Ilaria Salis, La Russa vede il padre. Incontrerà a Roma anche Nordio e Tajani

Ilaria Salis, La Russa vede il padre. Incontrerà a Roma anche Nordio e Tajani
Roma – Murales di Laika per Ilaria Salis che spezza le catene

Roberto Salis, padre della 39enne detenuta in Ungheria, aveva annunciato che avrebbe querelato il ministro Salvini

Il caso di Ilaria Salis tiene ancora banco, tra reazioni politiche e cronaca. Si è svolto oggi a Milano l’incontro tra il presidente del Senato Ignazio La Russa e Roberto Salis, padre di Ilaria. Il faccia a faccia è terminato da qualche minuto. Lo comunicano fonti della presidenza del Senato. “Un incontro molto cortese. Ricordatevi che io, prima di fare il politico, sono avvocato penalista, di carcere. Quindi per me non è difficile immedesimarmi nel desiderio del padre, prima di tutto che sia rispettata la dignità della figlia imputata. Partendo da questo la vicinanza è stata immediata e spontanea” ha detto La Russa.  “Se difendo una militante antifascista? Sì, perché non c’entra il merito della vicenda, stiamo parlando di una italiana che, al di là del giudizio che uno può dare delle sue idee e del modo con cui le traduce, se è vero o non è vero che lei abbia partecipato a quella spedizione, è comunque una cittadina italiana per la quale è giusto siano tutelati i diritti della persona” ha aggiunto il presidente del Senato. “Al di là del merito del processo, su cui non posso dire naturalmente nulla, mi esprimo fortemente sul diritto alla dignità della ragazza nell’esposizione delle famose catene che ci sono in tanti paesi e in parte anche in Italia. L’importante è che non vi sia un’esibizione dei modi con cui la sicurezza viene assicurata”, ha spiegato. 

Padre sarà da Nordio e Tajani 

Lunedì il padre di Ilaria Salis, Roberto Salis, incontrerà a Roma i ministri degli Esteri, Antonio Tajani, e della Giustizia, Carlo Nordio. Saranno due incontri separati, fissati per il primo pomeriggio, per affrontare con esponenti del Governo la possibilità di chiedere per Salis gli arresti domiciliari in Italia al Tribunale di Budapest, in base alla decisione quadro 829 del 2009 del Consiglio dell’Unione europea sul reciproco riconoscimento delle misure alternative al carcere nei Paesi membri dell’Unione. Il 58enne sarà accompagnato nella capitale da uno dei legali italiani della 39enne incarcerata in Ungheria, avvocato Eugenio Losco. Non è stato ancora fissato il luogo degli incontri. Sarà esplorata anche la possibilità – paventata oggi dal Presidente del Senato, Ignazio La Russa, di chiedere e ottenere i domiciliari all’interno dell’Ambasciata italiana di Budapest.

Tajani: “Meno si politicizza meglio è”

Il ministro Tajani oggi ha dichiarato: “Dobbiamo sempre parlare in termini di diritto. Perché Ilaria Salis possa venire in Italia gli arresti domiciliari deve essere messa in Ungheria agli arresti domiciliari ma non è automatico. Noi stiamo lavorando perché siano rispettati tutti i diritti di una persona detenuta” ma “non possiamo interferire nel procedimento penale perché non è nostro compito e la magistratura è indipendente. Meno si politicizza il caso, meglio è nell’interesse della detenuta. Se vogliamo aiutarla, meno si strumentalizza la vicenda meglio è. Lo dico da padre di famiglia e ministro degli Esteri”.

La Russa: “Antifascista? La difendo, non entro nel merito della vicenda”

“Se difendo una militante antifascista? Sì, perché non c’entra il merito della vicenda, stiamo parlando di una italiana che, al di là del giudizio che uno può dare delle sue idee e del modo con cui le traduce, se è vero o non è vero che lei abbia partecipato a quella spedizione, è comunque una cittadina italiana per la quale è giusto siano tutelati i diritti della persona”. Così il presidente del Senato Ignazio La Russa, a margine dell’incontro con il padre di Ilaria Salis, Roberto, a a Milano. “Al di là del merito del processo, su cui non posso dire naturalmente nulla, mi esprimo fortemente sul diritto alla dignità della ragazza nell’esposizione delle famose catene che ci sono in tanti paesi e in parte anche in Italia. L’importante è che non vi sia un’esibizione dei modi con cui la sicurezza viene assicurata”, ha spiegato. 

Cancellato murales Salis a Roma

È stato cancellato il murales eseguito dalla street artist Laika a Roma, accanto all’ambasciata ungherese all’incrocio tra Via dei Villini e Via Malpighi, in solidarietà con Ilaria Salis, realizzato due giorni fa. Il murales è stato cancellato dopo che la Rete dei Patrioti, associazione di estrema destra italiana, aveva coperto il disegno con la scritta ‘Ho sfigurato un uomo a vita’, in riferimento alle foto di un uomo con il volto coperto di ematomi, foto che si sono rivelate false. I contorni del murales sono, tuttavia, ancora presenti. Poco oltre sono però rimaste scritte sul muro alcune frasi inneggianti all’antifascismo e alla libertà di Ilaria.

Lunedì dibattito a Strasburgo

Lunedì il caso Salis approderà al Parlamento europeo a Strasburgo, con un dibattito sulla “Situazione dei detenuti nelle carceri ungheresi, compreso il caso di Ilaria Salis”. Da quanto si apprende, il dibattito è stato chiesto dal gruppo S&D e non c’è stata nessuna opposizione nella Conferenza dei presidenti. “E’ un dibattito seza risoluzione che riguarda molte questioni e situazioni in Ungheria che tendono a sovrapporsi e in paruitcolare il caso della cittadina italiana Ilaria Salis che è stata imprigionata in Ungheria dal febbraio dello scorso anno e sta affrontando condizioni carcerarie deplorevoli”, spiega un portavoce dell’Eurocamera. 

Garante detenuti a Ungheria: “Siamo preoccupati”

“Confidiamo nella sensibilità delle autorità ungheresi riguardo alla gravità della situazione, che ha suscitato grande preoccupazione anche nell’opinione pubblica sia nazionale che internazionale”. È uno dei passaggi della lettera visionata da LaPresse che il Garante dei detenuti nazionale Felice Maurizio D’Ettore ha inviato al Commissario per i diritti fondamentali ungherese Akos Kozma il 31 gennaio scorso in merito al caso di Ilaria Salis. “Nello specifico, si fa riferimento all’imposizione alla signora Salis di catene alla caviglia, – si legge in un passaggio della lettera- manette alle mani e al corpo, e al suo accompagnamento nell’aula davanti al tribunale e al pubblico con un guinzaglio a catena guidato da un agente di polizia donna”. Condizioni in cui Ilaria “è stata portata davanti all’organo giudiziario ungherese e delle limitazioni disumane e degradanti imposte alla sua persona”, spiega ancora il Garante. Il Garante ha avviato anche delle interlocuzioni con il Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti del Consiglio d’Europa, la Commissaria per i diritti umani sempre del Consiglio d’Europa e l’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali.

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