedette veloci, missili balistici, droni e altre “minacce asimmetriche” aggiungendo che Hormuz rappresenta “una sfida militare significativa” che richiede “una soluzione multinazionale”. “Al momento siamo ben lontani da questo obiettivo”, ha concluso.
Le autorità egiziane hanno ordinato alle attività commerciali di chiudere almeno un’ora prima per risparmiare energia. Si tratta di un tentativo di attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sulle casse dello Stato, dato che in Egitto l’energia è parzialmente sovvenzionata, ha dichiarato il primo Ministro Mostafa Madbouly. La norma entrerà in vigore il 28 marzo. Madbouly ha aggiunto che, a partire dalla prossima settimana tutti gli edifici che ospitano le sedi del governo spegneranno le luci dopo le 18. L’Egitto non è direttamente colpito dalla guerra, tuttavia il paese è un esportatore di energia e si sta preparando a nuove ondate inflazionistiche con l’aumento dei prezzi del petrolio.
L’aeronautica israeliana ha colpito oltre 200 obiettivi nell’Iran occidentale e centrale nelle ultime 24 ore. Lo riferisce l’Idf, spiegando che gli obiettivi includevano siti di stoccaggio e lancio per missili balistici e droni, nonché sistemi di difesa aerea e siti di produzione di armi.
JD Vance esclude il rischio di un coinvolgimento americano a lungo termine in Iran. “Garantisco che il Presidente degli Stati Uniti non ha alcun interesse a trascinarci in quel genere di pantani a lungo termine che abbiamo visto negli anni passati”, ha detto il vicepresidente, parlando con i giornalisti in Michigan. “Con questo presidente, tale rischio è del tutto inesistente”, ha aggiunto.
Il Comando militare centrale statunitense in un aggiornamento pubblicato sui social media ha affermato di aver colpito dall’inizio della guerra oltre 7.800 obiettivi in Iran e e danneggiato o distrutto più di 120 navi della flotta di Teheran.
“Le forze del Centcom stanno colpendo obiettivi per smantellare l’apparato di sicurezza del regime iraniano, dando priorità ai luoghi che rappresentano una minaccia imminente”, viene spiegato.
“Ieri sera, il popolo iraniano ha sventato tutti i piani dei nemici. Questi ultimi sono furiosi e disperati nei confronti del popolo iraniano e, attaccando le infrastrutture, cercano di nascondere le loro sconfitte sul campo di battaglia. Ovviamente, per loro ciò equivale a un suicidio”. Lo ha scritto su X il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, in riferimento al raid israeliano sugli impianti collegati al giacimento di South Pars. “La legge dell’occhio per occhio’ è in vigore ed è iniziata una nuova fase del conflitto”, ha aggiunto.
Il cielo sopra Riad si è illuminato e un missile intercettore ha sorvolato la zona. Non sono giunte al momento segnalazioni di danni o vittime. L’attacco a Riad è un raro attentato alla capitale saudita. La maggior parte dei precedenti attacchi iraniani ha colpito l’Arabia Saudita orientale, vicina all’Iran e sede di importanti impianti petroliferi. Dall’inizio della guerra le difese aeree del regno hanno intercettato la maggior parte dei missili in arrivo, ma gli attacchi hanno ucciso almeno due lavoratori migranti e un soldato americano in una base aerea ad Al Kharj.
In un messaggio pubblicato su un profilo Telegram a lui attribuito la Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei, ha dichiarato che i responsabili dell’omicidio di Ali Larijani pagheranno “presto” il prezzo delle loro azioni. “L’assassinio di una figura di tale calibro dimostra indubbiamente la portata della sua importanza e l’odio che i nemici dell’Islam nutrono nei suoi confronti”, ha detto Khamenei aggiungendo che “ogni goccia di sangue ha un prezzo che i criminali assassini dei martiri dovranno presto pagare”.
Due forti esplosioni sono state udite a Riad, capitale dell’Arabia Saudita.
“Cosa direi a Trump? Gli direi di finirla al più presto perché veramente il pericolo di un’escalation è alle porte. Direi di lasciare stare il Libano, questo messaggio va rivolto anche agli israeliani e davvero di cercare di cercare di risolvere i problemi che ci possono essere o che ritengono esserci attraverso le vie pacifiche della diplomazia del dialogo”. Lo ha detto il cardinale Pietro Parolin Segretario di Stato del Vaticano a margine della presentazione del libro su Papa XIV del giornalista Ignazio Ingrao alla Camera dei Deputati.
Secondo quanto affermato dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito e distrutto due ponti sul fiume Litani che venivano “utilizzati per contrabbandare armi e inviare terroristi di Hezbollah” nel Libano meridionale. Katz – riportano i media israeliani – ha anche affermato che si tratta di un “messaggio chiaro al governo libanese contro l’uso che Hezbollah fa delle infrastrutture statali libanesi per promuovere attività terroristiche”.
Il ministero della Salute libanese ha dichiarato che gli attacchi israeliani hanno ucciso 968 persone nel Paese dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah lo scorso 2 marzo. Lo riportano i media di Beirut. Altre 2.432 persone sono rimaste ferite.
“Il Regno Unito e l’Ue hanno smesso di nascondere le loro profonde convinzioni anti-Trump e ora vogliono ricattare il presidente Trump e gli Stati Uniti sullo Stretto di Hormuz. Questa strategia di ricatto potrebbe però ritorcersi contro di loro”. Lo ha scritto su X Kirill Dmitriev inviato speciale di Mosca per la cooperazione economica. Dmitriev ha ripreso le parole di Alexander Stubb, presidente finlandese, secondo cui l’ipotesi di offrire assistenza in materia di sicurezza nello Stretto di Hormuz in cambio del sostegno degli Stati Uniti all’Ucraina sarebbe “un’ottima idea”.
Gli Emirati Arabi Uniti in una nota del ministero degli Esteri hanno affermato che colpire le infrastrutture energetiche legate al giacimento di gas di South Pars in Iran, estensione del giacimento di North Field nel vicino Stato del Qatar, “costituisce una pericolosa escalation”. Gli Emirati Arabi Uniti hanno sottolineato che “colpire le infrastrutture energetiche rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza energetica globale, nonché alla sicurezza e alla stabilità della regione e dei suoi abitanti”. L’attacco inoltre “comporta gravi ripercussioni ambientali ed espone i civili, la sicurezza marittima e le infrastrutture civili e industriali vitali a rischi diretti”.
“Ritengo che l’Iran costituisca una minaccia costante per gli Stati Uniti da un lungo periodo di tempo e che, in questo momento, rappresenti una minaccia immediata. Lo ha detto il direttore della Cia, John Ratcliffe, in un’audizione davanti alla commissione Intelligence del Senato. Ratcliffe ha contestato le dichiarazioni di Joe Kent l’ex capo del Centro nazionale antiterrorismo, che si è dimesso ieri, secondo cui l’Iran non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti prima degli attuali attacchi di Usa e Israele.
La televisione di stato iraniana ha confermato la morta del ministro dell’Intelligence Esmail Khatib in un raid israeliano. “Il vile assassinio dei miei cari colleghi Ismail Khatib, Ali Larijani e Aziz Nasirzadeh, insieme ad alcuni membri delle loro famiglie e del loro team, ci ha lasciati in un profondo lutto”, ha scritto su X il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian. “Porgo le mie condoglianze al grande popolo iraniano per il martirio di due membri del governo, dei comandanti militari e dei Basij. Sono certo che il loro percorso continuerà con ancora maggiore determinazione di prima”, ha aggiunto.
Per la riapertura dello Stretto di Hormuz il presidente Trump “continuerà a dialogare con i nostri alleati, sia in Europa che nella regione del Golfo Arabico”. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, parlando con i giornalisti. “Le forze armate degli Stati Uniti dispongono di notevoli capacità” e “hanno tuttora degli assi nella manica”, ha aggiunto la funzionaria. “Esiste un piano. Ci stanno lavorando. Abbiamo già riscontrato alcuni progressi a tal riguardo”, ma “il presidente continua a esortare i nostri alleati a farsi avanti”, ha concluso Leavitt.
Secondo quanto riferito dalle autorità sanitarie, tre persone sono rimaste leggermente ferite nell’ultimo attacco missilistico balistico iraniano contro Israele. Lo riporta il Times of Israel. A Petah Tikva sono stati soccorsi un uomo di 44 anni e a due bambini di 13 e 12 anni rimasti feriti in un’esplosione. Inoltre stati segnalati diversi siti di impatto di munizioni a grappolo nella parte centrale di Israele, uno dei quali ha causato danni a un’abitazione.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con il ministro degli Esteri del Kuwait, Sheikh Jarrah Jaber Al Ahmad Al Sabah, per ribadire la solidarietà italiana ed europea di fronte agli ingiustificati attacchi iraniani, che nei giorni scorsi hanno colpito anche la base di Al Salem, dove sono presenti militari italiani. Il ministro Al Sabah ha ringraziato per la vicinanza mostrata in questa fase difficile e per il sostegno dell’Italia, con cui vi è un costante dialogo a livello anche di capi di governo e ministri della Difesa. I due ministri hanno discusso anche della situazione in Iraq, il cui territorio è utilizzato da milizie filo-iraniane per sferrare attacchi contro il Kuwait e altri Paesi del Golfo. L’Italia ha investito importanti risorse nella stabilizzazione dell’Iraq e, come ribadito anche nella recente telefonata tra Tajani e il ministro iracheno Fuad Hussein, l’Italia continua a sostenere il ruolo di Baghdad come fattore di stabilità e dialogo nella regione. Tajani e Al Sabah hanno discusso anche della situazione nello Stretto di Hormuz e delle sue ripercussioni sui transiti energetici. Il titolare della Farnesina ha confermato il convinto impegno dell’Italia nel promuovere una de-escalation e sostenere i Paesi del Golfo che sono vittima degli attacchi. Il tema del sostegno ai paesi del Golfo verrà posto anche nella riunione del Consiglio Ue a Bruxelles, a cui parteciperà anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. “L’Italia e l’Europa sosterranno in ogni modo la sicurezza del Kuwait e dei paesi del Golfo”, ha detto Tajani. L’ambasciata italiana in Kuwait resta operativa.
Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha emesso un avviso di evacuazione per le persone che vivono vicino a cinque impianti petroliferi in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti. “Lasciate immediatamente queste zone e allontanatevi senza indugio”, le parole dei Pasdaran affidate ai media iraniani e riportate da Al Jazeera.
“Siamo quotidianamente in contatto con il presidente francese Emmanuel Macron, con il premier britannico Keir Starmer e con la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, parlando al Bundestag in merito alla guerra in Iran. “La guerra in Medioriente non sta danneggiando solo l’economia tedesca. Anche gli Stati Uniti ne risentono. Questo è un momento di chiarezza: la Germania deve affrontare le crisi mondiali e gestirle insieme in modo da uscirne più forti”, ha aggiunto Merz.
“Washington non ci ha consultato. Avremmo sconsigliato di proseguire su questa linea d’azione. Ad oggi, non esiste un piano convincente su come questa operazione possa avere successo”. Lo ha detto il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, parlando al Bundestag, spiegando che la Germania nutre molti dubbi sulla guerra tra Stati Uniti e Israele, di conseguenza “non parteciperemo a questa guerra”. “Manca un mandato da parte dell’Onu, della Nato o dell’Ue”, ha aggiunto il cancelliere, sottolineando che, se necessario, la Germania non esclude di contribuire alla pace nella regione dopo la fine della guerra. Allo stesso tempo, Merz ha sottolineato che la Germania ribadisce la sua partnership con gli Stati Uniti: “Ne abbiamo bisogno”.
La situazione presso l’impianto di gas di South Pars è sotto controllo dopo il raid effettuato da Israele. Lo riferisce l’agenzia di stampa iraniana Fars, citando il governatore di Asaluyeh. Le squadre dei vigili del fuoco “stanno domando l’incendio e finora non si segnalano vittime”, ha dichiarato.
Al vertice di domani “ci sarà sicuramente una discussione sulle possibili soluzioni” per garantire il traffico in sicurezza dello stretto di Hormuz. “Mi aspetto che anche il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, porti un paio di suggerimenti. Ma due dei protagonisti principali non saranno presenti domani, e questo limita le possibili conseguenze di tali discussioni”. Lo afferma un’alta fonte diplomatica in vista del Consiglio europeo di domani. Quanto all’estensione del mandato della missione Aspides dal Mar Rosso, la questione è stata chiusa con il Consiglio Esteri di lunedì scorso, aggiunge la fonte.
La Svezia ha annunciato che convocherà l’ambasciatore iraniano per protestare contro l’esecuzione di un suo cittadino avvenuta oggi in Iran. Il Ministero degli Affari Esteri in una nota “condanna fermamente l’applicazione della pena di morte, così come il processo iniquo che l’ha determinata. La pena di morte è una punizione disumana, crudele e irreversibile. La Svezia, come il resto dell’Ue, ne condanna l’applicazione in ogni circostanza”.
“La Russia ha guadagnato con la guerra” in Iran “10 miliardi nei primi 10 giorni solo con i prezzi del greggio”, “e tutto questo denaro viene investito in armi che impiega contro di noi. La Russia è molto interessata a questa guerra e il resto del mondo deve lavorare affinché finisca”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez al Palazzo della Moncloa.
“Il fatto che Israele abbia preso di mira infrastrutture collegate al giacimento iraniano di South Pars, un’estensione del giacimento qatariota di North Field, rappresenta un passo pericoloso e irresponsabile nel contesto dell’attuale escalation militare nella regione”. Lo ha affermato su X il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed al-Ansari. “Colpire le infrastrutture energetiche costituisce una minaccia per la sicurezza energetica globale, nonché per le popolazioni della regione e il suo ambiente”, ha aggiunto. “Ribadiamo, come abbiamo ripetutamente sottolineato, la necessità di evitare di colpire infrastrutture vitali. Esortiamo tutte le parti a esercitare moderazione, a rispettare il diritto internazionale e a lavorare per una de-escalation che preservi la sicurezza e la stabilità della regione”, ha concluso.
“Sequestrare” o “distruggere” il materiale nucleare iraniano “a qualunque costo”. Sarebbe questa secondo il New York Times la prossima decisione che il presidente americano, Donald Trump, sarebbe chiamato a prendere nell’ambito della guerra. Il quotidiano spiega come si tratterebbe di una delle operazioni militari “più audaci e rischiose” della storia americana moderna, “ben più complessa e pericolosa dell’uccisione di Osama bin Laden 26 anni fa o della cattura di Nicolßs Maduro”. Inoltre “nessuno” sa con certezza dove Teheran tenga il materiale radioattivo e “se i contenitori venissero perforati, il gas che fuoriuscirebbe sarebbe tossico e radioattivo”.
“La crisi in Medioriente colpisce tutto il mondo e anche la guerra” in Ucraina e l’invio di armi a Kiev, “molti missili sono stati reindirizzati verso il Medioriente, ma “nessuno ha fermato gli invii a Kiev”, “continuiamo a ricevere armi”, seppure “in minor quantità”. Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky in conferenza stampa congiunta con il premier spagnolo Pedro Sanchez al Palazzo della Moncloa. Zelensky ha chiesto poi di sbloccare “il prestito da 90 miliardi dell’Ue”, che attualmente viene bloccato dall’Ungheria, per permettere a Kiev di “produrre più materiale militare”. “Occorre sbloccare questo pacchetto”, “è una questione di giustizia” e “la Spagna ci appoggia” in questo, ha aggiunto il leader ucraino.
Il quotidiano Israel Hayom, citando una fonte informata, afferma che l’attacco effettuato verso il principale giacimento di gas iraniano rappresenta “un’escalation” che danneggia circa un quinto della capacità di trattamento del gas di Teheran. Secondo la fonte, l’Iran probabilmente risponderà cercando di colpire le infrastrutture energetiche in Israele e possibilmente in tutta la regione.
La televisione di Stato iraniana ha diffuso una minaccia, affermando che la Repubblica Islamica avrebbe attaccato le infrastrutture petrolifere e del gas in Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. L’Iran ha minacciato in particolare la raffineria Samref dell’Arabia Saudita e il suo complesso petrolchimico di Jubail. Ha inoltre minacciato il giacimento di gas Al Hasan degli Emirati Arabi Uniti, nonché gli impianti petrolchimici e una raffineria in Qatar. La notizia arriva dopo che l’Iran ha dichiarato che il suo giacimento di gas South Pars e le relative infrastrutture sono stati oggetto di un attacco questa mattina.
Secondo l’esercito israeliano (Idf), il ministero dell’Intelligence è “la principale organizzazione di intelligence del regime terroristico iraniano, che ha anche svolto un ruolo chiave nel sostenere la repressione e le attività terroristiche del regime”. Il ministero, sempre stando all’Idf, “possiede capacità di intelligence avanzate, che gli consentono di sovrintendere alla sorveglianza, allo spionaggio e all’esecuzione di operazioni segrete in tutto il mondo, in particolare contro lo Stato di Israele e i cittadini iraniani”. Khatib, in qualità di ministro dell’intelligence, “ha svolto un ruolo significativo durante le recenti proteste in tutto l’Iran, sia per quanto riguarda gli arresti e l’uccisione dei manifestanti, sia per aver influenzato la valutazione dell’intelligence del regime”, e durante le proteste del 2022-2023 per l’uccisione di Mahsa Amini. Lo riporta il Times of Israel.
Un alto funzionario israeliano ha dichiarato che l’aeronautica israeliana ha colpito il più grande impianto di trattamento del gas naturale dell’Iran, situato nel sud-ovest del Paese, in coordinamento e con l’approvazione degli Stati Uniti. Lo rivela il giornalista di Axios Barak Ravid. Il governatore di Asaluyeh ha dichiarato che alcune strutture sono state messe fuori servizio per impedire la propagazione dell’incendio. Finora non si sono registrate vittime.
Un cittadino svedese che si trovava in carcere in Iran è stato giustiziato nelle prime ore di oggi. Lo ha reso noto la ministra degli Affari esteri di Stoccolma, Maria Malmer Stenergard, in un comunicato diffuso dai media svedesi. “È con profondo sgomento che ho appreso dell’esecuzione di un cittadino svedese in Iran. Il mio pensiero va ai familiari in Svezia e in Iran in questo momento difficile”, ha affermato definendo la pena di morte una punizione “disumana, crudele e irreversibile”. Le autorità di Teheran in precedenza avevano reso nota l’esecuzione della condanna a morte di un uomo accusato di spionaggio per conto del Mossad senza però specificarne la nazionalità.
“Ricordate, per tutti quegli assoluti “idioti” là fuori, che l’Iran è considerato da tutti il principale stato sponsorizzatore del terrorismo. Li stiamo rapidamente mettendo fuori gioco!”. Lo ha scritto su Truth il presidente americano, Donald Trump.
Si sono nuovamente riuniti stamane, alla presenza del Ministro della Difesa, Guido Crosetto, e del Sottosegretario con la delega alla Sicurezza della Repubblica, Alfredo Mantovano, i vertici militari e dell’Intelligence. Secondo quanto si apprende è stata l’occasione per operare un aggiornamento sugli aspetti militari e di intelligence riguardanti la crisi nell’area del Golfo.
“Mi chiedo cosa succederebbe se ‘eliminassimo’ ciò che resta dello Stato terrorista iraniano e lasciassimo che i Paesi che lo utilizzano, noi no, si assumessero la responsabilità della cosiddetta ‘Strategia’? Questo farebbe muovere in fretta alcuni dei nostri ‘alleati’ che non reagiscono!!!”. Lo ha scritto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul suo social Truth, ipotizzando di dare in gestione lo Stretto di Hormuz ai Paesi che lo utilizzano.
Gli impianti collegati al gigantesco giacimento di gas naturale offshore iraniano di South Pars sono stati attaccati. La tv di stato e l’agenzia Irna hanno riferito dell’attacco contro alcune strutture ad Asaluyeh, nella provincia meridionale iraniana di Busheher. L’Iran condivide il giacimento nel golfo persico con il Qatar.
Circa 90 navi, tra cui petroliere, hanno attraversato lo Stretto di Hormuz dall’inizio della guerra, permettendo all’Iran di continuare a esportare oltre 16 milioni milioni di barili di petrolio nonostante la via navigabile sia di fatto chiusa. Secondo quanto affermato dalla società di dati marittimi Lloyd’s List Intelligence, molte delle navi che hanno attraversato lo stretto erano parte delle cosiddette ‘flotte ombra’, volte a eludere le sanzioni e la supervisione dei governi occidentali e probabilmente legate all’Iran.
Anche navi con legami con l’India e il Pakistan sono riuscite ad attraversare lo stretto, in seguito all’intensificarsi dei negoziati tra i governi. A causa delle sanzioni occidentali e dei rischi ad esse associati, la Cina è stata il principale acquirente di petrolio iraniano. Sempre secondo Lloyd’s List Intelligence, almeno 89 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz tra il 1° e il 15 marzo, tra cui 16 petroliere. Un dato in calo rispetto ai circa 100-135 transiti giornalieri precedenti la guerra. Si ritiene che oltre un quinto delle 89 navi fosse affiliato all’Iran, mentre tra le restanti figurano navi cinesi e greche.
Il ministro della Difesa di Israele Israel Katz ha confermato che l’esercito israeliano ha ucciso il ministro dell’Intelligence iraniano Esmail Khatib. Katz ha aggiunto di aspettarsi “sorprese significative durante il giorno su tutti i fronti”. Khatib, un clerico, era ministro dal 2021, oltre che uno stretto alleato della Guida Suprema Ali Khamenei. In passato aveva ricoperto ruoli come alto funzionario nell’apparato d’intelligence e giuridico del Paese.
“Noi ci siamo lasciati in quest’Aula la scorsa settimana con la presidente del Consiglio che in vista del Consiglio europeo di questa settimana diceva ‘noi non condanniamo e non condividiamo l’azione militare di Israele e degli Stati Uniti in Iran perché non abbiamo gli elementi, né per condannarla né per condividerla’. Ieri il presidente degli Stati Uniti ha detto chiaramente di essere molto deluso dai partner della Nato ‘che hanno condiviso ciò che stiamo facendo, che condividono ciò che stiamo facendo, ma si rifiutano di intervenire direttamente’”.
“Allora, a me piacerebbe sapere dal presidente del Consiglio se è vero che c’è stata una condivisione preventiva da parte degli alleati della Nato rispetto a quello che sta accadendo in Iran, o no. Quindi, o mente Trump, o mente il presidente del Consiglio. Vorrei saperlo, e quest’Aula vuota è uno sfregio a una Repubblica parlamentare”. Lo ha affermato il senatore del M5s Stefano Patuanelli, intervenendo nell’Aula di Palazzo Madama.
“L’ordine del giorno del Consiglio europeo rispetto alla scorsa settimana è cambiato completamente, e non poteva non essere così, perché cambiano le cose costantemente, e avere un mandato dal Parlamento per il presidente del Consiglio è fondamentale quando si va in un consesso europeo. Allora, credo che sia stato un errore. Io capisco che è più importante andare da Fedez in questa fase, però forse venire in Parlamento poteva dare più dignità a quest’Aula dove vengono rappresentati i cittadini italiani. Quindi, prendiamo atto di ciò che è accaduto, ma credo che sia una brutta pagina del nostro Parlamento”, ha concluso Patuanelli.
La Nato schiererà un altro sistema di difesa aerea Patriot statunitense nel sud della Turchia. Lo ha annunciato il ministero della Difesa turco, nell’ambito delle misure adottate dall’alleanza per rafforzare le difese a fronte delle minacce missilistiche legate alla guerra con l’Iran. Il sistema sarà dislocato nella provincia di Adana, dove si trova la base aerea di Incirlik, in cui sono di stanza personale statunitense e di altri paesi alleati, ha aggiunto il ministero. Lo riporta l’agenzia Anadolu. “Oltre alle misure a livello nazionale ad Adana è in fase di implementazione un altro sistema Patriot che si aggiunge al sistema Patriot spagnolo già in uso”, ha dichiarato il ministero.
La Turchia aveva dichiarato la scorsa settimana che la Nato aveva schierato un sistema Patriot anche nella provincia sud-orientale di Malatya, nei pressi di una base radar dell’Alleanza. Ankara, che dispone del secondo esercito più numeroso della Nato e confina con l’Iran, ha fatto affidamento sui sistemi alleati per intercettare i missili che, secondo quanto afferma, sono stati lanciati dall’Iran dall’inizio della guerra. La base aerea di Incirlik ospita personale proveniente dagli Stati Uniti e da diversi paesi alleati della Nato, tra cui Spagna e Polonia.
Il Partito democratico, attraverso il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia, ha chiesto nell’Aula di palazzo Madama che la premier Giorgia Meloni torni a riferire in Parlamento al rientro dal Consiglio europeo in programma a Bruxelles.
“Quest’aula è aperta però purtroppo è vuota ed è un’immagine che fa male perché fuori da qui il mondo brucia, in fiamme, per un ordine internazionale che si sta sgretolando, e il Parlamento purtroppo non è messo nella condizione di decidere”, le parole di Boccia in apertura dei lavori al Senato.
“Come avevamo facilmente previsto, il Consiglio che si terrà domani e dopodomani ha un ordine del giorno completamente diverso da quello su cui ha votato il Parlamento la settimana scorsa. E purtroppo la presidente del Consiglio domani andrà Consiglio europeo avendo un atto di indirizzo votato su un altro ordine del giorno, con punti a partire dagli ultimi aggiornamenti sul Medio Oriente che sono profondamente diversi da quelli di una settimana fa”.
“Avevamo chiesto al presidente La Russa di fare di tutto per convincere Meloni ad essere qui oggi, invece la presidente è ovunque, è sui giornali, nei podcast, nelle trasmissioni televisive, sempre senza contraddittorio, non a parlare della gravissima crisi internazionale, di come questa guerra fortemente voluta da Netanyahu e Trump impatta sulle tasche degli italiani con il prezzo alle stelle della benzina, con le bollette fuori controllo, con i costi che le imprese non riescono più a reggere, e nel carrello della spesa”, ha sottolineato il senatore dem.
“Avremmo sperato che la presidente del Consiglio, tra un podcast e una trasmissione televisiva, trovasse il tempo per venire in Parlamento. Purtroppo non lo ha trovato. Ne prendiamo atto e lo diciamo denunciando evidentemente questa deriva che si conferma una linea che purtroppo conferma l’idea che la Presidente del Consiglio ha della Repubblica: conta solo quello che decide il governo, il Parlamento viene esclusivamente piegato ai suoi interessi”.
Ma, ha aggiunto Boccia, “quando si inizia a pagare un prezzo così alto questo vuoto intorno a noi oggi non è accettabile, è la fotografia più mesta del rapporto che questa maggioranza e questo governo hanno con l’istituzione parlamentare. Questo non è solo un vuoto istituzionale, è un vuoto politico, di responsabilità”.
“Per queste ragioni noi chiediamo a La Russa di convocare appena sarà possibile, ci auguriamo già nelle prossime ore, una conferenza dei capigruppo per provare a fare quello che la Presidente del Consiglio si è rifiutata di fare, e cioè a relazionare al Parlamento subito dopo il Consiglio europeo. Non lo ha fatto prima, ed è grave, perché sta andando lì praticamente senza mandato, con un mandato monco, ci auguriamo che lo faccia tornando e informando tempestivamente il Parlamento”, ha concluso il capogruppo dem a palazzo Madama.
“Non esiste, soprattutto per noi, capacità di difesa e deterrenza senza la Nato e non esiste la Nato capace di difendere e di essere deterrente senza gli Usa. Quindi l’alleanza con gli Usa è fondamentale per la nostra sicurezza. Questo non significa essere sempre d’accordo con qualunque cosa venga proposta dagli Stati Uniti”.
“Significa, quando è necessario, avere altre idee, e in casi come questi aiutare gli Stati Uniti. Trump dice che Hormuz è un problema, è ha ragione. Ha indicato una soluzione, secondo noi ce n’è una migliore anche per lui e gli Usa. E siccome l’obiettivo nostro è creare un canale sicuro a Hormuz se riuscissimo a farlo con l’accordo di tutte le nazioni del mondo risolveremmo il problema, anche per Trump”. Così il ministro della Difesa, Guido Crosetto, a Skytg24.
L’Iran ha lanciato un attacco contro una base aerea negli Emirati Arabi Uniti dove sono di stanza soldati australiani, provocando un incendio che ha danneggiato strutture mediche e alloggi. Lo ha dichiarato il primo ministro australiano, Anthony Albanese, come riporta il Guardian. Un missile iraniano ha colpito una strada appena fuori dalla base di Al Minhad, che ospita più di 100 militari australiani. Albanese ha precisato che nessun membro del personale australiano è rimasto ferito. “Il regime iraniano sta conducendo attacchi indiscriminati in tutta la regione. Lo sappiamo bene”, ha affermato.
Almeno 12 persone sono state uccise e 41 ferite negli attacchi israeliani contro il centro di Beirut, in Libano. Lo riporta Al Jazeera.
“Per quanto riguarda Hormuz, credo che la soluzione debba essere individuata in un percorso che le Nazioni Unite possano fare”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ospite di Agorà su Rai3. “Andare ad Hormuz significa infilarsi in una guerra”, ha aggiunto, “anche da un punto di vista militare non mi sembra la mossa migliore”.
“Noi siamo sempre stati leali con gli Stati Uniti e con qualsiasi presidente ma questa guerra non coinvolge un’area di competenza della Nato”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, ospite di Agorà su Rai3, parlando della guerra contro l’Iran e delle critiche mosse dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump contro i paesi dell’Alleanza atlantica. “Noi rimaniamo a presidiare la libertà di navigazione nel Mar Rosso e nella lotta anti-pirateria nell’area più orientale”, ha aggiunto, “e naturalmente siamo a difesa di Cipro perchè è un paese europeo che è stato attaccato”. “Non siamo in guerra, nessuno ci ha chiesto di entrare in guerra”, ha precisato Tajani, “Israele e Usa hanno attaccato senza dirci nulla”.
La magistratura iraniana ha riferito che un “attacco” nemico ha colpito il sud dell’Iran, causando morti e feriti tra i civili e il personale giudiziario. L’agenzia di stampa Mizan, legata al sistema giudiziario, ha riferito dell’attacco avvenuto in una sede giudiziaria nella contea di Larestan, nella provincia iraniana di Fars. Il sito “è stato preso di mira da un attacco nemico”, ha riferito Mizan, “diversi membri dello staff e civili sono stati ‘martiri’ e feriti, il numero esatto è ancora sconosciuto”.
Un attacco congiunto tra Stati Uniti e Israele ha colpito zone residenziali, civili e densamente popolate della città iraniana di Dorud, nella provincia del Lorestan, uccidendo sette persone e ferendone 56. Lo ha riferito il vice governatore provinciale per la sicurezza, citato dall’agenzia di stampa Tasnim. In precedenza, sempre Tasnim aveva riferito che quattro persone erano state uccise in un attacco contro aree rurali nella regione di Chegeni, anch’essa nella provincia del Lorestan.
“Non stiamo cercando un cessate il fuoco perché non vogliamo che questo scenario si ripeta dopo un po’, ma piuttosto vogliamo una fine completa e definitiva della guerra”. Lo ha detto ad Al Jazeera il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti sono entrati in guerra su “incoraggiamento di Israele” e sulla base di “errori di valutazione”: “Coloro che ci chiedevano la resa incondizionata sono ora costretti persino a chiedere aiuto ai propri rivali per aprire lo Stretto di Hormuz”.
Il ministero della Difesa dell’Arabia Saudita ha dichiarato che le sue forze hanno abbattuto un secondo drone sopra la capitale Riad. Il drone si stava avvicinando al quartiere diplomatico della città, dove si trovano l’ambasciata statunitense e altre missioni diplomatiche straniere.
Raid aerei israeliani hanno ucciso almeno due persone nella valle della Bekaa, nella parte occidentale del Libano, secondo quanto riferito dal ministero della Salute libanese. Gli attacchi nella città di Sohmor invece hanno ferito almeno altre sei persone, ha aggiunto il ministero.
L’Arabia Saudita ospiterà oggi una riunione consultiva dei ministri degli Esteri dei paesi arabi e islamici. Il ministero degli Esteri saudita ha affermato che nell’incontro nella capitale Riad si discuterà le modalità per “sostenere la sicurezza e la stabilità regionale”.
Un nuovo raid aereo israeliano ha colpito un edificio nel quartiere di Zokak el-Blat a Beirut, in Libano. Le immagini trasmesse in tv mostrano diversi appartamenti del palazzo avvolti dalle fiamme. L’attacco è stato effettuato senza alcun preavviso da parte di Israele. Lo riporta L’Orient Le Jour. Un altro bombardamento dell’esercito israeliano (Idf) aveva colpito un edificio a più piani a Bachoura, a poche centinaia di metri dal Gran Serail e da Piazza dei Martiri nel centro di Beirut. L’edificio, completamente crollato, era già stato preso di mira da attacchi il 12 marzo.
La magistratura iraniana ha annunciato l’esecuzione della condanna a morte di un uomo accusato di spionaggio per conto del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. L’agenzia di stampa Mizan, legata al potere giudiziario, ha identificato l’uomo come Kourosh Keyvani. L’accusa sosteneva che avesse “fornito immagini e informazioni su luoghi sensibili” al Mossad.
Il capo dell’esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha dichiarato che l’uccisione di Ali Larijani sarà “vendicata”. “Il suo sangue puro e quello degli altri amati martiri sarà vendicato”, ha assicurato il generale Hatami in un comunicato diffuso dall’agenzia Tasnim, dopo la morte del capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, ucciso insieme a molti altri in un attacco israeliano a Teheran.
Secondo un rapporto preliminare del ministero della Salute del Libano, due attacchi israeliani a Beirut hanno provocato almeno sei morti e 24 feriti. L’esercito israeliano (Idf) ha poi lanciato un altro raid nella periferia sud della capitale libanese. Lo riporta L’Orient Le Jour.
Due persone sono morte per le gravi ferite riportate nell’impatto di un missile balistico iraniano nel sobborgo di Ramat Gan, a Tel Aviv. Lo annunciano i servizi di emergenza israeliani.

