Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump afferma che l’Iran sta “parlando seriamente” con Washington e spera che Teheran accetti un accordo per rinunciare alle armi nucleari. Lo riportano i media statunitensi. Alla domanda dei giornalisti a bordo dell’Air Force One su quali siano le sue ultime riflessioni sull’Iran, Trump inizialmente si rifiuta di rispondere, prima di ribadire di aver inviato ingenti risorse militari nella regione. “Spero che negozino qualcosa di accettabile”, afferma.
Trump ha chiesto ai suoi collaboratori opzioni di attacco rapide e decisive che non rischino di trascinare Washington in una guerra a lungo termine in Medioriente. Lo riferiscono funzionari citati dal Wall Street Journal (Wsj) in un articolo del 30 gennaio dal titolo ‘L’armada di Trump sta prendendo posizione. Ora lui deve decidere cosa fare con l’Iran. La sfida è raggiungere grandi obiettivi con un’azione limitata’. Le fonti dell’amministrazione hanno spiegato che stanno discutendo se l’obiettivo principale sia quello di perseguire il programma nucleare iraniano, colpire il suo arsenale di missili balistici, provocare il crollo del governo o una combinazione delle tre cose. L’opzione ideale, secondo le fonti, sarebbe quella di colpire il regime con tale forza da non lasciargli altra scelta che accettare le richieste nucleari degli Stati Uniti. Ma precisano che si è discusso anche di una campagna di bombardamenti punitiva che potrebbe rovesciare il governo iraniano e si è valutata la possibilità di sfruttare la minaccia della forza militare per ottenere concessioni diplomatiche dall’Iran. Ciò che Trump deciderà determinerà la forma di qualsiasi eventuale azione militare. Un alto funzionario dell’amministrazione ha affermato che, sebbene Trump abbia sempre sostenuto che l’Iran non può avere armi nucleari, sta volutamente mantenendo un atteggiamento ambiguo per tenere segreti i suoi obiettivi strategici e il suo pensiero militare.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, Trump ha ricevuto briefing sulle possibili opzioni di attacco sviluppate congiuntamente dalla Casa Bianca e dal Pentagono. Tra queste c’è il cosiddetto ‘grande piano‘, che prevede un attacco Usa alle strutture del regime e al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie con una campagna di bombardamenti su larga scala. Opzioni più limitate, invece, includono attacchi contro obiettivi simbolici del regime, lasciando spazio a un’escalation degli attacchi se l’Iran non accetta un accordo gradito a Trump. Un’operazione mirata sul leader supremo ayatollah Ali Khamenei, come quella ordinata da Trump questo mese per catturare Nicolas Maduro in Venezuela utilizzando squadre di forze speciali, sarebbe invece molto più difficile in Iran, che è estremamente vigile nel proteggere la sua leadership e dove la capitale è situata nell’entroterra. Anche se Khamenei venisse destituito, nessuno può dire con certezza se il governo che gli succederebbe sarebbe più amichevole, hanno sottolineato inoltre le fonti. Probabilmente ad assumerebbe il controllo sarebbe un alto membro dei Pasdaran, il che potrebbe preservare, o addirittura rafforzare, l’approccio intransigente del regime.
Khamenei: “Attacco scatenerebbe guerra regionale”
Qualsiasi attacco da parte degli Stati Uniti in Iran scatenerebbe una “guerra regionale” in Medio Oriente. È l’allarme lanciato dalla guida suprema di Teheran, l’ayatollah Ali Khamenei, in risposta alle minacce di Donald Trump di un attacco militare contro la repubblica islamica.
Khamenei, 86 anni, ha parlato alla folla riunita nel suo complesso a Teheran, mentre l’Iran celebra l’inizio di una commemorazione di diversi giorni della Rivoluzione Islamica del 1979. A un certo punto ha descritto gli Stati Uniti come interessati al petrolio, al gas naturale e alle altre risorse minerarie del Paese, affermando che vogliono “conquistare questo Paese, proprio come lo controllavano in passato”. “Gli americani devono essere consapevoli che se questa volta dichiareranno guerra, sarà una guerra regionale”, ha affermato. E ancora: “Non siamo noi gli istigatori, non saremo ingiusti con nessuno, non abbiamo intenzione di attaccare alcun Paese. Ma se qualcuno darà prova di avidità e vorrà attaccare o molestare, la nazione iraniana gli infliggerà un duro colpo”. Si tratta della minaccia più diretta che l’Iran abbia mai espresso finora, mentre la portaerei USS Abraham Lincoln e le navi da guerra americane associate si trovano nell’area, inviate da Donald Trump dopo la sanguinosa repressione delle proteste anti-governative da parte di Teheran. Non è ancora chiaro se Trump ricorrerà alla forza. Ha ripetutamente affermato che l’Iran vuole negoziare e ha sollevato la questione del programma nucleare di Teheran come un altro problema che vuole vedere risolto. Per oggi e domani l’Iran ha in programma un’esercitazione militare nello Stretto di Hormuz, la stretta imboccatura del Golfo Persico attraverso la quale passa un quinto di tutto il petrolio in commercio. Il Comando Centrale dell’esercito Usa ha messo in guardia Teheran dal minacciare navi da guerra o aerei americani durante l’esercitazione o dall’interrompere il traffico commerciale.
Khamenei: “Recenti proteste come un golpe”
La Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, ha paragonato le proteste antigovernative nel Paese a un colpo di Stato. “La recente sedizione è stata simile a un colpo di Stato. Naturalmente, il colpo di Stato è stato represso“, ha affermato. “Il loro obiettivo era quello di distruggere i centri sensibili ed efficaci coinvolti nella gestione del Paese, e per questo motivo hanno attaccato la polizia, i centri governativi, le strutture (della Guardia rivoluzionaria), le banche e le moschee, bruciando copie del Corano. Hanno preso di mira i centri che gestiscono il Paese”, ha accusato Khamenei in un discorso tenuto davanti a una folla riunita nel suo complesso a Teheran, mentre l’Iran celebra l’inizio di una commemorazione di diversi giorni della Rivoluzione Islamica del 1979. Il gruppo Human Rights Activists New Agency (Hrana) con sede negli Usa, che si affida a una rete interna all’Iran per verificare le sue informazioni, riferisce che nella repressione sono state uccise 6.713 persone, la maggior parte delle quali manifestanti, e sono state arrestate oltre 49.500 persone .
Teheran: “Considereremo eserciti Ue gruppi terroristici“
L’Iran considera adesso tutti gli eserciti dell’Unione europea dei gruppi terroristici. Lo ha dichiarato il presidente del Parlamento dell’Iran, Mohammad Bagher Qalibaf, ex comandante dei Guardiani della rivoluzione, reagendo dopo che l’Ue ha dichiarato i Pasdaran un gruppo terroristico per avere preso parte alla sanguinosa repressione delle proteste anti-governative. La designazione degli eserciti europei come gruppi terroristici da parte di Teheran avrà probabilmente un valore principalmente simbolico. Qalibaf ha fatto l’annuncio mentre lui e altri membri del Parlamento indossavano le uniformi dei Guardiani della rivoluzione, in segno di sostegno ai Pasdaran. La Guardia rivoluzionaria, che controlla anche l’arsenale di missili balistici dell’Iran e ha vasti interessi economici nel Paese, risponde solo alla Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. “Cercando di colpire la (Guardia), che è stata la più grande barriera alla diffusione del terrorismo in Europa, gli europei si sono in realtà dati la zappa sui piedi e, ancora una volta, attraverso la cieca obbedienza agli americani, hanno deciso contro gli interessi del proprio popolo”, ha detto Qalibaf. I parlamentari presenti alla sessione hanno poi intonato slogan come ‘Morte all’America’ e ‘Morte a Israele’.

