Il Comitato di coordinamento delle procedure speciali del Consiglio dei diritti umani dell’Onu ha condannato “i feroci attacchi, basati sulla disinformazione, sferrati da diversi ministri contro Francesca Albanese, relatrice speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967″. “Denunciamo le azioni dei ministri di alcuni Stati che si basano su fatti inventati e criticano Albanese per dichiarazioni che non ha mai rilasciato al 17esimo Forum di Al Jazeera”, ha affermato l’organo, composto da sei esperti indipendenti, che è abilitato a esaminare i reclami contro i relatori speciali dell’Onu. Il Comitato ha espresso “preoccupazione per la crescente tendenza ad attacchi politicamente motivati e maliziosi contro esperti indipendenti di diritti umani, funzionari delle Nazioni Unite e giudici dei tribunali internazionali, che perseguono la responsabilità, diventando la nuova normalità”.
Le dimissioni di Albanese, per le sue parole contro Israele, sono state chieste da Parigi, poi da Berlino e anche dal governo italiano e dal Regno Unito.
“Gli Stati che affermano di difendere i diritti umani, la giustizia e lo Stato di diritto dovrebbero investire il loro tempo e le loro energie nel perseguire i responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, piuttosto che prendere di mira coloro che indagano e denunciano i crimini internazionali in modo obiettivo”, ha affermato il Comitato, “invece di chiedere le dimissioni di Albanese per aver svolto il suo mandato in circostanze molto difficili, tra cui intimidazioni persistenti, attacchi personali coordinati e sanzioni unilaterali illegali, questi rappresentanti dei governi dovrebbero unire le forze per assicurare alla giustizia, anche davanti alla Corte penale internazionale, i leader e i funzionari accusati di aver commesso crimini di guerra e crimini contro l’umanità a Gaza”.
Il Comitato ha incoraggiato tutti gli Stati a riflettere su come abbiano contribuito all’illegalità e al disordine mondiale consentendo, incoraggiando o difendendo le azioni illegali del governo di Israele. “Gli Stati devono guardarsi allo specchio e intraprendere urgentemente un cambio di rotta”, “devono scegliere di schierarsi dalla parte giusta della storia”, ha detto il comitato, esprimendo solidarietà ad Albanese e al popolo palestinese, che “soffre occupazione illegale, apartheid e genocidio”. Il Comitato di coordinamento è un organo composto da sei esperti indipendenti che è abilitato a esaminare i reclami contro i relatori speciali. “Qualora gli Stati nutrano preoccupazioni in merito ai relatori speciali in relazione al codice di condotta, possono trasmetterle al comitato”, che è “composto dai titolari di mandati delle procedure speciali” e che “esamina tali preoccupazioni nell’ambito della sua procedura consultiva interna riservata”, ha spiegato a LaPresse un portavoce del Consiglio dei diritti umani dell’Onu. È il Consiglio dei diritti umani a nominare i relatori speciali, che sono esperti indipendenti. Il portavoce ha sottolineato che “finora tutti i relatori speciali nominati dal Consiglio dei diritti umani hanno completato il loro mandato, a eccezione di quelli che hanno deciso volontariamente di dimettersi prima della scadenza per motivi personali”.
Comitato di coordinamento: da chi è composto
Attualmente il Comitato di coordinamento delle procedure speciali è composto da Surya Deva, presidente e relatore speciale sul diritto allo sviluppo; Jovana Jezdimirovic Ranito, presidente-relatrice del gruppo di lavoro sull’uso dei mercenari come mezzo per violare i diritti umani e impedire l’esercizio del diritto dei popoli all’autodeterminazione; Siobhan Mullally, relatrice speciale sulla tratta di esseri umani, in particolare donne e bambini; Tomoya Obokata, relatore speciale sulle forme contemporanee di schiavitù, comprese le sue cause e conseguenze; Alexandra Xanthaki, relatrice speciale nel campo dei diritti culturali. “Questi esperti operano a titolo individuale e sono indipendenti da qualsiasi governo o organizzazione, compresi il Consiglio dei diritti umani e le Nazioni Unite, e le opinioni o i pareri espressi non rappresentano necessariamente quelli delle Nazioni Unite o del Consiglio dei diritti umani”, specifica l’organo.

