Libano, le immagini dalla linea di confine con Israele

(LaPresse) Lungo il confine tra Israele e Libano prevale una calma carica di tensione mentre si attende un nuovo ciclo di colloqui diretti a Washington, dove le delegazioni dei due Paesi dovrebbero discutere un possibile piano per il ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese. Parallelamente, in Svizzera, gruppi di esperti stanno lavorando ai dettagli dell’intesa emersa dai colloqui ad alto livello tra Iran e Stati Uniti. Le due parti hanno avviato un processo diplomatico di 60 giorni con l’obiettivo di raggiungere un accordo più ampio e duraturo. Tra i punti principali dell’intesa figura la creazione di una “cellula di gestione dei conflitti”, incaricata di affrontare le tensioni in Libano e di garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico mondiale. Resta però incerta l’efficacia di questo nuovo meccanismo nel fermare gli scontri tra Israele e Hezbollah. Lo Stato ebraico continua infatti a mantenere una presenza militare nel Libano meridionale e sostiene la necessità di conservare la libertà di intervenire contro i gruppi armati responsabili di attacchi nel nord di Israele. Né Israele né Hezbollah sono firmatari dell’accordo tra Washington e Teheran. Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che le truppe resteranno nel sud del Libano finché ogni minaccia alla sicurezza israeliana non sarà eliminata. Hezbollah, dal canto suo, afferma di non essere disposto a interrompere gli attacchi senza un impegno concreto da parte di Israele a ritirarsi. Per il momento, il cessate il fuoco negoziato nei giorni scorsi sembra reggere: durante la notte non sono stati segnalati nuovi attacchi né da parte di Israele né di Hezbollah, alimentando la speranza di una possibile de-escalation.