Video raccapriccianti nelle chat: immagini di violenze su bimbi di 3 anni

Immagini di violenze su bambini anche di 3-4 anni, stickers e meme di carattere zoofilo, necrofilo, splatter, di apologia del nazismo e del fascismo, condivisi tra giovani e giovanissimi. Sono 7 i minori denunciati per diffusione e detenzione di materiale pedopornografico, tra cui anche una ragazzina, tutti ritenuti responsabili di aver ricevuto e inviato, su diversi gruppi social. A scoprire l’orrore sono stati gli agenti del Centro operativo sicurezza cibernetica di Pescara al termine dell’operazione ‘Poison’ della Polizia postale. Vasto il giro di condivisione del materiale tanto che nell’operazione sono stati impegnati anche i Centri operativi sicurezza cibernetica della Polizia postale di Puglia, Lazio, Lombardia e Campania.

Immagini e video – scrive la polizia – “raccapriccianti di vittime innocenti il cui dolore, invece di scuotere le coscienze, è stato oggetto di scherno, divertimento e condivisione da parte del gruppo di adolescenti” che “spesso, nei contesti social banalizzano eventi terribili del passato o mostrano assoluta indifferenza per violenze e stupri, anche nei confronti di bambini piccolissimi”.

“A volte – precisano ancora dalla Polizia Postale – “si assiste ad una gara a chi posta l’immagine più sprezzante o truculenta, al fine di stupire, all’insegna dell’esagerazione”.

Tutto nasce da una segnalazione di un anno fa quando uno dei ragazzini coinvolti ha confessato alla madre cosa si trasmetteva nelle chat di 5 gruppi social che sarebbero stati gestiti dai 7 denunciati. Da lì, la vicenda è stata segnalata al Servizio emergenza Infanzia 114 della Polizia postale del capoluogo adriatico.

L’indagine ha messo in luce la condivisione, da parte di minori su 5 gruppi social, oltre che di contenuti pedopornografici, anche di stickers e meme di carattere zoofilo, necrofilo, scat, splatter, di violenza estrema, apologia del nazismo e fascismo, atti sessuali estremi e mutilazioni, atti di crudeltà verso essere umani e animali. Oltre 85 mila i messaggi scandagliati dagli investigatori della polizia postale per identificarne gli autori. Altri 22 minori sono coinvolti nella vicenda.

Ora si è aperta un’inchiesta, coordinata dal procuratore David Mancini, della procura della Repubblica per i minorenni dell’Aquila, in cui si punterebbe anche ad approfondire lo scenario familiare dei 22 giovanissimi, di età compresa dai 13 ai 15 anni, per accertare eventuali responsabilità dei genitori, situazioni di disagio e le ragioni che potrebbero aver portato i ragazzini a rimanere insensibili di fronte alle atrocità delle immagini condivise, ridendoci sopra.

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