Venezuela mobilita le forze militari per la ‘difesa totale della nazione’

Venezuela mobilita le forze militari per la ‘difesa totale della nazione’
La portaerei Gerald Ford della Marina Usa (foto AP/Lise Aaserud)

L’annuncio dopo le crescenti tensioni con gli Stati Uniti che hanno inviato nel Mar dei Caraibi una portaerei

Al via in Venezuela l‘attivazione del Comando di difesa integrale del Paese, dopo che il presidente Nicolas Maduro ha promulgato qualche ora fa la ‘Legge del comando per la difesa integrale della nazione’ a seguito della sua approvazione da parte dell’Assemblea nazionale. La legge giunge in un periodo di escalation di tensioni con gli Stati Uniti e il suo obiettivo, secondo quanto dichiarato da Maduro, è che il Venezuela sia pronto ad affrontare eventuali minacce.

Caracas: “Proteggere popolo del Venezuela”

Secondo quanto riferito dall’Assemblea nazionale in un comunicato, la nuova legge stabilisce la creazione di comandi in tutto il Paese che fungano “da organi di pianificazione, coordinamento ed esecuzione degli organi di direzione che proteggeranno il popolo venezuelano da attacchi interni ed esterni“. I primi Stati venezuelani ad attivare il Comando di difesa integrale, secondo quanto riferito dalla tv di Stato, sono stati Apure, Cojedes e la zona della capitale Caracas. Le forze di sicurezza dello Stato proteggono “infrastrutture strategiche quali elettricità, acqua, gas, alimenti, stazioni di servizio, trasporti e le principali vie di comunicazione dello Stato di Apure”, ha riferito la Fuerza Armada Nacional Bolivariana.

L’annuncio di una ‘mobilitazione di massa’

Il Venezuela aveva annunciato l’avvio di una “mobilitazione di massa” di personale militare, armi ed equipaggiamenti in risposta al rafforzamento delle navi da guerra e delle truppe statunitensi nel Mar dei Caraibi. Forze terrestri, aeree, navali e della riserva svolgeranno una serie di esercitazioni, secondo il ministro della Difesa Vladimir Padrino López, che, ha descritto il dispiegamento come una risposta alla “minaccia imperialista” rappresentata dal rafforzamento delle truppe statunitensi. Oltre alle unità militari regolari, le esercitazioni coinvolgeranno la Milizia Bolivariana, una forza di riserva composta da civili creata dal defunto presidente Hugo Chavez.

La portaerei Usa Ford in acque dei Caraibi

La portaerei Usa USS Gerald R. Ford è arrivata nei Caraibi. Lo ha annunciato il Comando Sud degli Stati Uniti (USSOUTHCOM). Il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ne aveva ordinato il dispiegamento nelle acque al largo del Sud America lo scorso 24 ottobre “a sostegno della direttiva del presidente” Donald Trump “per smantellare le organizzazioni criminali transnazionali e contrastare il narcoterrorismo”. Quando era stato ordinato il dispiegamento, la USS Ford era schierata nel Mediterraneo. Si tratta di un’escalation nel rafforzamento della presenza di forze militari nella regione, sullo sfondo degli attacchi lanciati dall’esercito Usa da agosto contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga, nei Caraibi e nel Pacifico orientale.

Gli attacchi contro i narcotrafficanti

Secondo i dati forniti dall’amministrazione Trump, almeno 75 persone sono state uccise dall’esercito statunitense in attacchi nelle acque internazionali dal mese di agosto. Gli attacchi sono iniziati nel sud dei Caraibi, vicino alle coste del Venezuela, ma recentemente si sono spostati nel Pacifico orientale, dove gli Stati Uniti hanno preso di mira imbarcazioni al largo del Messico. Il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha chiesto che Trump venga indagato per crimini di guerra in relazione agli attacchi, che hanno colpito cittadini di Venezuela, Ecuador, Colombia e Trinidad e Tobago. Il governo del Venezuela ha descritto il rafforzamento navale degli Usa nella regione come una minaccia alla sua sovranità e alcuni funzionari sostengono che l’esercito Usa si stia preparando a lanciare attacchi contro il governo di Nicolas Maduro. L’amministrazione Trump ha affermato che il suo dispiegamento ha lo scopo di frenare i trafficanti di droga, anche se Trump ha anche accennato alla possibilità di attacchi contro obiettivi all’interno del Venezuela, il cui presidente Maduro è stato descritto dai funzionari di Washington come il capo di un cartello della droga.

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