Mondiali 2026, la Turchia riparte dal ct Montella

Mondiali 2026, la Turchia riparte dal ct Montella
Il tecnico della Turchia Vincenzo Montella (Foto AP/Visar Kryeziu)

Mentalità europea e nuova visione strategica

Ai Mondiali 2026 la Turchia punta ad andare il più avanti possibile, guidata dal ct italiano Vincenzo Montella. La Turchia del calcio non vuole infatti più essere soltanto una nazionale capace di sorprendere. Vuole diventare una potenza stabile, moderna e protagonista sulla scena internazionale.

Mentalità europea e nuova visione strategica

Dietro questa trasformazione ci sono oggi due figure centrali: il commissario tecnico Vincenzo Montella e il presidente della Federazione calcistica turca Ibrahim Ethem Haciosmanoglu. Da una parte l’esperienza internazionale, la disciplina tattica e la mentalità europea portata da Montella. Dall’altra una nuova visione strategica della Federazione, guidata da Ibrahim Haciosmanoglu, che punta a trasformare il calcio turco in un progetto globale, competitivo e strutturato nel lungo periodo. L’ex attaccante della Nazionale italiana è riuscito in pochi mesi a cambiare il volto tecnico della Turchia. La squadra appare oggi più equilibrata, organizzata e mentalmente forte. Un gruppo giovane che ha trovato identità, fiducia e continuità nei risultati. Ma il cambiamento non nasce soltanto dal campo. Con l’arrivo di Haciosmanoglu alla guida della Federazione è iniziata una nuova fase basata su programmazione internazionale, investimenti nei giovani, rafforzamento delle infrastrutture e apertura verso nuovi mercati strategici, soprattutto negli Stati Uniti.

La visione della Federazione

La visione del presidente federale si fonda su un concetto chiaro: il calcio turco deve diventare un marchio internazionale capace di unire sport, diplomazia, economia e immagine globale del Paese.
In quest’ottica, il Mondiale 2026 rappresenta molto più di una competizione sportiva. È considerato una piattaforma mondiale per rilanciare la presenza turca sul piano internazionale, anche grazie alla forza della diaspora turca negli Stati Uniti e alla crescente attenzione verso i giovani talenti turchi nati all’estero.

La Federazione sta infatti lavorando per rafforzare la rete di scouting internazionale e creare un sistema capace di intercettare i migliori prospetti turchi presenti in Europa e nelle Americhe. Un progetto sostenuto anche dal vicepresidente del Consiglio Relazioni Estere della Federazione Çagri Kanver, figura chiave nei rapporti strategici tra il calcio turco e il continente americano.
Sul campo, la nuova generazione guidata da Hakan Çalhanoglu, Arda Güler, Kenan Yildiz e Ferdi Kadioglu alimenta l’entusiasmo dei tifosi e l’interesse degli osservatori internazionali.

Secondo diversi analisti europei, la Turchia è oggi una delle nazionali emergenti con il più alto potenziale di crescita. Un mix di talento, organizzazione e identità nazionale che ricorda il percorso delle grandi potenze calcistiche moderne. Ventiquattro anni dopo la storica notte di Yokohama del 2002, il calcio turco sta dunque vivendo una nuova rinascita. Ma questa volta il progetto appare più maturo, più internazionale e soprattutto sostenuto da una visione politica e sportiva molto chiara. L’obiettivo non è più soltanto partecipare ai grandi tornei. La nuova Turchia vuole lasciare un segno nel calcio mondiale.

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