Femminicidio Genini, al via il processo. La madre urla “bastardo” a Soncin

Femminicidio Genini, al via il processo. La madre urla “bastardo” a Soncin
La mamma di Pamela Genini (Foto di Marco Ottico/Lapresse) First hearing of Gianluca Soncin for the murder of Pamela Genini Milan – Italy – News Thursday, 04 June, 2026 (Photo by Marco Ottico/Lapresse)

L’imputato rischia l’ergastolo. La famiglia della vittima si costituirà come parte civile. Escluso Dolci

È iniziato nell’aula della Corte d’Assise di Milano il processo a Gianluca Soncin, il 53enne accusato del femminicidio di Pamela Genini, la fotomodella di 29 anni uccisa con 76 coltellate la sera del 14 ottobre 2025. Nel momento in cui l’uomo è entrato in aula scortato dagli agenti della polizia penitenziaria, la madre della vittima, Una Smirnova, lo ha insultato, gridandogli “Bastardo”. La donna è poi scoppiata in lacrime, appoggiandosi fra le braccia dell’avvocato Nicodemo Gentile che oggi presenterà richiesta di costituzione di parte civile per la signora.

Il patrigno di Genini: “Chiediamo giustizia e un ergastolo serio”

Chiediamo giustizia e verità, e l’ergastolo sicuramente, è quello che si merita”, ha affermato Piergiuseppe Rota, compagno della madre di Pamela Genini, a margine della prima udienza del processo. “Lo stiamo affrontando con una grande forza di coraggio e chiediamo un ergastolo serio per questa persona che ha fatto questo atto”. Sulla profanazione della tomba, Rota ha escluso il coinvolgimento di Soncin. “La verità secondo me è un’altra parte, non c’entra niente. Gli inquirenti sono su una buona pista e lo troveranno sicuramente”. Sul possibile ingresso di Francesco Dolci come parte civile, Rota è stato netto. “No comment, perché mi chiedo con quale titolo e diritto. Penso proprio che la richiesta venga stracciata e buttata via. Ogni giorno depistava le indagini – ha concluso – e così i tempi si dilungavano, perché gli inquirenti sono obbligati ad andare a investigare e a certificare quello che dice lui. Si è dimostrato tutto falso e non credibile”. 

La pm Alessia Menegazzo e l’aggiunta Letizia Mannella accusano Soncin di omicidio volontario pluriaggravato da premeditazione, stalking, futili motivi, crudeltà e legame affettivo. A presiedere il processo è la giudice Antonella Bertoja.

La madre di Genini: “Dolore vedere in faccia chi l’ha uccisa”

“Ho avuto questa reazione purtroppo incontrollabile. Vedere in faccia un assassino che ha massacrato mia figlia con la sua freddezza e lucidità mi ha fatto scattare un dolore nel cuore”. A dirlo è Una Smirnova, madre di Pamela Genini. “Quello che chiedo è giustizia, giustizia per mia figlia. Chiedo solo quello”. La donna ha poi ricordato la vittima: “Era una ragazza dolcissima, un amore, una ragazza che non faceva male a nessuno. Amava i bambini, amava la sua famiglia, suo padre, che purtroppo non vedrà mai più… Mia figlia merita giustizia – ha concluso – è quello che voglio dire”.

Per Una Smirnova è stato “devastante” vedere la “freddezza” di Gianluca Soncin entrando nell’aula della Corte d’assise di Milano. “Con la sua lucidità, con la sua totale mancanza di rispetto, di compressione, mancanza di pentimento… “Vedere in faccia un assassino che ha massacrato mia figlia con sua freddezza e lucidità mi ha fatto scattare veramente un dolore nel cuore”, ha detto. “Sono emozionata, non so cosa dire”, ha aggiunto. L’imputato è stato definito come “una persona che veramente faccio fatica a descrivere”. Alla richiesta di che cosa si aspetta del processo la signora ha risposto: “Giustizia, giustizia per mia figlia”.

Il legale della madre di Genini: “Pamela doveva essere protetta”

Pamela Genini poteva essere salvata e doveva essere protetta. È il concetto sottolineato dall’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Una Smirnova Genini, la madre della 29enne. “Noi andremo avanti e ci auguriamo che a Bergamo ci sia un procedimento parallelo già aperto per quanto riguarda il verbale del pronto soccorso di Seriate, dove Pamela dà delle indicazioni ben precise: dello stato in cui viveva e delle sue paure, c’erano tre indici precisi che imponevano una forma di protezione per questa donna”, ha affermato il legale parlando in tribunale a Milano a margine dell’udienza. “Ci sono state tre denunce di Pamela di intervento e sono intervenute all’isola d’Elba, a Cervia e poi di nuovo a Milano nel 2025, nel maggio del 2025 – ha affermato Gentile -. Questi uffici tra di loro non si sono parlati, aspettavano la querela di Pamela, ma questo è un arretramento culturale. Queste donne – ha concluso il difensore – non denunciano perché vivono uno stato di impotenza, di paura, perdono il contatto con la realtà, perdono il punto di vista. Ecco perché non denunciano. Se nessuno le aiuta, non denunceranno mai“.

La famiglia di Genini si costituirà come parte civile. Escluso Dolci

La famiglia di Pamela Genini – madre, fratello e sorella e il padre biologico – sarà parte civile nel processo a carico di Gianluca Soncin. Lo ha deciso la Corte d’assise di Milano, che ha invece rigettato la richiesta di costituzione dell’ex amico con cui la ragazza avrebbe intrattenuto una relazione parallela, Francesco Dolci, attualmente indagato a Bergamo per vilipendio di cadavere e furto della testa dopo la profanazione della tomba, e quella delle associazioni ‘Per Marta e per tutte’ e ‘Scuola di Atene’.

Per Dolci la presidente Antonella Bertoja ha detto che non è sufficiente “l’esistenza di un rapporto sentimentale di pochi mesi (da maggio a ottobre 2025), non connotato da stabile e continuativa convivenza e interessato da un rapporto sentimentale parallelo” per consentire di essere ritenuta persona offesa del reato. La Corte ha fissato la prossima udienza per il 13 luglio, quando l’istruttoria potrà partire. Questa mattina in aula la pm Alessia Menegazzo e l’aggiunta Letizia Mannella hanno presentato l’elenco delle prove che intendono portare a processo: esame dei testimoni e dell’imputati, referti medici, informative della polizia, immagini delle telecamere di sorveglianza e decreti di perquisizione a carico di Soncin, anche a Cervia.

Gli elementi vagliati dagli inquirenti

Grande importanza processuale viene data agli accertamenti tecnici sia nell’appartamento di via Iglesias dove si è consumata la tragedia quanto alle analisi sul mazzo di chiavi dell’abitazione di cui il 53enne è stato trovato in possesso e che per la Procura è uno degli elementi che fonda l’aggravante da ergastolo della premeditazione. Il gip Tommaso Perna, nel disporre la custodia cautelare in carcere, aveva scritto che Soncin si sarebbe procurato il “duplicato delle chiavi” dell’appartamento in zona viale Monza “almeno una settimana prima” l’omicidio quando avrebbe maturato la “decisione di uccidere” per via della “intenzione di interrompere la relazione” da parte della ragazza o durante un “litigio” di coppia.

Tra gli altri elementi ci sono la consulenza medico-legale e autoptica sul cadavere, le ispezioni informatiche, la documentazione medica della ragazza, tabulati telefonici e chat. Le pm si sono opposte alla richiesta di una perizia medico-legale nel processo chiesta dalla difesa di Soncin che non sarebbe legata ad “accertare a fatti specifici”, ma solo al tentativo di provare a “trovare una nuova ricostruzione” dell’omicidio. I difensori dell’uomo hanno spiegato che invece si tratta di una richiesta di accertamento nel contraddittorio per spiegare alcune ferite “al collo” di Soncin che sarebbero “anomale”. Dagli “atti” non vi sarebbero certezze “rispetto alla dinamica di quello che è successo in quell’appartamento e sul movente” hanno spiegato i difensori. “È evidentemente che Pamela Genini è morta per i colpi inflitti dall’imputato – hanno concluso, ma sulle aggravanti contestate la difesa si permette di alzare alcuni argomenti su come è successo il fatto e perché”.

Telecamere escluse dall’aula: “No a colpevoli nei salotti della tv”

La presidente della Corte d’assise di Milano ha escluso la possibilità per le emittenti televisive di videoregistratore le udienze del processo a carico di Gianluca Soncin. La giudice, che aveva già preso la stessa decisione due anni fa nel processo per il delitto di Senago e il femminicidio di Giulia Tramontano a carico di Alessandro Impagnatiello, ha accolto la “contrarietà” alla presenza delle tv in aula espresse da tutte le parti del processo. Le pm Alessia Menegazzo e Letizia Mannella hanno spiegato come le riprese potrebbero turbare il “sereno svolgimento” del dibattimento in particolare per le audizioni dei “testimoni”, mentre “l’interesse” generale alla conoscenza del caso e al diritto di cronaca può essere garantito dalle udienze aperte al pubblico e dalla presenza garantita di “giornalisti” che riportano quanto accade durante l’istruttoria.

“Non esiste un diritto alla diffusione mediatica del processo”, ha spiegato Mannella, citando la giurisprudenza costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo e parlando di “spettacoli in tv” dove già esiste il “colpevole”. La famiglia di Pamela Genini si è rimessa alla Corte, mentre la difesa del 53enne accusato ha chiesto di garantire anche a livello mediatico il “principio di non colpevolezza”. “I processi vanno svolti nelle aule di tribunale“, hanno detto i legali spiegando come in particolare in questa “tipologia di reati” gli “strascichi dei processi mediatici nei salotti televisivi” possano avere effetti “collaterali”. Il “rischio”, hanno concluso, non è solo di “compromettere l’imputato ma anche la persona offesa” e quindi Pamela Genini e i suoi familiari.

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