Mondiali 2026, Turchia flop e Montella nella bufera: “65 tiri senza segnare, era destino”

Mondiali 2026, Turchia flop e Montella nella bufera: “65 tiri senza segnare, era destino”
Il disappunto di Vincenzo Montella, allenatore della Turchia, dopo l’eliminazione dai Mondiali 2026 in seguito alla sconfitta subita contro il Paraguay. (AP Photo/Jeff Chiu)

Esce di scena uno dei tre allenatori italiani sulle panchine straniere. Lottano ancora Ancelotti con il Brasile e Cannavaro con l’Uzbekistan

Cose turche. Come fare 65 tiri in porta in due partite e non segnare neanche un gol. Esce di scena con larghissimo anticipo sulle previsioni una delle nazionali più attese dei Mondiali 2026. La Turchia di Vincenzo Montella si presentava piena di ambizione, guidata da un ct che fino a una settimana fa era un idolo del popolo turco per aver dato una identità forte ad una squadra che non riusciva a qualificarsi al Mondiale da 24 anni. Un ritorno dall’enorme valore politico e sociale, visto che a Istanbul la Coppa del mondo era visto come l’evento dell’anno. Sono bastate due sfide contro Australia e Paraguay per uscire di scena e scatenare la rabbia social e la frustrazione di critici, che non hanno risparmiato attacchi verbali nei confronti dell’ex ‘aeroplanino’ di giallorossa memoria, finito rapidamente a terra.

Tre terzi dell’italianità in panchina (il Brasile di Ancelotti si è ripreso con Haiti mentre il debuttante Uzbekistan di Cannavaro punta al colpaccio con il Portogallo dopo un buon esordio con la Colombia) è già fuori dai giochi. Subìto il gol dopo meno di due minuti, Calhanoglu e soci hanno provato a ribaltare un match che Montella ha semplicemente definito stregato e già segnato dal destino.

“Mi dispiace moltissimo. A nome della nazione c’erano grandi aspettative e anche le nostre erano molto alte. Mai visto nulla del genere in 35 anni di calcio, normalmente una cosa del genere succede una volta ogni 50 partite. Ci sono stati 65 tiri in due partite, non voglio nemmeno parlare del possesso palla. Il destino non era dalla nostra parte. Ho detto ai giocatori: ‘Avete dato tutto. Come si dice, non c’è via di scampo dal destino…’”, ha commentato con profonda amarezza il ct, che ha spiegato con fatica il ko con il Paraguay e la conseguente uscita dal Mondiale.

L’amarezza per non essere riusciti a concretizzare nonostante la superiorità in campo

Un verdetto crudele perché in superiorità numerica per tutto il secondo tempo i turchi dominano a lungo, costruiscono, attaccano, producono una mole impressionante di occasioni, ma vengono puniti ancora una volta alla prima vera opportunità concessa agli avversari. Un copione che si era già visto nella precedente uscita e che lascia inevitabilmente spazio solo ai rimpianti. “Se qualcuno può spiegarmi perché certe cose accadono nel calcio, sono pronto a imparare. Noi avanziamo e non funziona, ma l’avversario arriva e segna al primo tiro. La palla non voleva proprio entrare“, ha aggiunto il ct, criticato per le sue scelte tattiche e di formazione. “Il problema è semplicemente non aver fatto entrare un attaccante? Dobbiamo sviluppare l’abitudine di giocare nei grandi tornei, partecipare con regolarità alla Coppa del Mondo. Il fatto di non aver partecipato con costanza potrebbe aver frenato la motivazione dei nostri giocatori. La nostra nazionale deve acquisire questa abitudine”, ha detto ancora sottolineando che adesso “è facile puntare il dito e criticare. Non c’è bisogno di incolpare nessuno. Perché abbiamo fatto del nostro meglio. In qualche modo dobbiamo accettare questo risultato. Quando le cose non vanno come previsto, non vanno. È a questo che attribuisco la colpa. Non so cos’altro dire”, ha aggiunto.

Destino, dunque, ma in Turchia sono in tanti a pensarla diversamente. Uno su tutti, l’ex nazionale Ilker Yagcioglu che non si è risparmiato nell’analisi critica: “Montella si è scavato la fossa da solo. Se non abbandoni la tua testardaggine, se non sei un po’ flessibile, questa è la punizione che riceverai”.

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