Come e più di una favola. E’ tutta colorata d’azzurro la ‘superbike’ dello sci e lascia sulla neve una scia di pura felicità. Nell’ultima giornata di gara a Livigno, sotto una fitta nevicata, splende un sole accecante per l’Italia che nello ski cross, disciplina del freestyle tutto coraggio e adrenalina, tattica e sangue freddo, realizza una doppietta da sogno con un oro e un argento che non fa che mettere il sigillo su una edizione record per il Team Italia: sono dieci i podi più alti, bottino mai raggiunto in una edizione dei Giochi invernali, un traguardo che neanche inguaribili ottimisti osavano ipotizzare alla vigilia. A dare una ‘sgassata’ vigorosa al medagliere ci hanno pensato due ‘piloti’ delle nevi come Simone Deromedis e Federico Tomasoni, amanti del brivido e della fatica, protagonisti fin dalle batterie di una serie di prestazioni in ‘derapata’ al limite della perfezione. Ognuno con una propria storia da raccontare. Simone portava in testa sul casco i colori della livrea mitica della Lancia HP degli anni ’80 per tenere fede al suo amore opr la velocità, Federico un sole su sfondo nero, per ricordare la sua fidanzata Matilde Lorenzi, sciatrice morta a 19 anni nell’ ottobre del 2024 dopo una caduta durante un allenamento di gigante in Val Senales. Storia di dolore, sofferenza e di destini che spesso sanno scrivere pagine che stringono il cuore.
Una gara da brividi
Partiti in quattro (in gara anche Dominik Zuech ed Edoardo Zorzi) gli azzurri – capitati a più riprese nella stessa batteria durante ottavi, quarti e semifinali – hanno fatto squadra (soprattutto quando si sono ritrovati in tre per due posti utili per i passaggi del turno) e tenuto a debita distanza ed eliminato gli avversari più pericolosi, a partire dal canadese Reece Howden (il superfavorito). Poi nel finale hanno costruito il loro capolavoro. Quinto ai Giochi di Pechino 2022, Deromedis, il ‘cavallo di battaglia’ dello skicross nazionale da diverse stagioni, aveva in bacheca uno storico titolo ai Mondiali di Bakuriani ma l’obiettivo per questo ragazzo classe 2000, finanziere di Trento, che nell’inverno 2024/2025 accarezzò la ‘Sfera di Cristallo’ arrivando al secondo posto nella classifica generale, era trionfare sotto i cinque cerchi di casa. “Vincere una medaglia olimpica è la massima aspirazione di ogni atleta, farlo davanti al nostro pubblico è stato ancora più incredibile. Il massimo che si può avere”, ha dichiarato commosso. Ha iniziato la stagione della verità con una vittoria in Coppa del Mondo vincendo poi l’ultima tappa prima dei Giochi, a conferma che tutto era finalizzato a questo giorno. Appassionato di go kart e rollerblade, oltre che di mountain bike, tagliato il traguardo di Livigno gli sarà venuto in mente quel giorno del 2016 quando si presentò in maniera del tutto sperimentale a Folgaria alla partenza del Trofeo Topolino di ski cross.
“Non avevo l’aspettativa di vincere”
Ora quel Topolino è un supereroe che si avvolge nel Tricolore a bordo pista: “Non sono partito con l’aspettativa di vincere, perché nei primi giorni ho fatto un po’ fatica a guidare in pista, anche l’allenamento prima della gara non è andato benissimo – ha sottolineato il campione olimpico – . Poi si sono uniti gli astri, siamo stati anche molto veloci con l’attrezzatura, tutto è andato come doveva andare. Il meteo ha cambiato tutto a partire dalla velocità. A ogni giro dovevi adattarti, capire cosa fare, rimanere attento e intelligente, e questo è ciò che ha fatto la differenza. Avevamo degli sci davvero velocissimi ed in queste condizioni hanno fatto la differenza, insieme alla nostra potenza”. Ma il pensiero di Simone va a Tomasoni, trascinato dal destino in questa giornata meravigliosa. L’azzurro meno accreditato alla vigilia, che come miglior risultato della carriera aveva un quinto posto in Coppa del Mondo, sulle nevi svizzere di Arosa, ha trovato la giornata perfetta. Gli ultimi due anni li ha vissuti con nel cuore la tragedia della scomparsa della compagna Matilde Lorenzi. E vincere il dolore è una dura battaglia. “Le favole esistono, ma va oltre l’immaginato: ho voluto portare il ricordo di Matilde sul casco, con il cuore fino alla fine. Ci vorrà un bel po’ di tempo per realizzare questo momento. Abito a pochi chilometri da Livigno ed è qualcosa di incredibile: ho provato nelle scorse settimane ad immaginare questo momento, sarebbe stato un sogno. E l’abbiamo realizzato in due”. Amante di alpinismo, Federico vede nella natura estrema quel posto del cuore dove riordinare i pensieri e ritrovare le emozioni più profonde per continuare a guardare in avanti. “Nessuno si sarebbe mai aspettato due medaglie in questa gara, perché siamo in pochi ma credo che questo risultato possa dare una grande spinta all’intero movimento”. L’ha data sicuramente al suo spirito segnato e a quello della Fondazione Matildina4Safety che ha il sole come simbolo. E a lei, Matilda, ha dedicato questa giorno di tempesta, di neve e di emozioni.

