Ranucci, l’ad Rai Rossi: “Difendiamo giornalismo d’inchiesta non quello fondato su fonti non verificate”

Ranucci, l’ad Rai Rossi: “Difendiamo giornalismo d’inchiesta non quello fondato su fonti non verificate”
L’Ad della Rai Giampaolo Rossi (Photo by Mauro Scrobogna / LaPresse)

La polemica sulle affermazioni del giornalista sul ministro della Giustizia Carlo Nordio

“Noi difendiamo il giornalismo d’inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate”. Così l’ad Rai, Giampaolo Rossi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore, in merito alle polemiche sulle affermazioni del giornalista Rai Sigfrido Ranucci a ‘E’ sempre Cartabianca’ su Rete 4 sul ministro della Giustizia Carlo Nordio. “La Rai ha a cuore il giornalismo d’inchiesta – prosegue – che fa parte della sua storia. Ma il Servizio Pubblico tutela un giornalismo fondato su fatti verificati, rigorosi. Non può tollerare che un’accusa a un ministro, o a qualsiasi cittadino, si basi su una fonte che si dichiara non verificata. Ranucci era stato autorizzato ad andare in una trasmissione per presentare il suo libro, non per partecipare a un talk”.

“Delle Vittorie? Dibattito surreale, la Rai non è un museo”

 “Il Teatro delle Vittorie? Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile. Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Non risponde più agli standard produttivi. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: sette per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita. Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai. Che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. L’età media è 40 anni. In termini di sostenibilità economica, ma anche di complessità gestionale rischia di non essere più coerente. A regime il Piano porterà risparmi per oltre 10 milioni l’anno”, prosegue Rossi, che sul ministro della Cultura Alessandro Giuli che chiede di preservarne la dimensione pubblica, osserva: “Benissimo. Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche. Ma non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione museale”.

https://www.lapresse.it/spettacoli/2026/04/27/teatro-delle-vittorie-fiorello-non-si-dovrebbe-vendere-un-crimine-contro-la-storia-dello-spettacolo/
© Riproduzione Riservata