Martedì 18 Luglio 2017 - 07:45

Bossetti, ergastolo confermato. Per Yara giustizia dopo 7 anni

La corte d'Appello di Brescia, dopo 15 ore di camera di consiglio, ha ribadito il verdetto di primo grado. Lui impassibile, poi piange salutando la madre

Funerali del padre di Massimo  Bossetti

Fine pena mai. È questo destino che i giudici della Corte d’Assise e d’Appello di Brescia hanno tracciato per Massimo Bossetti, confermando la condanna all’ergastolo emessa in primo grado per il muratore di Mapello per la morte di Yara Gambirasio. I giudici hanno dato ragione al Pg Mario Martani, che aveva chiesto la conferma della sentenza emessa un anno fa dal Tribunale di Bergamo. Bossetti, alla lettura del verdetto, è rimasto impassibile. Si è commosso solo abbracciando la mamma, Ester Arzufi, prima di lasciare il Tribunale scortato dalla polizia penitenziaria. 

La decisione è arrivata dopo oltre 15 ore di camera di consiglio. Ore di attesa, preoccupazione e nervosismo che la moglie, Marita Comi, la mamma Ester Arzuffi e la sorella Laura Letizia hanno passato in Tribunale, con i loro legali e i consulenti della difesa. Ad aspettare, insieme a loro, c’era anche una piccola folla di curiosi, quasi tutti innocentisti, che non si sono persi nemmeno un’udienza sia davanti al Tribunale di Bergamo che davanti ai giudici bresciani. E più la giornata andava avanti, più le speranze per Bossetti crescevano. 

I riflettori sulla storia di Yara, che ha commosso e straziato l’Italia, non si sono mai spenti. La 13enne è scomparsa il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra, nel Bergamasco, mentre tornava a casa dalla palestra. L’ultimo segnale del suo telefonino è delle 18.45, poi solo silenzio. Il suo corpo è stato trovato te mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola, a una decina di chilometri da casa, straziato da tagli e contusioni. Un corpo con cui l’assassino, sicuramente “sadico”, ha voluto giocare prima di abbandonarlo agonizzante nel freddo pungente di una notte d’inverno.

All’inizio dell’udienza Bossetti ha voluto rivolgere un “sincero pensiero” alla ragazzina e urlare ancora una volta la sua innocenza. Yara "poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi. Neppure un animale avrebbe usato così tanta crudeltà", ha detto con la voce rotta dall’emozione. Jeans scuri e camicia blu, Bossetti  si è accalorato e commosso. Ha letto gli appunti buttati giù nella solitudine del carcere. Ha spiegato, motivato, ribadito che lui “non è un mostro” e che con la morte di quella  “ragazzina che aveva il diritto di vivere” non c’entra nulla.

"Io non confesserò mai un delitto che non ho fatto", ha assicurato ancora una volta. Il Dna sul corpo di Yara “non è il mio –  ha aggiunto - non sono io l'assassino, sono vittima del più grande errore giudiziario del secolo".  È sempre stata questa la linea Maginot del carpentiere, dalla quale nemmeno oggi si è voluto distaccare . E proprio sul Dna lo scontro tra accusa e difesa è stato durissimo.  Il Pg Martani, invece, non ha mai creduto alle sue parole da “irriducibile innocente”. Per l’accusa l’ipotesi più probabile è che Yara, menre tornava  a casa dalla palestra, abbia accettato un passaggio da Bossetti, che conosceva di vista. Una volta salita sul furgone del muratore, per la 13enne è stata la fine. “Come sono andate le cose – ha detto Martani nella sua requisitoria – ce lo può dire solo Bossetti”. Ma il carpentiere resta in silenzio e si prepara a fare ricorso in Cassazione. 

L'Avvocato Claudio Salvagni, uno dei legali di Bossetti, è intervenuto ai microfoni di 'Legge o Giustizia' condotto da Matteo Torrioli su Radio Cusano Campus. "Ogni persona intellettualmente onesta non può non pensare che l'imputato debba difendersi. Tutto ruota intorno alla prova genetica e Bossetti non ha potuto difendersi su questo, anche alla luce di tutto il materiale che abbiamo portato. il professor Peter Gill è rimasto sbalordito quando ha saputo quello che sta accadendo qui in Italia. Purtroppo c'è stato un dialogo tra sordi". Secondo lei questo è stato un processo segnato dall'inizio con l'annuncio dell'allora Ministro dell'Interno Angelino Alfano che disse:"Abbiamo arrestato l'assassino di Yara Gambirasio"? "Credo che questa esternazione sia stata una grossa caduta di stile. Oltre che da un Ministro arrivò da un avvocato che conosce bene i principi del nostro sistema giudiziario. Spero che questa esternazione non abbia condizionato i giudizi".

Salvagni è tornato ancora sul processo: "Io lo definisco una vera e propria uccisione del diritto di difesa, non quanto in qualità di difensore di Bossetti. Come cittadino temo queste sentenze che non permettono alla difesa di fare il proprio lavoro. È importante riflettere su un dato scientifico pieno di errori e contraddizioni. Questa vicenda ha travalicato i confini, c'è tutto il mondo che ci osserva". Ovviamente arriverà il ricorso in Cassazione: pensa di avere maggiori chance rispetto agli altri due gradi di giudizio? "Provocatoriamente il ricorso per Cassazione potrei scriverlo già oggi. La sentenza ha ripreso quella di prima grado e penso meriti una cesoia della Cassazione. Mi spiace che per tutto questo tempi Bossetti debba rimanere in carcere. Non possiamo accontentarci di un colpevole qualsiasi, deve esserci un vero colpevole. Bossetti è totalmente estraneo alla vicenda. Sono molto fiducioso perché in Cassazione si parlerà di diritto. Non ci sono giurie popolari ma giuristi di altissimo livello. Le nostre tesi verranno accolte".

 

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La lista degli errori sarebbe interminabile tanto da ritenere che la traccia "non è di Bossetti". E dato che i 'buchi' e le incertezze sono molti, per i legali l'unica strada percorribile da parte dei giudici è quella dell'assoluzione. "Qui c'è in ballo la vita di un uomo - ha ricordato l'avvocato Salvagni in un passaggio della sua arringa -. Questo non vuol dire dimenticarsi di Yara. Ma al contrario, significa volere per Yara il vero responsabile di questo omicidio". Sul fronte opposto, c'è il Pg Marco Martani, che ha definito la sentenza di primo grado "ineccepibile", dato che fornisce una ricostruzione logica e coerente della catena di eventi che hanno portato alla morte di Yara. Sulla prova del Dna prodotta durante il processo di primo grado "c'è assoluta certezza", ha ribadito il Pg durante la sua requisitoria. L'analisi "è stata fatta correttamente e processualmente utilizzabile", ha assicurato il Pg sottolineando che fino ad ora "non è stato tralasciato nulla, altrimenti non si sarebbe mai arrivati a questo processo. E' stato fatto uno sforzo unico e raro nella storia investigativa italiana".

Adesso spetterà ai giudici, presieduti da Enrico Fischetti, decidere se assolvere Bossetti, confermare la sentenza di primo grado, oppure riaprire il dibattimento e concedere un nuovo accertamento sul Dna. Entro stasera, dunque, si scriverà l'ultimo atto, salvo il ricorso in Cassazione, di una vicenda durata oltre 7 anni.

Scritto da 
  • Benedetta Dalla Rovere
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